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MEZZENILE. Breunlou, tra mito e tradizione torna lo storico carnevale

Nel patois francoprovenzale è chiamato “Breunlou”. «Il termine - spiega Ezio Sesia, della Società Storica delle Valli di Lanzo -  deriva dal francese “ébranler”, che significa scuotere, far tremare, probabilmente nel senso che una simile rappresentazione porta una scossa di imprevisto, di energia, quasi di terremoto, nella quieta vita quotidiana del paesello montano». Un mix di tradizione, mito e leggenda che ogni anno -  da quando se ne ha memoria - scaldano i cuori dei mezzenilesi.  Lo storico carnevale torna domenica 23 febbraio, organizzato dalla Pro Loco. In cosa consiste la tradizione mezzenilese? «Un gruppo di personaggi mascherati, introdotti uno alla volta da un angolo della piazzetta, girano in tondo in senso antiorario al suono di una musica lenta e ripetitiva, quasi ipnotica, silenziosi, scambiando tra loro e con il pubblico presente solo gesti e ammiccamenti, mimando comicamente i caratteri delle figure o del mestiere rappresentati, disturbati e minacciati da alcuni diavoli di rosso vestiti e di forconi muniti che saltabeccano sfrenati tra le maschere e gli astanti - spiega Sesia -. In passato erano quattro o addirittura cinque i “Breunlou” che si svolgevano contemporaneamente nel capoluogo e in alcune frazioni. Oggi lo spopolamento fa sì che un’unica sfilata avvenga nella suggestiva cornice della piazzetta dedicata a Vincenzo Geninatti Neni, l’eroico comandante partigiano locale “Cent”, proprio davanti al portale d’ingresso al settecentesco Castello Francesetti». Il “Breunlou” non fu mai interrotto, nemmeno durante gli anni terribili della Seconda Guerra Mondiale. Venne saltata solo l’edizione del 1991, per la concomitanza con i lutti della guerra in Iraq. Ma già l’anno successivo un comitato spontaneo riprese ad organizzarlo. «Non qualcosa ad uso e consumo dei turisti i quali, pur presenziando, non sempre riescono a comprenderlo e ad apprezzarlo - sottolinea Sesia - ma tuttora un’occasione originale e insostituibile di divertirsi magari alla buona, consolidando comunque l’identità e la persistenza della propria, per quanto piccola, comunità».

Tra i personaggi tradizionali il vecchio e la vecchia (lou viéi e la viéyi), l’uomo selvatico (lou sèlvai), il soldato (lou souldà), gli alpigiani (li meurgué), talvolta l’orso (l’ouers). «A loro si affiancano anche caricature di attualità - conclude Sesia - segno che la manifestazione non è ripiegata sul passato. E sono sempre numerosi i giovani e meno giovani, tanti anche i bambini, che si divertono per un giorno ad esibirsi».

Il programma di domenica 23 febbraio comprende la polentata alle 12.30 al Palasanrocco, il raduno delle maschere 15 nel cortile del Castello Francesetti, il giro del Breunlou alle 15.30 nella vicina piazza Geninatti (in caso di maltempo al coperto del Palasanrocco). A seguire la distribuzione di cioccolata calda e vin brulé a cura del locale Gruppo Alpini. Novità di quest’anno, la partecipazione di due super-ospiti: Gianduja e Giacometta, la coppia simbolo del Carnevale di Torino.

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