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IVREA. Nuovo centro cottura.... Era tutta fuffa! Povolo fa marcia indietro

IVREA. Nuovo centro cottura.... Era tutta fuffa!  Povolo fa marcia indietro

Giorgia Povolo

Un nuovo centro cottura, valore un milione e mezzo di euro, da costruirsi in projetc financing (scusate l’inglesismo), in località San Giovanni, vale a dire, a spese di una delle otto imprese che a detta dell’assessore Giorgia Povolo non vedevano l’ora di formulare una proposta. Sapete com’è finita? La gara è andata deserta. Insomma  c’era una manifestazione di interesse ma non tanta voglia di fare. Morale? Siccome è impossibile continuare a cucinare nel vecchio edificio di via Nazario Sauro e l’appalto in corso per la  refezione scolastica scade tra qualche giorno, cioè ad aprile altro non resterà che fare una proroga di qualche mese e poi dire alla ditta che subentrerà di andare a far da mangiare da un’altra parte, in un altro centro cottura non importa quale o di chi... L’altra soluzione (sventolata dalla Povolo in giunta) è il  cook and gee (altro  inglesismo) che prevede cibi surgelati e poi  preparati in cucine, cosiddette di ripristino.   Per farla breve il Comune rinuncia all’alta finanza o, se vogliamo, alla finanza di progetto. 

A novembre l’inutile dibattito

Tutt’altro film lo scorso novembre. In consiglio comunale dopo un tira e molla in commissione durato giorni e giorni su dove costruire il nuovo centro cottura, si era discusso e pure approvata (assente Maria Piras, scappata via dall’assise con un forte mal di testa) una delibera di “indirizzo” che avrebbe vincolato la città ad una concessione di non meno di 15 anni del valore di oltre 18 milioni di euro. Il centro cottura sarebbe stato costruito da un privato ma pagato interamente dagli utenti con le tariffe.  “Lo scorso anno abbiamo speso 25 mila euro per le manutenzioni – aveva commentato Povolo – cascano le piastrelle e piove dentro… non ci sono alternative”. E sempre la Povolo dopo aver glorificare la bontà del cibo preparato il loco s’era fiondata lancia in resta, novella Giovanna D’Arco, a sostenere il lavoro dei circa 60 dipendenti. Di tutt’altro avviso le Opposizioni, contrarie per tanti motivi a cominciare dai tempi, considerati biblici.  “Non è provato che se il centro cottura ce l’hai a Ivrea il servizio è migliore – aveva dichiarato il capogruppo del Pd Maurizio Perinetti – Ho notizia che ci siano numerose lamentele in corso proprio sulla qualità dei cibi. E poi con la concessione il comune ha meno possibilità di esercitare un’attività di controllo e in caso di contenzioso voglio vedere io come ce la caveremo. Queste ditte hanno uffici legali agguerritissmi…” Altri motivi più che giustificati per dire no li aveva aggiunti Francesco Comotto. “Da un punto di vista sociale – aveva rimarcato –  cosa ne sarà dei morosi se la riscossione sarà curata dal concessionario. Ricordo che nel 2018 abbiamo avuto un insoluto pari a 130 mila euro. Se lo gestisce il Comune si trova una quadra se lo fa il privato partono i pignoramenti e molte famiglie ritorneranno al panino….” Secondo Comotto non ci sarebbe stato niente di più illogico nel far pagare con i buoni pasto un servizio di pubblica utilità.  “Se si decide di andare avanti su questa strada il Comune lo costruisca con i soldi della fiscalità generale…”. Quel che dicevamo noi  letto oggi fa un po’ sorridere. “Perché mai - ci chiedevano - non si può fare un appalto slegato dal centro cottura. Perché non si può dire ad una ditta prepara i pasti dove vuoi ma preparali entro un tot di chilometri dal centro città...”. E aggiungevamo:  “Anche a chiederglielo all’assessore Giorgia Povolo la risposta non sarebbe arrivata così come senza risposta sono rimaste le tante eccezioni sollevate. Una tattica tutta sua. E delle due l’una: o non è in grado di dibattere (e questo è grave) o s’è convinta sia meglio evitare il troppo dibattito...” E durante quel consiglio Povolo lesse, quasi decantò, quel che si era scritto su un pezzetto di carta e poi con mezzi sorrisetti era rimasta ad ascoltare per quasi tutto il tempo sollevando tiepide eccezioni su una delibera   che a suo dire non avebbe vincolato affatto l’Amministrazione. Aveva ragione lei. Tutta fuffa!

Le imprese invitate:

Cirfood di Reggio Emilia, Scamar di Lamezia Terme, Camst di Villanova di Castenaso, Elior di Milano, Sodexo Italia di Cinisello Balsamo, Euroristorazione di Quartesolo, Dussman service di Milano, GLE ristorazione di Savigliano, 
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