"Le protesi al ginocchio? Sono stato il primo ad impiantarle qui ad Ivrea. Era il 1998 ed era una cosa talmente rivoluzionaria che venne il mondo ad assistere a quel primo intervento".
E la protesi impiantata era di marca Ceraver, la stessa che, quasi 20 anni dopo ha messo nei guai l'ex primario di ortopedia dell'ospedale eporediese, Paolo Ghiggio.
L'accusa è quella di aver scelto proprio quei dispositivi in cambio di una sponsorizzazione per pubblicare testi scientifici su una rivista di settore. Per la Procura sarebbe corruzione. Corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio.
Ghiggio, in poche parole, nella scelta di quei dispositivi avrebbe anteposto un suo interesse personale a quello dell'azienda sanitaria, la To4, di cui era funzionario e per questo motivo il Pm Alessandro Gallo ha chiesto una condanna dell'ex primario a 4 anni e 2 mesi di carcere oltre alla confisca di 9.198 euro corrispondenti al profitto del reato, e cioè il valore delle pubblicazioni.
La vicenda si inserisce all'interno di un'inchiesta ben più ampia condotta dalla Procura di Monza dalla quale sarebbe emerso un approccio della Ceraver diffuso e trasversale e cioè quello di incentivare i medici ad utilizzare le loro protesi in cambio di utilità .
C'era chi percepiva soldi per impiantare le protesi di quella marca: "75 euro a protesi e 500 euro al mese" ha precisato il Pm Gallo durante la sua requisitoria, continuando: "Altri ai quali venivano pagate spese di viaggio e pernottamento per i convegni che decidevano di frequentare. Altri ancora ai quali veniva pagato l'affitto del locale in cui esercitare la professione medica acquisendo nuovi pazienti cui impiantare le Ceraver".
Da quanto riferito, poi, dal Pm Gallo c'era anche chi non ha mai accettato tali condizioni, rifiutando questi sistemi.
Infine c'era Paolo Ghiggio, l'unico medico piemontese coinvolto nella maxi inchiesta, che avrebbe ceduto in cambio delle pubblicazioni contestate.
Ghiggio questa mattina si è sottoposto all'esame del Pm dinnanzi al collegio di giudici del Tribunale di Ivrea presieduto dal magistrato Elena Stoppini (Anna Mascolo e Antonio Borretta, giudici a-latere).
Quando nel settembre del 2017 scatta l'arresto, Ghiggio sta terminando l'ultimo anno della sua carriera. E' già in pensione dal giugno dell'anno precedente, ma ha firmato con l'Asl To4 una collaborazione gratuita per affiancare e istruire il nuovo primario del reparto, l'ex collega Ugo Scarlatto.
A margine dell'udienza racconta: "Dovevo effettuare gli ultimi due interventi chirurgici della mia carriera. Ed uno era fissato proprio per quella mattina. Chiesi anche di poter eseguire quell'intervento prima dell'arresto. Ma fu impossibile".
Le forze dell'ordine si presentano a casa dell'ex primario per eseguire la misura alle 5 del mattino: "Fu un trauma per me e per mia moglie". Sospeso per sei mesi dalla professione, Ghiggio è poi tornare a visitare nel suo studio di Ivrea, ma non ha mai più messo piede in una sala operatoria.
In aula, durante l'interrogatorio, alla contestazione di aver accettatto di impiantare protesi in cambio di pubblicazioni tra il 2014 e il 106, ha replicato: "Impianto le protesi Ceraver dal 1998 perché con questi dispositivi ho maggiore manualità.
La buona riuscita di un intervento chirurgico delicato come questo dipende dalla manualità del medico.
Ed è per questo motivo che ogni ortopedico ha le sue preferenze".
In quegli anni ad Ivrea erano due le marche tra cui poter scegliere. Ceraver e Braun erano, infatti, state selezionate durante il bando aperto nel 2008. Poi ha aggiunto: "Nel corso della mia carriera avrò pubblicato circa 150 articoli su riviste scientifiche, molte delle quali erano indicizzate".
Le riviste indicizzate sono quelle che permettono al professionista di acquisire un punteggio in virtù della pubblicazione effettuata. Un punteggio spendibile, poi, durante i concorsi.
"La rivista per la quale oggi mi viene contestata la pubblicazione non è neppure una rivista indicizzata. Ma poi, cosa me ne sarei fatto di quel genere di punteggio a 70 anni, ad un passo dalla pensione?".
Un epilogo, quello della carriera di Ghiggio, che lascia l'amaro in bocca: "Ho iniziato a lavorare nel 1974. Dopo tre anni al Cto sono arrivato ad Ivrea, la mia città. Profeta in patria. Sono sempre voluto lavorare in una struttura pubblica, rifiutando il privato.
E in questo sono rimasto coerente fino alla fine. Anche quando sono andato in pensione. Ho preferito fare un altro anno presso l'ospedale, gratuitamente, che passare in una clinica. Questo perché ci credo e perché ho amato profondamente la mia professione. Volevo sentirmi ancora utile e l'ho fatto affiancando il mio collega in un passaggio di consegne che fosse il più completo possibile".
La sentenza verrà emessa il prossimo 21 maggio.
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