«Guerra tre la ambulanze», colpi di scena e battaglie legali. L’ultima è del 12 febbraio. L’affidamento alla Croce Blu di Biella del servizio di trasporto d’emergenza 118 non è valido e deve essere annullato per “invalidità derivata”. Questo è quanto hanno deciso in camera di consiglio i giudici del Tar Piemonte, Vincenzo Salomone, Flavia Risso e Rosana Perilli, accogliendo il ricorso presentato dal comitato della Croce Rossa di Ivrea (Ivresoccorso) che ha gestito il servizio fino alla fine del 2019.
Morale? La «Città della Salute» di Torino dovrà ripetere la gara. Fino al nuovo affidamento però, per evitare che il servizio vada in tilt, resta in vigore la convenzione con la Croce Blu non foss’altro che «la peculiarità del servizio, già avviato per esigenze precauzionali a far data dal primo gennaio 2020, non può infatti tollerare interruzioni di sorta, siccome volto a garantire il diritto fondamentale alla salute delle collettività interessate» Tra i motividel ricorso uno, in particolare, fa riferimento all’apertura delle buste (con l’offerta, i progetti e i preventivi) in seduta riservata e con poca trasparenza.
“L’apertura delle buste non può avvenire in seduta riservata – scrivono i giudici – è infatti solo nel momento dell’accertamento dell’assenza di manomissioni o di alterazione dei plichi con le offerte che i concorrenti vedono realizzata la trasparenza dell’azione amministrativa».
Insomma, per l’analisi delle offerte, la seduta avrebbe dovuto essere pubblica.
S’aggiunge che la commissione non avrebbe dovuto essere nominata in anticipo «dal momento che risulta palesemente violata la ratio di evitare che i concorrenti conoscano prima della presentazione delle offerte i nominativi dei componenti della commissione di valutazione, onde evitare che tale notizia possa orientare le offerte».
La Città della Salute è stata condannata a pagare le spese sostenute dalla Cri e liquidate in 1.500 euro “oltre accessori di legge...”.
E’ bene aggiungere che l’oggetto del contendere era e resta il trasporto sanitario di emergenza per l’ospedale di Ivrea (circa 186 mila euro) e dei Comuni dell’eporediese (altri 213 mila euro). In totale stiamo parlando di circa 67 mila chilometri all’anno percorsi dalle ambulanze e circa 5 mila interventi.A Capodanno
Alla fine dello scorso anno succede l’inverosimile. L’associazione Ivrea Soccorso, una storia lunga 36 anni, costruita sul lavoro di un centinaio di volontari (107 per l’esattezza) e 8 dipendenti, perde la gara d’appalto promossa dalla Città della Salute di Torino per il servizio emergenza del 118 ininterrottamente gestito per 10 anni. Il tutto a vantaggio della “Croce blu” di Biella che da queste parti di radicamento non ne ha, ma ha saputo (si spera non furbescamente) far leva sui propri numeri. Sui suoi 300 volontarie sulle sue otto postazioni che però, manco a dirlo, non si trovano in eporediese, salvo una a Montalto.
Le buste vengoo aperteprima di Natale, ma la comunicazione su chi si è aggiudicato la gara arriva a San Silvestro.
Di fronte alla notizia alzava le braccia al cielo il presidente di Ivrea Soccorso Lino Cortesi.
“Abbiamo presentato un esposto all’Anac, l’Autorità Anti corruzione –ci raccontava – Faremo anche un ricorso al Tar. Il problema è la legge. E’ sbagliata. Non valorizza le potenzialità espresse dai territori. Rispetto a noi la Croce blu è una vera e propria azienda, ma in eporediese praticamente non esisteva e infatti stan cercando dei volontari. Per poter cominciare a lavorare hanno assunto quattro dei nostri dipendenti. Lo dico a malincuore, non foss’altro che tutti è quattro si sono dovuti licenziare perdendo l’anzianità e parte dello stipendio…”
“Avevamo appena acquistato una medicalizzata, spendendo 85 mila euro e contando di poterla ammortizzare in cinque anni. Ci siamo anche impegnati per la nuova sede in piazza Mascagni. Lo dico francamente:ci hanno lasciati in braghe di tela…”
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