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IVREA. Nessun complotto contro Olivetti. Mediobanca apre tutti gli archivi

IVREA. Nessun complotto contro Olivetti.  Mediobanca apre tutti gli archivi

olivetti

Mediobanca apre l'archivio storico intitolato a Vincenzo Maranghi dove sono consultabili i documenti dei primi 20 anni di attività, dal 1946 al 1966, in attesa che vengano inventariate e digitalizzate le carte del 1967-1976. Nel primo periodo di esistenza della banca, allora guidata da Enrico Cuccia, cade il Salvataggio di Olivetti, cui è dedicato un volume. Duecento pagine di verbali e documenti sull'operazione realizzata nel 1964 dal Gruppo di Intervento composto da Mediobanca, Fiat, Imi, Pirelli e La Centrale. Fu letta negli anni successivi, come un'operazione che bloccò la transizione dalle macchine da scrivere ai computer impedendo all'industria italiana di giocare un ruolo di primo piano in un settore dove Ivrea era all'avanguardia. Il percorso si è ripetuto in altri settori e per altri gruppi nel nostro Paese. Da qui l'importanza della messa in trasparenza degli archivi bancari e di quelli delle imprese per dare nuove letture alle vicende economiche. Del resto un archivio è, anche da un punto di vista etimologico, 'l'inizio' di una storia. Secondo Giuseppe Berta dell'università Bocconi la tesi dell'occasione perduta tuttavia "viene demolita da questo quaderno che rivela una storia più profonda" a partire "dalla lacerazione nell'azionariato di Olivetti", un'impresa senza più risorse finanziarie dopo gli spropositati investimenti nella produzione di calcolatori e nell'acquisto della società di macchine da scrivere americana Underwood. In questo contesto la morte di Adriano Olivetti apre le porte al salvataggio organizzato da Mediobanca e alla vendita a General Electric della 'grande' elettronica. "Poteva esserci un'alternativa ragionevole e ben fondata, magari un partner americano o operazione diversa. Ci voleva un diverso retroterra italiano ma non potè essere trovato". Carlo De Benedetti, intervenuto alla presentazione del volume ha parlato della sua esperienza di 18 anni, cominciata a Ivrea nel 1978, quando rilevò l'azienda "tecnicamente fallita". Ma non ha lesinato un commento sul Salvataggio. "La storia dell'industria italiana deve essere grata a Cuccia. Quella del Gruppo di Intervento era un' operazione coraggiosa senza la quale Olivetti sarebbe morta già nel 1964". D'altra parte quella di Olivetti è stata "Una storia fantastica di morti: di macchine da scrivere, calcolatrici e dell'ultima invenzione che era il pc". Tutti prodotti via via spariti, soppiantati da altri.

 

Camillo Olivetti

 Nato nel 1868 da famiglia ebraica, rimasto orfano di padre ad un anno, Camillo Olivetti fu fin da bambino una mente intellettualmente talentuosa ma allo stesso tempo difficile da inquadrare negli schemi tradizionali. Venne iscritto al liceo classico, che completò con ottimi voti, si laureò il 24 dicembre 1891 in ingegneria elettrotecnica  (90/100) presso il Regio Museo industriale di Torino, insieme a Galileo Ferraris. Fu proprio quest’ultimo ad invitarlo al congresso internazionale sull’elettricità tenuto nell’ambito dell’Esposizione universale colombiana di Chicago (1893). Rientrato a Ivrea dopo aver trascorso un anno negli Stati Uniti, nel 1896 mise a frutto le sue competenze fondando la Olivetti per la produzione di materiali elettrici.

Nel maggio 1903  trasferì la Ditta a Milano, trasformandola il 16 giugno 1905 in società anonima per strumenti elettrici denominata C.G.S. (iniziali di Centimetro Grammo Secondo). Come riferito dalla Treccani, Camillo Olivetti non era però “portato per natura e per scelta alla crescita incontrollata e all’indebitamento con le banche”, per questo fece ritorno nel 1907 a Ivrea. Dall’esperienza americaa nacque però anche l’idea di realizzare una macchina vista in America e che in Italia non c’era se non in pochi esemplari importati: la macchina per scrivere. Come riporta la Treccani, Olivetti “disegnò una particolare soluzione del ‘cinematico’ (la parte più impegnativa, essendo l’insieme di leve e di rimandi di collegamento fra la tastiera e la leva portacaratteri o martelletto sino al foglio di carta). Nel novembre 1907 tornò negli Stati Uniti, per visitare le più importanti fabbriche del settore. Nel febbraio 1908 rientrò ed eseguì tutti i disegni tecnici del prototipo, depositando due brevetti. Il 12 agosto poté scrivere alla moglie una lettera battuta sulla sua prima macchina. Il 29 ottobre 1908 fondò a Ivrea la Società in accomandita semplice Ing. C. Olivetti & C., di cui gli appartenevano 44 carature (o quote) su 70. Gli operai in forza erano 20. (…) Il primo esemplare, chiamato M.1, fu presentato all’Esposizione universale di Torino per il cinquantenario dell’Unità d’Italia, nel 1911.

In Camillo Olivetti fu forte da sempre la spinta a prendere parte all’allora molto sentita “questione sociale”. Aderì al Partito socialista, sorto a Genova nel 1892, con il cui fondatore, Filippo Turati, ebbe rapporti personali. In occasione dello scoppio della Grande Guerra sentì come suo dovere di cittadino quello di contribuire alla causa generale del Paese: “la Società (che aveva superato i 100 dipendenti, con una produzione di 23 macchine a settimana) fu convertita alla produzione di parti meccaniche per l’industria bellica e segnatamente del magnete per motori d’aereo. Alla pace, la riconversione alla produzione normale fu immediata”. . Scrive Treccani: “Dopo l’8 settembre 1943 e quando la Wehrmacht arrivò anche ai cancelli della fabbrica, esortò gli operai che lo andarono a cercare a «prendere le armi, per difendere le vostre case, le vostre famiglie, le vostre macchine» (Bigiaretti, 1958, p. 32). 

Ricercato, fu aiutato a rifugiarsi a Pollone nel Biellese; la moglie fu nascosta a Vico Canavese; i figli erano dispersi in varie clandestinità o fuori Italia”. Morì all’ospedale di Biella il 4 dicembre 1943.

 

Adriano Olivetti

 Adriano Olivetti nasce sulla collina di Monte Navale, nelle vicinanze di Ivrea l’11 aprile del 1901, da Camillo, ebreo, e Luisa Revel, valdese. Non riceve l’educazione religiosa, ma soltanto in vista del secondo matrimonio, si converte al cattolicesimo. Si diploma per la sezione fisico-matematica dell’Istituto tecnico di Cuneo. Nell’aprile del 1918 si arruola volontario nel 4º reggimento Alpini e, dopo aver terminato il servizio militare, si iscrive al Politecnico di Torino e inizia a partecipare in maniera attiva al dibattito sociale e politico, collaborando alle riviste “L’azione riformista” e “Tempi Nuovi”. 

Eredita da suo padre Camillo,  che nel 1908 fonda a Ivrea “la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere”.

Nel 1924 inizia l’apprendistato nell’azienda paterna come operaio e poi dopo un anno vola negli Stati Uniti, dove visita decine di fabbriche fra le più avanzate, sia sotto il profilo della concezione che del rapporto con i dipendenti. Tornato in Italia, infatti, aggiorna e modernizza la Olivetti, con una serie di progetti appositamente pensati da lui. Cambia così il modo del rapporto con gli operai con la razionalizzazione dei tempi e metodi di montaggio, lo sviluppo della rete commerciale in Italia e all’estero e altro ancora. Avvia, a poco a poco, il progetto della prima macchina per scrivere portatile che uscirà nel 1932 con il nome di MP1.  La nuova organizzazione fa aumentare in maniera significativa la produttività della fabbrica e le vendite dei prodotti. Così diventa Direttore Generale dell’azienda, di cui diventerà Presidente nel 1938 subentrando al padre Camillo. Cambia il modo di riflessioni e sperimentazioni nel campo dei metodi di lavoro e pubblica, nella rivista da lui fondata, “Tecnica e Organizzazione”, vari saggi di tecnologia, economia e sociologia industriale. A Ivrea avvia la progettazione e costruzione di nuovi edifici industriali, uffici, case per dipendenti, mense, asili, dando origine ad un articolato sistema di servizi sociali. La sua attività di editore, scrittore e uomo di cultura si intensifica sempre di più.

Grazie ad gruppo di giovani intellettuali, aveva fondato una nuova casa editrice, la NEI (Nuove Edizioni Ivrea), che di fatto viene trasformata nel 1946 nelle Edizioni di Comunità. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale l’imprenditore si rifugia in Svizzera, dopo completa il libro “L’ordine politico delle comunità”, in cui esprime le idee alla base di un vagheggiato Movimento Comunità, fondato successivamente nel 1947. La rivista “Comunità” diventa il punto di riferimento culturale del Movimento. Improvvisamente, il 27 febbraio 1960, durante un viaggio in treno da Milano a Losanna, muore lasciando un’azienda con circa 36.000 dipendenti, di cui oltre la metà all’estero.

Vita privata

Nel 1924 sposa Paola Levi, figlia del patologo Giuseppe e sorella di Natalia Levi Ginzburg e di Gino Levi Martinoli. Dalla loro relazione nascono tre figli: Roberto, Lidia e Anna. Dopo il divorzio con Paola (1938), sposa Grazia Galletti, da cui nasce la figlia, Laura.

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