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IVREA. Favorevoli e contrari alla liberalizzazione di un tratto autostradale

IVREA. Favorevoli e contrari alla liberalizzazione di un tratto autostradale

A sinistra Luigi Sergio Ricca e Massimo Fresc a destra

Quando si parla di concessioni autostradale non si può non parlare della petizione del novevembre scorso lanciata dai cinquestelle per chiedere la liberalizzazione dei caselli autostrali  a Quincinetto, Ivrea, Scarmagno e Albiano, che a loro dire sarebbe la soluzione più idonea per ridurre l’afflusso dei circa 90.000 veicoli che ogni giorno percorrono le strade della città

Non pretendiamo - dicevano - che la liberalizzazione risolva tutti i problemi di Ivrea ma, essendo una soluzione a costo praticamente zero, senza impatti ambientali e realizzabile in pochissimo tempo, vogliamo provarci con determinazione... Siamo determinati a raggiungere il nostro obiettivo. Le condizioni sono certamente favorevoli, visto che è in corso la pratica per il bando della concessione autostradale che non verrà più automaticamente rinnovata al vecchio gestore come avvenuto negli scorsi decenni da parte dei governi passati. Oggi abbiamo l’occasione per imporre alcune condizioni per il rinnovo della concessione e, attraverso la gratuità dei caselli, migliorare la qualità dell’aria di Ivrea, la viabilità della città e contribuire alla diminuzione dei costi di cittadini e aziende ...”.

E secondo i cinquestelle “l’impatto sulla diminuzione delle polveri sottili nell’aria cittadina sarebbe notevole, con una netta contrazione, se non un azzeramento, del numero di sforamenti dei limiti di legge di Pm10 nell’aria, che nel 2017 sono stati sessanta, il dato più alto dal 2013 ad oggi. Continuando di questo passo nel 2018 la situazione potrebbe ancora peggiorare....”

“In sostanza - concludevano - una tangenziale di questo genere permetterebbe di alleggerire il traffico ad Ivrea ed abbattere l’inquinamento...”.

Sulla liberalizzazione dei caselli autostradali, perarlto, se ne è ache occupato il consiglio comunale, dove la proposta dei ciquestelle ha suscitato un interesse, unitario e trasversale.

Di tutt’altro avviso il sindaco di Bollengo Luigi Sergio Ricca.

“Liberalizzazione dei caselli? - scriveva in contemporanea con la raccolta firme - Non è vero che non costa. Il M5S porta a sostegno della sua tesi gli esempi di Chivasso verso Torino dove non si paga pedaggio, così come sulla Tangenziale torinese. Si dimentica che le concessioni autostradali si basano su un piano finanziario il cui equilibrio è basato tra ricavo dei pedaggi e costi di gestione,investimenti e manutenzione dell’infrastruttura (oltre che all’utile d’impresa, ovviamente). Se il ricavo dai pedaggi diminuisce, diminuiscono gli investimenti previsti dalla concessione: in estrema sintesi se liberalizzo Ivrea, o il mancato incasso  lo paga il territorio o lo pagano in modo diverso gli stessi utenti. Infatti, per Chivasso, al casello di Rondissone il pedaggio di chi vi transita, è stato a suo tempo ricalcolato, caricando su chi arriva dalle barriere precedenti il costo sia della percorrenza fino a Torino, sia dell’ipotizzato maggior traffico indotto dalla liberalizzazione. Lo stesso per è avvenuto quando si è liberalizzata la tangenziale di Torino, abolendo i caselli intermedi ed il pedaggio, ma si è caricato su chi arrivava, nel ns caso da Ivrea a Settimo Torinese, il costo di parte della tangenziale, circa 21 Km, sia che la si percorra sia che non la si percorra, uscendo in corso Giulio Cesare. Vi pare corretto? Da Ivrea noi paghiamo, per la liberalizzazione della tangenziale, in andata e ritorno da Torino, più di quattro dei quasi dieci euro di costo. Costo che aumenterebbe ancora se il pedaggio dovesse compensare anche il mancato incasso per l’abolizione del pedaggio tra Ivrea e Scarmagno. Chiaro chi paga?”

Si aggiungerebbero le  conseguenze sul casello di Albiano, e sulla viabilità conferente, ammesso che il traffico di attraversamento scelga la strada più lunga andando ad Albiano per poi rientrare ad Ivrea o viceversa... “E quali i costi, dal punto di vista ambientale, per maggiori percorrenze e consumi?”, stigmatizzava Ricca.

Insomma, secondo Ricca, l’unico scopo vero era ed è bloccare la realizzazione del Traforo di Monte Navale “sempre indicato da tutti gli strumenti urbanistici della città e da tutti gli studi sullo sviluppo del Canavese e sempre rimasto al palo per l’ostruzionismo di tanti e forse soprattutto per la pavida assenza di iniziativa...”

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