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SETTIMO. Monoservizi Bibo chiede tempo per assemblare polimeri “eco”

SETTIMO. Monoservizi Bibo chiede tempo per assemblare polimeri “eco”

Ci sono 100 posti di lavoro a rischio. La Bibo, l’azienda leader nella produzione di plastica monouso (piatti, bicchieri e posate), lancia l’allarme. Di mezzo, c’è una direttiva europea che punta il dito proprio contro i polimeri non biodegradabili.

Dal 2021 saranno vietati infatti posate e piatti, cannucce, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso (come le scatole di fast food), bastoncini di cotone per i prodotti dell’igiene tipo cotton fioc. Per altri prodotti ci saranno obiettivi di riduzione. Per le bottiglie in Pet delle bevande, per esempio, viene fissato un obiettivo vincolante di almeno il 25% di plastica riciclata dal 2025 in poi, calcolato come media per lo Stato membro. Nel 2030 tutte le bottiglie di plastica dovranno rispettare un obiettivo di almeno il 30% di contenuto riciclato. Lunedì pomeriggio, proprio nello stabilimento Bibo di Settimo Torinese si è riunito un tavolo, composto da imprenditori, politici e sindacalisti per trattare la questione.

“Questo è uno stabilimento storico - ha esordito l’assessore al lavoro Massimo Pace - ci lavorano circa 105 dipendenti. Io capisco le ragioni ambientali che hanno portato in una certa direzione ma qui alcune persone rischiano di perdere il lavoro”. Chiede più tempo il proprietario della Bibo, Paolo Di Santo, per arrivare ad una transizione verso materiali biodegradabili c’è bisogno di un processo più lungo e complesso. “Questa è un’eccellenza italiana, e non parlo solo dei 100 dipendenti che abbiamo qui ma dell’intera filiera che conta 3 mila lavoratori. Noi, questa direttiva, l’abbiamo vista come una minaccia che può compromettere molte aziende, a maggior ragione in Italia, uno dei paesi più importanti in questo settore. Chiediamo un percorso, condiviso che ci permetta di salvaguardare questa eccellenza”. Dello stesso avviso anche Angelo Bonsignore, della federazione della aziende del comparto gomma - plastica. “Nella legge di bilancio appena approvata - ha spiegato - ci sono tempi più lunghi rispetto alla direttiva europea, si parla di 2023. In questi anni dovremo verificare la sostenibilità e la riciclabilità dei nostri materiali. La plastica tradizionale non è riciclabile? Va bene, andremo verso quella di origine non fossile, però, chiariamo, la plastica monouso non è una parolaccia. Pensiamo agli ospedali, alle situazioni di emergenze, alle grandi manifestazioni. Con questa direttiva hanno deciso di far chiudere un comparto in un anno”.

Preoccupazione anche da parte di Marco Ombroni, presidente della federazione delle aziende produttrici di plastica monouso. “Se la direttiva dovesse passare così vorrebbe dire che, da un giorno all’altro, ci ritroveremmo a non poter più usare posate e bicchieri di plastica? Gli ospedali come farebbero? Nei grandi eventi? Ci portiamo i coltelli di acciaio?! Serve un approccio meno ideologico, noi siamo d’accordo con la riduzione dei consumi ma serve un percorso chiaro”. Stesse richieste anche da parte dei lavoratori con il sindacalista della Cisl, Gerardo Fusco. “Qui siamo tutti ecologisti ma serve che le imprese abbiano la possibilità di organizzarsi. Dobbiamo stare attenti al lato occupazionale”. All’incontro c’erano anche la deputata del Movimento 5 Stelle, Jessica Costanzo, e la senatrice di Forza Italia, Claudia Porchietto.

“Ci sono evidenti risvolti sull’occupazione che vanno considerati - ha detto la Costanzo - spero che inizia un dialogo che tenga conto anche dei lavoratori, a breve ci sarà un tavolo interministeriale con le aziende”.

“Il tema della gradualità - ha concluso la Porchietto - è fondamentale, ma c’è anche un discorso di educazione civica. Oggi la gente butta in mare la plastica domani butterà la bioplastica, bisogna intervenire anche su quello”.

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