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RIVAROLO. Rostagno, Diemoz e Schialvino indagati per la morte nel sottopasso

Morì annegato dopo essere rimasto intrappolato nella sua Punto nel sottopasso ferroviario allegato dalle piogge, la sera tra il 2 e il 3 luglio 2018. Per la morte di Guido Zabena, 51 anni, operaio di Favria, dopo quasi due anni di indagini il sostituto procuratore Chiara Molinari di Ivrea ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo il sindaco di Rivarolo Alberto Rostagno, il vice sindaco con delega all’Urbanistica Francesco Diemoz, l’assessore Lara Schialvino con delega ai Lavori pubblici e Manutenzioni, Enrico Colombo responsabile del Settore Lavori pubblici in Comune e il commissario Sergio Cavallo a capo della polizia municipale di Rivarolo.

Indagati anche alcuni ingegneri progettisti e costruttori del sottopasso: Pietro Sebastianelli di Anzio (coordinatore della Direzione dei Lavori Pubblici per l’ammodernamento e il potenziamento della ferrovia Settimo-Rivarolo) e gli ingegneri romani: Maurizio Mariani (direttore tecnico del Concessionario Grandi lavori Fincosit spa), Sergio Gaudiano e Massino Guerrini (progettisti strutturali del sottopasso). Indagato anche l’ingegnere Roberto Mellano di Fossano (Cuneo), direttore tecnico della Si.Me.Te. Snc, ditta costruttrice del sottopasso.

Nelle dieci pagine dell’avviso di garanzia, la Procura di Ivrea ha circostanziato le accuse. Secondo la pm, sindaco, assessori, dirigente e capo dei vigili “non valutavano correttamente il rischio all’allagamento del sottopasso di corso Galileo Ferraris, non provvedendo ad inserire quel rischio nel piano di protezione civile, nonostante i molteplici eventi che ne avevano provocato l’allagamento, non ultimo quello del 7 luglio 2014 nonostante le segnalazioni specifiche in merito (in particolare quella del 23 novembre 2017 ad opera del “Comitato pro Circonvallazione”)”. E ancora, il sindaco Rostagno, il vice Diemoz e il comandante dei vigili sul sottopasso “omettevano di predisporre segnaletiche e barriere mobili per impedire l’accesso in caso di allagamento”. Tra le accuse mosse dalla procura vi è anche la mancata manutenzione periodica del sistema di pompaggio e l’assessore Schialvino e il funzionario Colombo non avrebbero pulito dai residui solidi le vasche delle pompe durante un intervento del 28 giugno 2018 e non avrebbero posizionato griglie di protezione per evitare che si intasassero le pompe di drenaggio del sottopasso.

Accuse precise anche per progettisti e costruttori. Sebastianelli, Mariani, Mellano, Gaudiano e Guerrini nel realizzare il sottopasso “nonostante la relazione geologica dell’ottobre 1996 evidenziasse come i livelli di terreno delle scarpate dell’opera fossero costituiti da materiale franabile (sabbia, ghiaia e strati argillosi) omettevano di verificare la sussistenza di una relazione geotecnica” e “non effettuavano alcuna verifica della idoneità dal punto di vista idrogeologico del sistema di smaltimento delle acque". 

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