Ci sono paesi dove lo spirito di comunità è ancora forte. Dove tutti sanno chi sei, volente o nolente, fin da quando per la prima volta hai messo piede al bar. Ecco, a Monteu da Po, piccolo centro di poco meno di novecento anime sulla collina chivassese, tutto questo è esattamente così. Qui dove la roggia corre tra le case e fortuna vuole che non sia mai stata intubata, come avvenuto sciaguratamente altrove negli anni dei boom edilizi, dove il tempo sembra essersi fermato o, per lo meno, pare avere un ritmo tutto suo. Qui dove non esistono mezze misure: si elegge un sindaco appena maggiorenne per sostituire quell’altro ultrasettantenne. Ecco, in questo posto qui, tutti sanno davvero chi sei. Non ci sono filtri, maschere o mascherine. Pane al pane. Come quello che ogni sera Nino o Fiore servono da una vita ormai ai ragazzi del loro bar. Ragazzi di venti, ma anche di trenta, quaranta, cinquant’anni. Qui la carta d’identità non conta troppo e il “Bar Oasi”, in pieno centro, proprio di fianco alla roggia, è un punto di riferimento per l’intera comunità. E non solo.
Ecco perchè il lutto che qualche giorno fa ha colpito la famiglia Antonucci ha segnato tutti quanti.
A 75 anni, stroncato purtroppo da un male incurabile, se ne è andato il capostipite, Nicola Antonucci, da tutti conosciuto come “Nico”.
Si è spento in un letto dell’ospedale di Chivasso, circondato dall’affetto dei suoi cari: la moglie Rosetta, sposata cinquant’anni fa, e i figli Nino e Fiore che, appunto, oggi portano avanti il bar.
“Nico” era in pensione da qualche anno. Originario della Puglia, era arrivato in Piemonte poco più che ragazzino. A Monteu da Po c’era finito dopo aver vissuto qualche anno a Casellette, alle porte della Val di Susa, dove ha lavorato per tutta la sua vita in una fonderia.
Durante la settimana il lavoro, nel week end la famiglia, il calcio - ha giocato fino alla categoria della Promozione come portiere e fino a 52 anni tra i dilettanti - e, nell’ultimo periodo, il bar. Dove dava una mano ai suoi ragazzi, se c’erano delle “commissioni” da fare. E dove era praticamente tutti i giorni. “Nico”, tifoso del Bari, amico di don Piero Massaglia, socievole e scherzoso il giusto. Mancherà a tutti, all’Oasi e a Monteu da Po.
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