“Grande senso di responsabilità”. Di questo parla l’avvocato Bruno Sarzotti di Torino, legale degli undici aspiranti ufficiali che nei giorni scorsi avevano presentato ricorso al Tar contro il bando di gara per la nomina degli Ufficiali dello Stato Maggiore.
E ci riferiamo a Franco Francesco Sabolo, Marco Franco Scalvini, Franco Vallino, Dino Gianni Ocleppo, Claudio Tullo Pitetti, Enzo Ferrero, Luca Boerio, Riccardo Zannini, Davide Urso, Marco Iavelli e Simone Boerio.
Perchè lo dice? Perchè all’ultimo minuto hanno rinunciato all’udienza convocata d’urgenza dal Giudice Carlo Testori mercoledì scorso 5 febbraio. Questo per evitare ulteriori casini ai tanti che già ci sono e non ci riferiamo evidentemente solo alla denuncia di una ex Vivandiere contro l’oramai ex Generale. Insomma, la battaglia in aula è rimandata al prossimo 7 ottobre e, per il momento,non ha ancora vinto nessuno.
Finita qui? Più o meno, nel senso che non s’era fatto in tempo ad uscire dal tribunale che era già cominciata l’ennesima battaglia a colpi di comunicati stampa...
“Contrariamente a quanto sostenuto dalla Fondazione - rivendica Sarzotti -i ricorrenti hanno fatto prevalere gli interessi della Città di Ivrea, della Manifestazione e della collettività tutta rispetto al loro, pur legittimo, desiderio di partecipare al Carnevale 2020. Confido che, in questo modo, la cittadinanza comprenda lo spirito che li ha sempre animati: che è unicamente l’attaccamento al loro Carnevale, al Carnevale di tutti…”.
Quasi contemporaneo è il primo comunicato della Fondazione, difesa dal professore Carlo Emanuele Gallo di Torino e dall’avvocato Celere Spaziante in cui, manco avesse vinto una causa (si congratulaper l’esito dell’udienza peraltro rammaricandosi che la vicenda abbia contribuito ad alimentare polemiche “che oggi si sono dimostrate del tutto ingiustificate”. Una dichiarazione evidentemente falsa, considerando che il giudice ancora non è entrato nel merito delle eccezioni sollevate. “La dichiarazione di Sarzotti, secondo la quale la rinuncia all’istanza di sospensiva sarebbe avvenuta nel solo interesse della Città di Ivrea e del Carnevale - si spiega meglio l’avvocato Spaziante in un secondo coumunicato- stride con la richiesta di anticipazione dei termini processuali per arrivare a discutere la sospensiva il 5 febbraio, cioè prima dell’inizio del Carnevale. Come dichiarato dallo stesso avvocato Sarzotti nel corso dell’udienza la decisione di ritirare la richiesta è avvenuta anche alla luce delle memorie difensive redatte dai legali della Fondazione, nelle quali è emersa con tutta evidenza che il bando contestato risponde alla necessità di salvaguardare la sicurezza delle persone che rappresentano le figure del Carnevale e chi assiste alla manifestazione. Altrettanto evidente il fatto che non vi sia stato alcun criterio discriminatorio nella selezione degli Ufficiali. Siamo pertanto certi che l’udienza del 7 ottobre confermerà nel merito la legittimità del bando”.
L’anticipazione
Il ricorso era stata anticipato alcune settimane fa con una lettera inviataal sindaco Stefano Sertoli, al notaio Pierluigi Cignetti (che è anche Gran Cancelliere), al presidente della Fondazione dello storico carnevale Piero Gillardi e al Generale designato Alberto Bombonato.
Molto in sintesi, come si è già scritto in più di una occasione, gli esclusi chiedevano l’annullamento del “Bando di arruolamento” pubblicato il 27 dicembre ma datato 25.
E questo perchènon si capivano quali fossero stati i criteri di selezione degli aspiranti Ufficiali o Vivandiere e della loro esclusione.
E non c’è dubbio che i motivi avrebbero dovuto essere tassativamente indicati così come i criteri utilizzati per redigere la graduatoria. Se non c’erano – sospettano in molti –è perché le intenzioni erano fin dall’inizio poco serie, cioè quelle di poter dare una mano ai parenti e agli amici del cerchio magico escludendo i nemici o presunti tali…
Infine c’è il problema del numero chiuso. Una decisione che non si apprendeva dalla lettura del bando, dove il “26” lo si sarebbe dovuto scrivere a caratteri cubitali, ma dal modulo di domanda.
Stringata la difesa di Piero Gillardi. “Saranno 26 non uno di più! Non 28 o 27!”aveva inforcato, durante una riunione, con la flemma di un lottatore di sumo, pronto ad andare in battaglia.
“Siamo partiti dall’analisi statistica degli ultimi 30/40 anni e abbiamo visto che il numero di arruolati è quello – aveva sentenziato–Anzi negli ultimi 10 anni il numero è stato largamente inferiore… Dal 2010 ad oggi la media è di 22 ufficiali e non si è mai superato il numero di 26. Se poi andiamo indietro di una quarantina di anni il dato medio è di 25 ….”.
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