Violenze in carcere. Nei giorni scorsi il gip Stefania Cugge ha disposto una proroga delle indagini del fascicolo aperto dalla Procura. Ha in sostanza accolto le richieste presentate dall’avvocato Maria Luisa Rossetti, legale del “Garante dei detenuti” che si era opposto all’archiviazione.
Da una parte ci sono gli esposti dei detenuti sui pestaggi subiti,rimbalzati agli onori della cronaca anche grazie al garante nazionale. Dall’altragli agentiche dicono di vivere in condizioni disumane e che non ci stanno più a passare come i “cattivi”.
Le indagini.
Il fascicolo fa riferimento a lesioni relative a fatti avvenuti nel 2015. Agli atti anche la lettera, con nomi e cognomi, inviata dal detenuto Matteo Palo di Chivasso ai Radicali e pubblicata sul sito infoaut.org. Si raccontano le rivolte del 25 e del 26 ottobre 2016 che sarebbero (il condizionale è d’obbligo) state sedate dalla polizia “con un pestaggio ai limiti della sopportazione e due detenuti quasi in fin di vita”.
Ultima fermata di un calvario cominciato con la protesta del 14 ottobre dello stesso anno organizzata per richiedere un televisore in cella.
Ed è il racconto di chi si era ritrovato ostaggio di 3 o 4 agenti. E’ la disperazione che sale di notte, quando la direttrice non c’è. Ed è la paura di finire al quarto piano, in isolamento. Cui si aggiunge il dramma di gestire una struttura con 144 agenti effettivi, quando ne occorrerebero 156, senza un comandante di reparto e con pochi ispettori.
“Conosco il comandante che c’era quella sera, conosco il personale che ha lavorato e conosco le carte. E conosco anche i detenuti coinvolti – era intervenuta nel dibattito con una nota il direttore del carcere Assuntina Di Rienzo prendendo subito le difese degli agenti – I detenuti sono gli stessi che ad agosto avevano avuto 30 giorni di isolamento perché avevano malmenato un altro detenuto…».
“C’era chi stava lanciando oggetti, pezzi di sanitari, schegge di ceramica, si doveva pure intervenire in qualche modo – aveva aggiunto Di Rienzo – I primi accertamenti svolti dalla polizia giudiziaria hanno permesso di acclarare una diversa verità sui gravi episodi a cui il detenuto fa riferimentogià al vaglio dei competenti uffici ministeriali e della locale autorità giudiziaria”.
Peccato che non ci fossero testimoni, nè per la difesa, nè per l’accusa, dato che gli impianti di videosorveglianza del quarto piano non funzionavano
In consiglio comunale
Seguì, dopo le denunce un vero e proprio dibattito anchein consiglio comunale a Ivrea, grazie ad una mozione (poi bocciata dalla maggioranza) degli allora consiglieri comunali Francesco Comotto e Alberto Tognoli.
La domanda che si erano fatti è: “Il carcere di Ivrea è davvero uno dei peggiori di tutta Italia come è stato titolato e continuano a titolare un po’ tutti i giornali…”.
La risposta avrebbe dovuto essere“Sì”, almeno a sentire le tante incongruenze rilevate da quei consiglieri regionali (di diverso schieramento politico) che lì dentro ci erano entrati e avevano potuto constatare tutto, ma proprio tutto, con i propri occhi. Laddove per “tutto “s’intende, tutto quel che c’era da vedere.
“Abbiamo appreso – avevano commentato Comotto e Tognoli – di quei due locali di contenimento, definiti “cella liscia” nel reparto di isolamento e “acquario” a fianco della sala per le visite mediche. Sarebbero in condizioni strutturali e igieniche molto al di sotto dei limiti di accettabilità e del rispetto della dignità dell’essere umano …”.
Ma quel che più di tutto aveva stupito entrambi i consiglieri era stato il rifiuto della direttrice ad autorizzare una visita di una rappresentanza del consiglio perchè “il carcere non è uno zoo…”.“Parole offensive – aveva tuonato Comotto – nei confronti di chi cerca di esercitare il proprio ruolo….”.
Ancora impresse nelle memoria la descrizione che il garante fa delle due celle senza vetri e senza riscaldamento, del materasso tagliato e dei resti fecali nella turca.
“Immagini che si vedono solo nei film – ci era andato giù secco Comotto – Mancava anche il registro degli eventi critici e dei procedimenti disciplinari…”.
E si ricomincia dai numeri (244 detenuti anzichè 192 e 144 agenti penitenziari invece di 156) e da una recente richiesta del sindacato della polizia penitenziara (Osapp)per la chiusura del carcere e l’immediatato trasferimento del personale in una qualsiasi altra sede della Repubblica italiana.
Tutto scritto nero su bianco, e non sono cucche, in una comunicazione ufficale inviato ai vigili del fuoco e per conoscenza alla Corte d’appello e al Prefetto di Torino.
“La situazone è grave - commentava alcune settimane fa il segretario generale Leo Beneduci - Per questo abbiamo anche conferito mandato al nostro studio legale. Valuteremo insieme ogni utile iniziativa presso le Autorità giurisdizionalmente pertinenti....”.
All’indice le condizioni (pessime) in cui sono costretti ad operare gli agenti di Polizia penitenziaria e persino i detenuti.
“Di vivibilità strutturale e gestionale - sottolinea l’Osapp - ai limiti se non, probabilmente, al di fuori della legalità e sicuramente fuori da ogni più elementare forma di organizzazione e gestione prevista per un qualsiasi istituto penitenziario che non sia presumibilmente attribuibile ai paesi, con tutto il dovuto rispetto, del terzo mondo.
E poi giù un elenco dettagliatissimo delle cose che non vanno a cominciare da un direttore che è in procinto di essere trasferito in altra sede senza che sia stato indicato ancora un direttore in sostituzione che, con tutta probabilità, non verrà neanche individuato
S’aggiunge che il Comandante del Reparto è pro-tempore per tre giorni alla settimana e per i prossimi tre mesi non è dato conoscere chi sia il Comandante effettivo né se ne sia previsto uno e che il Capo Area contabile è incaricato in missione da altro istituto per 1 (UNO!) solo giorno a settimana.
Ma c’è dell’altro e c’è che l’istituto risulterebbe oberato di debiti con i vari fornitori e non vi sarebbero più fondi neanche per acquistare delle lampadine. Prova ne sia che ultimamente parrebbe che il Capo area contabile a qualunque richiesta di materiale risponda testualmente e per iscritto “non ci sono soldi”;
“Dall’inizio del mese di ottobre, - stigmatizza Beneduci - l’impianto antincendio non è funzionante (!). In caso di incendio dovrebbero intervenire con autobotti i Vigili del Fuoco per un istituto dove lavorano circa 200 persone e con la presenza media di circa 250 detenuti. Il tutto in maniera assolutamente difforme e contrario ai principi ed alle norme sulla sicurezza dei lavoratori...”.
E si continua con gli allarmi antiscavalcamento e anti-intrusione parzialmente o totalmente fuori uso ed ormai non riparabili in quanto di vecchia dotazione. Con l’impianto dell’acqua a rischio legionella come segnalato dalla ASL competente tanto da consigliare un intervento di purificazione. Infine, ma non in ultima con la recinzione del campo sportivo interno e con la recinzione esterna entrambe arrugginite e con il pericolo di crollo del muro di cinta dichiarato inagibile da più di dieci anni.
“Le luci notturne - aggiungono ancora i sindacati - sono in gran parte non funzionanti e questo impedisce la visione alle poche video camere di sicurezza presenti. Si dovrebbero sostituire ma non ci sono i soldi per acquistarne altre....”.
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