La mia generazione ricorda ancora quelle pagine dei libri di geografia studiate alle medie e alle elementari con le foto di Ivrea e Torino. Da un lato la Fiat con i quartieri popolari, tutto cemento e calcestruzzo, dall’altra la Olivetti immersa nel verde, nuovo modello di sviluppo. Altri tempi. Due città, due modi diversi di pensare, anche nella lettura dei giornali.E se a Torino si leggeva La Stampa a Ivrea, fino a qualche anno fa “La Repubblica” insieme a“La Sentinella del Canavese”la facevano da padroni.
Il “colpo” ad una tradizione e, se vogliamo, pure a quelle pagine di geografia, arriva oggi. Dopo una serie di passaggi azionari, infatti, ci si potrebbe ritrovare con la Fiat (oggi Fca) proprietaria, oltrechè di Stampa, pure di Repubblica e “La Sentinella”.“Non ci sarà alcun approccio sentimentale, nessuna suggestione filantropica - commentanoin casa Exor, la cassaforte degli Agnelli - Si guarda avanti, con la fiducia che Gedi possa esprimere un grande potenziale. E soprattutto niente spezzatino, cioè la cessione di la Repubblica o di altri ‘rami’ separatamente”.
La precisazione arriva il giorno dopo l’annuncio da parte di Cir, la finanziaria della famiglia De Benedetti nella quale sono rappresentati i figli dell’Ingegnere, di aver avviato la trattativa per la cessione del gruppo Gedi (la Repubblica, l’Espresso, La Stampa, il Secolo XIX).
Le prime avvisaglie che qualcosa sarebbe successo si erano intraviste ad ottobre, quando l’Ingegner Carlo De Benedetti aveva avanzato una proposta per l’acquisto tramite Romed spa del 29,9% di Gedi. Una proposta non concordata, considerata irricevibile da Cir. In particolare Rodolfo De Benedetti non nascondeva di essere “profondamente amareggiato e sconcertato dall’iniziativa non sollecitata ne concordata” del padre.
Pronta la riposta del padre: “Trovo bizzarre le dichiarazioni di mio figlio Rodolfo. E’ lo stessa persona che ha trattato la vendita del Gruppo Espresso a Cattaneo e Marsaglia. La gestione sua e di suo fratello Marco hanno determinato il crollo del valore della azienda e la mancanza di qualsiasi prospettiva”.
Ma anche l’altro figlio, Marco sottolineava: “una nota particolarmente dolorosa e ingiusta” nelle parole dell’Ingegnere, cioè “quella riguardante la Repubblica: non e’ vero che la si sta distruggendo. Al contrario stiamo registrando segnali incoraggianti come non si vedevano da anni”.
L’Ingegnere rilanciava ipotizzando la creazione di una Fondazione “cui parteciperanno rappresentanti dei giornalisti, dirigenti del gruppo, personalità della cultura...”. Obiettivo:assicurare un futuro di indipendenza a un pezzo di storia italiana.
Ora si apre però un nuovo capitolo con il coinvolgimento di Exor che punta a mantenere l’unità del gruppo e allo sviluppo: gli avvocati - spiegano fonti vicine a John Elkann - sono al lavoro per rifinire i dettagli partendo dall’ultima trimestrale di Gedi, quella al 30 settembre, in cui si evidenziauna situazione non piacevole: -18,3 milioni di risultato netto e fatturato in discesa in tutte le voci (vendite, pubblicità, etc.). Il valore della società, secondo l’ultimo report Mediobanca, è di circa 240 milioni (al lordo di un passivo ingente) per il 75% grazie alle radio: il problema più grosso sarebbe Repubblica e i suoi 400 dipendenti.
Attualmente gli Agnelli sono al 6% di Gedi, la Cir al 43,7 e Exor dovrà fare un’offerta più generosa ai soci di quel 0,25 euro circa ad azione avanzata da Carlo De Benedetti per il 29,9% del gruppo, questo anche per evitare sgradite perdite alla Cir (che ha Gedi a bilancio per il doppio). I soldi per comprare, in ogni caso, ad Exor non mancano, non foss’altro che nella cassaforte olandese pioverà circa un miliardo e mezzo di euro del premio che gli azionisti Fca riceveranno dalla fusione con Psa. E se è vero come si dice che la fusione con Peugeot & C. alla fine sarà un colpo in termini occupazionali, avere qualche giornale a disposizione può essere d’aiuto. Farlo con la Sentinella, l’ex house organ dell’Olivetti, però, è davvero troppo, ma proprio troppo antistorico...
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