“Quando avremo le idee più chiare, prenderemo una decisione politica...”aveva preannunciato qualche mese fa l’assessoreall’urbanistica Michele Cafarelli. Bene! Ci siamo! L’iperstore di Novacoop nell’ex Casa Molinario, sparito dai radar da qualche mese, atterrerà in consiglio comunale tra Natale e Capodanno (c’è chi dice il 27 dicembre) e avrebbe potuto arrivarci già il 20 se il consigliere comunale Francesco Comotto non si fosse messso a pestare i piedi per terra, stoppandolo e chiedendo un passaggio in commissione “Voglio prima vedere le carte...” avrebbe più o meno sentenziato e così sarà.
Chiaro però a tutti, a questo punto, che quel che sembrava impossibile ieri, oggi potrebbe tasformarsi in una medaglia da appendere al pettto.
Tutto più chiaro anche sull’utilizzo del “Piru” (Programma integrato di rigenerazione urbana) uno strumento urbanistico, previsto dalla legge regionale e pensato per la riqualificazione di parti indicative della città e dei sistemi urbani, da discutere in conferenza dei servizi e pure in consiglio comunale. Il tutto a valle della “non decisione” della seconda sezione del Tar di Torino, presieduta dal giudice Carlo Testori che a novembre dello scorso anno “aveva accolto” il ricorso presentato dalla Genco srl di Valter Martinetti.
L’ultimo dei problemi sollevati, in base a quanto si era detto, avrebbe fatto riferimento a quella parte dell’area che guarda al sito Unesco, ma esisterebbe un parere della Sovrintendeza, sostanzialmente positivo fatte salve alcune modifiche progettuali alla facciata dell’edificioe al parcheggio.
Come si è arrivati sino a qui, con una sostanziale vittoria dei proponenti, è presto detto non foss’altro che sempre secondo il Tar, il Comune avrebbero dovuto sedersi intorno ad un tavolo e decidere il da farsi entro e non oltre 90 giorni “in uno spirito di reciproca e leale collaborazione …”.
Impraticabilee improponibile quindi l’ipotesi dell’ufficio tecnico di non costruire lì, ma in corso Vercelli, in direzione Burolo con un “no” ribadito addirittura due volte. Al primo, che faceva riferimento ad un’operazione di “variante semplificata al piano regolatore” ne era infatti seguito un secondo, sulla base di una memoria tecnica, inviata da Genco a sostegno della legittimità, della congruità e della completezza degli elaborati presentati.
Insomma c’era il dubbio che i “no” dell’ufficio tecnico fossero appesi a dei cavilli e il giudice lo aveva pure scritto a chiare lettere suggerendo che l’istanza, forse, “avrebbe potuto essere istruita previa modifica della sua veste formale….”
Uno schiaffo talmente sonanteche l’ex sindaco Carlo Della Pepa, negli ultimi mesi del suo mandato, aveva additiritura deciso di occuparsi della “patata bollente” in prima persona tra le altre cose organizzando un incontro con gli avvocati suoi e dell’impresa.
In ballo c’era e c’è un investimento da 14 milioni di euro, uno dei più grande che Ivrea abbia visto negli ultimi anni.
Parliamo di un’area di 13.500 metri quadri, tra corso Nigra e via Di Vittorio, proprio davanti al Movicentro, all’interno della quale si prevede la demolizione di due fabbricati, tra cui l’ex casa Molinario (che un tempo ospitava il centro prenotazioni unico dell’Asl To4), la realizzazione di un parco urbano di 1.300 metri quadri con tanto di percorso ciclo pedonale, una nuova piazza di fronte alla stazione e varie modifiche alla viabilità, non in ultima due rotonde. S’aggiunge, evidentemente, l’Iperstore di 2.500 metri quadri.
Valter Martinetti, titolare della Genco srl, e i curatori del progegetto (lo Studio Casalatina) ne fanno una questione economica (solo per Casa Molinario hanno speso 750 mila euro), ma anche di diritto, non foss’altro che il nuovo fabbricato pareggerebbe i conti con i due vecchi edifici da abbattere pari a 12.676 metri cubi. “Tradotto il tutto in metri quadri – ci avevano spiegato – si andrebbero ad utilizzare appena 4.814 metri rispetto ai 6.754 consentiti dal piano regolatore…”.
Con in una mano le cartine e nell’altra la delibera del consiglio regionale del 2012 sulla programmazione urbanistica del commercio al dettaglio, non avevano e non hannodubbi. “Noi siamo in A3 e non in A1 - sottolineavano - Essere in A1, cioè in centro storico, significa non poter fare quasi nulla, essere in A3, al contrario, quasi tutto, compreso un negozio con una superficie di 2.500 metri quadri...”
Nel primo caso sarebbero infatti possibili solo esercizi commerciali non più grandi di 900 metri quadrati oppure, come già detto l’utilizzo di altre aree già individuate dal piano regolatore del 2006, una fra tutte in corso Vercelli verso Burolo. Ma quest’ultima, oramai, è davvero tutta un’altra storia...
Commentiscrivi/Scopri i commenti
Condividi le tue opinioni su Giornale La Voce
Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter
...
Dentro la notiziaLa newsletter del giornale La Voce
LA VOCE DEL CANAVESE Reg. Tribunale di Torino n. 57 del 22/05/2007. Direttore responsabile: Liborio La Mattina. Proprietà LA VOCE SOCIETA’ COOPERATIVA. P.IVA 09594480015. Redazione: via Torino, 47 – 10034 – Chivasso (To). Tel. 0115367550 Cell. 3474431187
La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70 e della Legge Regione Piemonte n. 18 del 25/06/2008. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo
Testi e foto qui pubblicati sono proprietà de LA VOCE DEL CANAVESE tutti i diritti sono riservati. L’utilizzo dei testi e delle foto on line è, senza autorizzazione scritta, vietato (legge 633/1941).
LA VOCE DEL CANAVESE ha aderito tramite la File (Federazione Italiana Liberi Editori) allo IAP – Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria, accettando il Codice di Autodisciplina della Comunicazione Commerciale.