Sembra di leggere un testo medievale della Santa Inquisizione o del Sant’Offizio. E invece? Invece no. E’ una “fantomatica” sentenza dei giorni nostri, di condanna e di espulsione. Pronunciata il 29 novembre scorso da un altrettanto fantomatico tribunale del Grande Oriente d’Italia riunitosi a Firenze e presieduto da Alberto Moschini. Sul banco degli imputati (tenetevi alla sedia) c’è lui: Renato Lavarini ex Oratore del Collegio Circoscrizionale Piemonte e Valle d’Aosta, dall’agosto scorso capo di gabinetto del sindaco Stefano Sertoli.
Ad accusarlo è un certo Paolo Accusani di Retorto.
La notizia in realtà, l’avevamo già data qualche settmana fa, ci ritorniamo perchè a leggere cosa dicono le carte c’è da strofinarsi gli occhi più e più volte. E si parla di “contegni venuti meno”, “azioni contrarie alla lealtà, all’onore e alla dignità della persona umana e agli ideali dell’Istituzione”. Insomma parole grosse.
Il tutto dopo aver preso atto che l’imputato era già in posizione di “sonno” dal 17 giugno, in seguito ad una richiesta da lui stesso inviata a maggio.
Morale? Il Tribunale (che sembra tratto dal libro “Il nome della rosa” si stupisce di come possa uno (“accusato di essere un massone” dai giornali locali e quindi per questo ritenuto inaffidabile) dichiarare di essere uscito per una questione di trasparenza e di “incompatibilità” tra l’appartenenza al Grande Oriente e la carica di capo di Gabinetto
“L’occasione - scrive il giudice - era troppo ghiotta sia per le forze politiche che per i cronisti delle testate locali maliziosamente sfruttare e indagare sul perchè un massone avesse scelto di intraprendere una via politica, e magari, alzare la solita profonda e infondata polemica sulla contaminazione della politica da parte della massoneria...”.
Epperòil “fratello” Lavarini secondo il tribunale “avrebbe dovuto mantenere un atteggiamento connotato da sobrietà, pacatezza, misura in ossequio agli antichi dovere e così gestendo le risposte alle insidiose domande dei cronisti....”.
Insomma qualsiasi cosa tranne che ammettere una questione di incompatibilità così facendo negando “in radice il suo essere un uomo libero e.... negando quanto dichiarato nel rito di iniziazione...”.
A nulla è servita la difesa: “Ho detto “inopportuno” e han scritto “incompatibile”.
Ancora peggio, ha aggiunto il giudice “contenendo il termine “inopportuno” anche una sfumatura di carattere morale che il termine incompatibile invece non pare includere...”.
Il finale fa accapponare la pelle. Oltre all’espulsione saranno a carico dell’imputato le spese del giudizio calcolate in 400 euro da versarsi entro 60 giorni salvo incorrere in ulteriori sanzioni ex art 27 del regolamento. Domanda: ma sti massoni ci fanno o ci sono?
Ma Chi è Lavarini?
Filosofo e ormai ex “Presidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili di Piemonte e Valle d’Aosta” i dubbi su Lavarini e sulla sua appartenenza alla Massoneria erano sorti fin dai tempi dell’ex sindaco Carlo Della Pepa che per primo lo nominò come super consulente e coordinatore della candidatura dell’Unesco.
Nato a Torino nel 1960, dal 1986 al 1998 iscritto all’Ordine dei Giornalisti, dal 1989 al 1993 dipendente del Gruppo G Srl, poi dal 1993 al 1996 alle Cartiere Burgo, quindi all’Ente Fiera di Rimini e da Gancia. Dal 1996 al 2002 è stato collaboratore e poi socio di PRO Srl dove ha seguito Ferrero SpA, Soremartec S.A., Bersano&Riccadonna SpA e altre aziende. Dal 2002 al 2009 socio e amministratore di Estesa Srl e, infine, dal 2010 alla fine del 2012 consulente presso l’Assessorato alla Cultura e Turismo della Provincia di Torino. Ed è proprio quando s’è messo a lavorare in Provincia che il suo nome è balzato per la prima volta agli onori della cronaca. Lo chiamavano lo staffista dell’assessore Ugo Perone. In realtà Lavarini, non è mai stato “staffista” (cioè assistente-segretario-portavoce-portaborse) bensì “collaboratore”, assunto il 4 gennaio 2010 per coordinarele celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Alla Provincia era stato “prestato” temporaneamente e senza alcun onere.La sua storia recente
Un contratto con Della Pepa, poi una proroga, poi un nuovo incarico esterno, poi un contratto, un’altra proroga, infine l’assunzione a tempo determinato e fino allo scadere dell’Amministrazione Sertoli.
Con Della Pepa si occupava della gestione del progetto di candidatura di Ivrea “Città industriale del ventesimo secolo a patrimonio Unesco”; oggi continua ad occuparsi delle tante cose che restano da fare per meritare la denominazione a cominciare dal visitor center, passando per l’ennesima Fondazione, da mettere in piedi con tutti i soggetti interessati (Comune, Archivio Olivetti, Fondazione Guelpa ecc…). l.l.m.
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