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PAVONE. A processo per evasione, ma semplicemente dormiva

PAVONE. A processo per evasione, ma semplicemente dormiva

L'avvocato Celere Spaziante

Assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste.  Fine dell’incubo per Carmine Toscano, 47 anni, di Pavone Canavese, finito a processo per un’evasione dai domiciliari che gli erano stati concessi in seguito ad una condanna a sei mesi e quattordici giorni.  Rischiava, come da richiesta del pubblico ministero Michela Bedogné, un altro anno di carcere per non essere stato trovato a casa durante un controllo dei carabinieri. Ma il giudice Anna Mascolo, con la sentenza pronunciata venerdì mattina, ha accolto in toto la tesi della difesa, sostenuta dall’avvocato Celere Spaziante del foro di Ivrea.

I fatti risalgono al 27 ottobre 2016: mentre stava finendo di scontare ai domiciliari la pena per un precedente reato, durante un controllo dei carabinieri, Toscano non sarebbe stato trovato a casa.

C’ero”, assicura lui. “Non c’era”, sostengono gli uomini dell’Arma che hanno redatto il verbale dopo il controllo presso la sua abitazione.

Alle 5.20 del mattino, dopo aver citofonato insistentemente al campanello del domicilio di Toscano, e dopo non aver ricevuto risposta, i carabinieri del nucleo radiomobile di Ivrea se ne sono andati. Inutile anche provare a contattare la moglie: per lui è scattata la segnalazione di evasione.

Non ho sentito, perché stavo dormendo al piano superiore - si è difeso Toscano davanti al giudice Mascolo -. Non ho mai abbandonato la mia dimora, tant’è che usufruivo anche di permessi speciali per accompagnare mio figlio a calcio. A quell’ora semplicemente dormivo: la mia camera da letto è al piano superiore di casa e non ho sentito...”.

Al termine del dibattimento il pubblico ministero Bedognè aveva chiesto una condanna ad un anno di reclusione.

Una pena considerata “eccessiva” per l’avvocato Celere Spaziante, che al contrario aveva chiesto l’assoluzione del suo assistito per non aver commesso il fatto.

Non c’è prova di evasione - ha concluso Spaziante -. È possibile che il mio assistito non abbia sentito il citofono. Non staremo a compiere lo stesso discorso se ciò fosse avvenuto alle 17, nel pomeriggio. Ha sbagliato, ha già pagato, ma richiedere un anno di carcere è eccessivo”.

Il giudice gli ha dato ragione.

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