Storie di pestaggi in carcere. “Poi toccò a me. Di colpo aprirono il blindo e con un getto di acqua gelata di idrante mi stordirono e entrarono in tre o quattro velocemente in cella, mi buttarono per terra ammanettandomi e mi diedero nei costati dei colpi di manganello, poi mi tirarono su e nel tragitto verso l’infermeria, nei corridoi e per quattro piani di scale, presi schiaffi e manate in testa, finché non venni lasciato, credo qualche ora, chiuso senza vestiti, nell’Acquario al piano terra”.
Si dirà: “Tutto falso..”. “E’ solo scivolato, caduto!”. Ma sul referto, il medico che quella sera visitò il detenuto, scriverà che la caduta da lui descritta “non è compatibile con le lesioniriscontrate...”.
La cella “Acquario”, una cella liscia, una sorta di sala d’attesa senza panca, senza riscaldamento e con le finestre oscurate i detenuti non se l’erano sognata. Lo dirà bene ilGarante Nazionale in una relazione pubblica redatta in seguito ad una attenta visita presso il carcere di Ivrea.
L’”acquario” c’era si trovava al piano terreno, vicino all’infermeria.
Per quei fatti, risalenti alla notte tra il 25 e il 26 novembre del 2016, si è svolta, nel febbraio dello scorso anno, un’udienza in tribunale a Ivrea durante la quale la Procura ha chiesto l’archiviazione, il Garante Comunale si è opposto e il gip Stefania Cugge ha dato loro ragione, disponendo altri sei mesi di indagini e accogliendo così le richieste dell’avvocato Maria Luisa Rossetti.
Da una parte ci sono gli esposti dei detenuti sui pestaggi subiti, rimbalzati agli onori della cronaca grazie al Garante Nazionale che ha redatto una relazione pubblica. Dall’altragli agentiche dicono di vivere in condizioni disumane e che non ci stanno più a passare come i “cattivi”.
Finita qui? No!
Agli atti una lettera, con nomi e cognomi, inviata dal detenuto Matteo Palo di Chivasso ai Radicali e pubblicata sul sito infoaut.org. Si raccontano i fatti della notte tra il 25 e del 26 ottobre 2016 che sarebbero (il condizionale è d’obbligo) state sedate dalla polizia “con un pestaggio ai limiti della sopportazione e due detenuti quasi in fin di vita”. Ultima fermata di un calvario cominciato con la protesta del 14 ottobre dello stesso anno organizzata per richiedere un televisore in cella.
E’ il racconto di chi si era ritrovato ostaggio di 3 o 4 agenti. E’ la disperazione che sale di notte, quando la direttrice non c’è.Altri fascicoli
Ci sono anche altri tre fascicoli, relativi a fatti analoghi, in tutti la Procura di Ivrea ha richiesto l’archiviazione.
In due di questi, contro ignoti, il Garante comunale e l’associazione Antigone hanno chiesto alla Procura Generale di avocare le indagini.
Nel terzo il GIP aveva già respinto una prima richiesta di archiviazione disponendo nuove indagini, ma la Procura ha nuovamente richiesto l’archiviazione, il Giudice deciderà il 22 aprile.
L’attuale Garante comunale, Paola Perinetto, e l’associazione Antigone chiedono che su tutti gli episodi denunciati sia fatta chiarezza affinché quanto emerso ed in particolare quanto rilevato dal Garante Nazionale non venga accettato come una fatalità, ma vengano perseguiti i responsabili e non si ripetano mai più episodi simili.
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