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TORRAZZA. Delitto Caccia. Pavia: "Non hanno mai indagato sui giudici".

TORRAZZA. Delitto Caccia. Pavia: "Non hanno mai indagato sui giudici".

Bruno Caccia

Le indagini sull'omicidio di Bruno Caccia, il procuratore ucciso a Torino nel 1983 per mano della 'ndrangheta, non hanno mai preso in considerazione le conoscenze di "un gruppo di potere" che aveva contatti nel mondo della magistratura subalpina. E' quanto afferma Vincenzo Pavia, 62 anni, "reo confesso di nove omicidi e decine di rapine in Italia e in Europa", in una intervista pubblicata oggi sulle pagine locali del quotidiano La Stampa. "Ho già detto queste cose ai magistrati nel 1996 - afferma - e non ho problemi a ripeterle. Sono a verbale, registrate". Per il delitto Caccia nel 1992 è stato condannato all'ergastolo con sentenza definitiva Domenico Belfiore in qualità di mandante; nel 2017 il carcere a vita (in primo grado) è stato inflitto a uno dei presunti esecutori, Rocco Schirripa. Nell'intervista, Pavia osserva che gli inquirenti "non hanno mai istruito un processo sulle conoscenze tra il mondo di Gianfranco Gonella, socio in affari di Belfiore, e una parte della magistratura". Gonella era un imprenditore che "attraverso il bar Monique (che era nello stesso edificio della procura, in via Tasso - ndr) aveva creato una serie di rapporti stretti con alcuni uomini della procura e del tribunale che frequentavano quotidianamente quel luogo". Secondo Pavia, "il gruppo Belfiore-Gonella aveva in mano molta gente in procura" e "al netto di Caccia, Caselli e Maddalena, e quelli organici a questo gruppo, diciamo che la metà dei magistrati era avvicinabile, nel senso che ci si poteva parlare e che le cose si potevano aggiustare"
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