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ORIO CANAVESE. Da Milano a caccia di fantasmi nell'ex preventorio

ORIO CANAVESE. Da Milano a caccia di fantasmi nell'ex preventorio

Fabio e Vanessa sono due Ghost Hunter

Questa è una storia da raccontare così. Di notte. Con una telecamera ad infrarossi che rende onirica anche la più banale delle esperienze. Immagini girate al buio tra la boscaglia e le mura che racchiudono storie di bambini che qui dentro hanno trascorso mesi o anni lontano dalle loro famiglie. Arrivavano da mezzo Piemonte per essere curati in questo centro che, fino agli anni Settanta, è stato considerato vera e propria eccellenza nel trattamento delle malattie polmonari. Siamo nel vecchio preventorio di Orio Canavese. Un edificio abbandonato da quarant’anni di proprietà dell’Asl To4, immerso in un parco che, invece, appartiene all’Inps. In un’intervista di qualche tempo fa al nostro giornale, il direttore dell’Asl To4, Lorenzo Ardissone, disperato per l’ennesima asta andata deserta, lo aveva detto chiaramente: “Quello, ormai, è un luogo solo adatto a girare film horror”. Ed è proprio di fantasmi che, oggi, il preventorio fa parlare.

Di strane presenze, qui, si è sempre raccontato. C’è chi dice di aver visto... Chi di aver sentito... E in tutti i casi si parla di un bambino. Anni fa, per raccontarci questa storia, chiamò il nostro giornale anche una medium: “In tanti mi hanno raccontato le cose che hanno visto o anche solo sentito. Io, però, non so neanche dove sia questo posto …”. Tant’è.

Nelle scorse settimane, la storia del bambino fantasma del preventorio di Orio è arrivata anche alle orecchie di un ragazzo di Milano, Fabio Tavaglione a capo di una squadra di Ghost Hunter: cacciatori di fantasmi. Sono i PDU (Paranormal Detection Unit) e girano l’Italia per documentare fenomeni paranormali.

Ho letto le storie sul fantasma del preventorio riportate dal vostro giornale - racconta Fabio -  e guardando le immagini ho riconosciuto il posto: c’ero già stato. Pratico il softair (un’attività sportiva basata sulla simulazione di azioni militari con dei fucili o pistole ad aria compressa) ed ero venuto perché in questo parco giocava una squadra. E’ successo anni fa. Poteva essere il 2014 o giù di lì. Quel giorno ricordo bene di aver percepito una presenza e trovarne un riscontro in altri racconti mi ha spinto ad organizzare un’indagine in quel luogo”. Due settimane fa la squadra PDU è partita alla volta di Orio con tutta la sofisticata strumentazione da cacciatori di fantasmi, decisa a documentare la presenza che abiterebbe questi luoghi. Fabio, Vanessa e Andrea sono arrivati al vecchio preventorio verso le quattro di un pomeriggio di inizio novembre e sono andati via a notte fonda. Ore trascorse a filmare, registrare, documentare, aggirandosi al buio per il parco e per le decadenti stanze dell’edificio. Un lavoro pubblicato a puntate su PDU - Paranormal Detection Unit, il loro canale Youtube che, in circa un anno, ha raccolto più di 11mila iscrizioni. Ognuna delle sei puntate è stata vista da circa cinquemila persone.

IL FANTASMA

Francesco. Sarebbe questo il nome dell’entità che vive nell’ex preventorio. A rivelarlo ai Ghost Hunter è stato lo spettro stesso. La voce registrata si sente distintamente nei filmati pubblicati. Mentre Andrea riprendeva con la sua telecamera ad infrarossi, Vanessa lo invitava ad avvicinarsi a loro con gentilezza. I rilevatori hanno più volte indicato la sua presenza. Soprattutto vicino a Fabio. Il fantasma di Franceso lo ha scelto, tornando varie volte e in più punti, proprio da lui. Ai tre cacciatori di fantasmi, Francesco ha detto di avere 8 anni. E poi, più volte ha ripetuto la frase “Io ho già pagato”. Cosa? E perché Francesco si trovi ancora intrappolato qui, sono le domande alle quali il team PDU ha cercato di trovare le risposte. Poi, sempre rivolgendosi a Fabio, la presenza ha esclamato: “Papà ti cercavo!”. E’ stata un’esperienza molto forte - ci racconta Fabio -. L’entità mi ha scelto e questo suo bisogno di comunicare con me mi ha lasciato addosso una strana sensazione. E’ come se in me avesse rivisto il padre. Forse per la barba. Forse per il semplice fatto di essere entrato in contatto con una figura maschile. Ammetto di essere andato via con un po’ di tristezza addosso”.

I LUOGHI

E’ all’interno del parco e nell’ala vecchia della struttura, quella nata come villa nobiliare, che Francesco ha fatto sentire la sua presenza ai ragazzi del PDU. Fabio, Andrea e Vanessa sono stati un po’ ovunque. Anche nell’antica cappella: “Qui Francesco non è voluto entrare, ma ci ha fatto capire che voleva che scendessimo nella cripta. Lì abbiamo trovato i segni di un rito. Nella camera di destra c’era un altarino improvvisato e un telo insanguinato con all’interno uno scheletro e un teschio in materiale plastico. Abbiamo chiesto di che tipo di rito si fosse trattato e ci è stato risposto: “Di sangue”. I riti di sangue scatenano la presenza di entità maligne anche molto potenti ed è probabile che per questo motivo Francesco non sia mai voluto entrare nella cappella. Aveva chiaramente paura di qualcosa e quella poteva essere la risposta”. L’ultimo messaggio ricevuto dai PDU all’interno dell’ex preventorio è stato questo: “Sono stato chiamato”. Una frase che Fabio prova a spiegarci: “Spesso le entità, i fantasmi, restano in questa dimensione perché hanno subito una morte violenta. Oppure perché sono morti senza riuscire a comunicare qualcosa di importante. Mi piace pensare che Fransco, rivedendo in me suo padre, abbia trovato la pace che gli ha permesso di andare oltre”. Un auspicio. Un pensiero bello al termine di una nottata riccca di colpi di scena per i tre ragazzi milanesi tra le stanze del preventorio di Orio.

GLI STRUMENTI

Le lucine dei “K2” hanno iniziato ad accendersi sin da subito. I K2 sono rilevatori di campi elettromagnetici. La presenza di uno spettro genera una variazione del campo elettromagnetico ed è per questo che quando si attivano si pensa che ci sia un fantasma nelle vicinanze. “I K2 sono utili, ma non sufficienti - spiega Fabio -. Per confermare la presenza occorrono altri strumenti”. Ed è qui che entra in gioco la GhostBox. Uno strumento sofisticato che racchiude più utilità: un rilevatore di temeratura; un rilevatore di campi elettromagnetici come il K2; un registratore. La Ghostbox permette la scansione di onde radio su frequenze Am - Fm - Lw. “Grazie a questa strumentazione, la presenza riesce ad interagire captando dalle frequenze radio parole ben precise e componendo frasi di senso compiuto che vengono poi trasmesse suelle frequenze bianche diventando udibili”.  In poche parole i fantasmi non parlano. Compongono frasi utilizzando parole trasmesse tramite le frequenze delle onde radio. Un altro strumento, il registratore professionale Zoom, permette invece di ascoltare le voci extracorporee in diretta: “Lo zoom è un’apparecchio utilizzato nelle sale d’incisione e in cinematografia. Serve per pulire il suono eliminando i rumori ambientali e accentua le parole. La voce extra corporea emessa da un’entità viene percepita dall’orecchio umano come un rumore. In fase di analisi, pulendo il suono, si riencono a capire le parole pronunciate”. In entrambi i casi si parla di EVP (Electronic Voice Phenomena), fenomeni di voce elettronica.

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