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17 Ottobre 2018 - 10:34
Maurizio Gugliotta Settimese, aveva 51 anni
La richiesta del Pubblico Ministero ci infonde un po’ di fiducia”. Carmela Caruso, vedova di Maurizio Gugliotta, ha accolto con soddisfazione la richiesta dell’ergastolo formulata nell’udienza di oggi, giovedì 11 ottobre 2018, in tribunale a Torino, dal pubblico ministero dott. Gianfranco Colace, nei confronti dell’assassino del marito: il profugo nigeriano di 27 anni Khalid De Greata, che un anno fa, il 15 ottobre 2017, al mercato di libero scambio della città della Mole, ha sgozzato senza motivo il cinquantunenne di Settimo, ferendo anche l’amico che si trovava con lui.
L’omicida – così ha giustificato il suo misfatto – credeva che i due amici, che non conosceva minimamente e che stavano semplicemente passeggiando tra i banchi del suk, avessero sparlato di lui, circostanza tassativamente smentita dal “superstite” e in netto contrasto con l’indole mite della vittima.
“Non posso che trovarmi d’accordo sul fatto che il sostituto procuratore ritenga nettamente prevalenti le aggravanti di questo crimine, come i futili motivi, rispetto alla seminfermità mentale riconosciuta all’omicida, a cui peraltro noi continuiamo a non credere. A vederlo così tranquillo in aula tutto sembra fuorché una persona con problemi psichici. E poi, durante la requisitoria del pubblico ministero, sono emersi una serie di elementi che tutto fanno pensare fuorché a un pazzo, a cominciare dal fatto che non è scappato solo perché è stato trattenuto dalla folla, altrimenti i carabinieri non l’avrebbero fermato sul posto” prosegue la signora Caruso, che è supportata da Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini.
“Adesso – conclude Carmela Caruso – io e i miei tre figli riponiamo tutte le nostre speranze nel giudice. Chiediamo una pena congrua per il tremendo crimine che l’assassino ha commesso, strappandoci Maurizio”.
Nell’udienza di lunedì 15 ottobre, il difensore dell’imputato reo confesso ha battuto sulla seminfermità mentale che è stata riconosciuta al suo assistito, ferma restando la sua capacità di sostenere il processo: il suo legale ha chiesto che non venga considerata l’aggravante dei futili motivi, in quanto il folle gesto sarebbe a suo dire da attribuirsi alla patologia. Ha contestato anche il reato di tentato omicidio, asserendo che si tratterebbe solo di tentata lesione, e ha richiesto l’applicazione delle attenuanti generiche e dello sconto di pena previsto dal rito abbreviato.
Il 19 ottobre, sarà emessa la sentenza.
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