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IVREA. Chiude il Coro eporediese. “Chi ha lasciato non era degno...!”

Scriveva il professor Angelo Novello: “Allorquando una persona, mentre si sofferma ad ammirare i paesaggi maestosi della montagna e dello sconfinato orizzonte del mare, prova dentro di sé un sentimento indefinibile e al tempo stesso, struggente, quasi una sofferenza interiore, che lo porta a sentire impellente la necessità di esternare, in qualche modo, questo suo bisogno spirituale, ecco che il mezzo più istintivo per esprimere tutto questo è senza dubbio il canto”. Fu così che un gruppo di amici, forti di questi sentimenti, decisero di riunirsi per onorare la montagna cantando insieme. Era il 1950 e nasceva il Coro Alpino Eporediese.  Oggi, a distanza di 70 anni, chiude. L’annuncio è dei giorni scorsi e la mente vola ai fondatori (tra gli altri, Mario Bordet, Marino Faccin, Gilberto Galliani, Giorgio Giglio Tos, Giovanni Martaspina, Silvio Mondolfo, Alfredo Porcellini, Ezio Raiteri, Giuseppe Strobbia) che nel canto avevano trovato un valido motivo per frequentarsi nel tempo libero. Storie di canti popolari e  di montagna che hanno rallegrato ed anche commosso intere generazioni di eporediesi e di canavesani. Un repertorio sempre più ricco che ha dato lustro a Ivrea, raggiungendo un livello tale da competere con i Cori più prestigiosi sia nazionali che esteri, grazie al maestro Paolo Fogliato, che lo ha diretto per oltre 50 anni con grande disponibilità e totale dedizione. Il C.A.E, peraltro vanta anche la partecipazione quale esecutore ufficiale dell’Inno dello Storico Carnevale. Numerosi i successi in Italia e all’estero, tra cui il primo posto al Concorso Nazionale di Genova e poi il primo premio al “VI° Concorso internazionale Città di Praga”. Fiore all’occhiello dell’attività, grazie al Presidente Giovanni Bo, l’organizzazione biennale ad Ivrea dei concorsi nazionali dei cori di montagna. Infine si ricorda, su invito  del coro di Adendorf, la partecipazione ad una rassegna di cori tedeschi, durante la quale il Coro Alpino Eporediese ha  ricevendo interminabili e calorosi applausi. La memoria storica del C.A.E., dal 1950 ad oggi, è stata minuziosamente manoscritta su 5 Grandi Libri conservati e gelosamente custoditi dal Presidente Giovanni Bo, che ha aggiornato e creato molti altri documenti multimediali ed il sito internet www.coroalpinoeporediese.com I problemi di oggi Nella lunga attività del C.A.E., purtroppo molti coristi sono mancati, altri hanno lasciato ed infine è venuto a mancare il ricambio generazionale, perché i giovani non sono interessati alla musica corale. “E’ accaduto – ci raccontano – che il nuovo direttore ed alcuni coristi, che si erano aggiunti, nel corso degli ultimi 5 anni, hanno rassegnato le dimissioni sostenendo che le regole indicate nelllo statuto, che peraltro erano state da loro sottoscritte ed accettate, non erano più da loro condivise su diversi punti per noi fondamentali. Ultimamente si respirava un aria triste, quasi di rassegnazione, perchè venivano costantemente messi in discussione tutti quei valori che erano stati sempre i principi fondanti della nostra attività…”. E poi ancora: “Quando ci soffermiamo sui fondatori ci sentiamo profondamente grati di averli conosciuti ma anche tristi di non aver potuto proseguire l’attività seguendo i criteri di lealtà che questi cari amici ci avevano insegnato e di cui ne siamo tuttora fieri. Il lasciare un coro come il nostro è stato un atto di vera follia verso le persone che lo hanno costituito e sostenuto, verso la città di Ivrea e la dimostrazione lampante che le persone che hanno lasciato il CAE non meritavano più di farne parte perché non ne erano assolutamente degne. Un vivo ringraziamento a tutti gli Eporediesi e a tutti i Canavesani che , in questi 70 anni, ci hanno sostenuto ed apprezzato, ai Vescovi di Ivrea: Luigi Bettazzi, Arrigo Miglio, Edoardo Cerrato, sempre presenti alle nostre manifestazioni, alla città di Ivrea, alla Regione, alla Provincia di, all’ATL, agli sponsor. Un ringraziamento particolare alla Olivetti  verso la quale nutriamo un grande senso di affetto e di gratitudine per averci  permesso di fare orgogliosamente parte di questa grande azienda che tanto amiamo, profondamente apprezziamo e tutto il mondo ci invidia. Un saluto a tutti coloro checi  hanno amato e sostenuto con la speranza che questo atto non rappresenti un vero e proprio commiato, ma un periodo di riflessione durante il quale, forti dei nostri principi, e con l’aiuto di quelli che la pensano  come noi, possiamo un giorno ritornare a cantare insieme.
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