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26 Settembre 2018 - 23:18
Canale Clapetto, sindaco di Quincinetto
Diciamocela tutta? Costruito nel 1958 dal Comune con una spesa che in allora toccò i 220 milioni di vecchie lire, oggi il ponte quei suoi primi 60 se li porta addoss proprio male e si vede a occhio nudo.
Esiste un progetto già pronto per la manutenzione ordinaria, firmato dai tecnici di Ativa, per un costo totale di circa 2 milioni...
“La società aveva addirittura già fatto l’appalto - spiega Capletto - e quando l’ho saputo ho chiesto loro se avessero l’autorizzazione del Ministero e mi han detto no. A quel punto li ho bloccati. E la cosa si era fermata lì... con un fitto scambio di corrispondenza tra tra Ativa e Ministero su questioni che definire burocratiche è dire poco”.
Morale? Il 23 agosto s’è tenuto l’incontro in Prefettura e qui Canale Capletto ha cominciato a battere i pugni sul tavolo dimostrando, senza ombra di dubbio, che la “manutenzione ordinaria” fosse ormai superata e adesso occorresse un ponte nuovo di pacca... anche considerando che il “mancato intervento tempestivo ha comportato negli anni un continuo e irreparabile degrado delle strutture”.
Incredibile ma vero, Ativa non si è tirata indietro impegnandosi a costruirne uno nuovo, con soldi propri, al costo di circa sette milioni e 140 mila euro.
“La diatriba tra Ativa e Ministero per il rinnovo della concessione - mette le mani avanti Clapetto - non c’entra nulla. Ativa è disponibile. Punto”.
E’ seguita la lettera di Ativa al Ministero con le ultime analisi sul viadotto e la necessità di limitare l’accesso ai mezzi con un portata inferiore alle 3,5 tonnellate (il precedente limite di carico riguardava mezzi sotto le 19 tonnellate) con l’eventuale possibilità di “disporre l’interdizione completa al passaggio di qualsiasi mezzo qualora venissero ravvisati ulteriori possibili peggioramenti e fosse ulteriormente ritardata l’esecuzione degli interventi di adeguamento”.
E stando agli ultimi controlli, effettuati aprendo delle “finestre” nel cemento per consentire l’ispezione dei cavi, i problemi sarebbero dovuti ai pochi travi per ogni campata, al modesto spessore del calcestruzzo che ricopre le armature e, infine, alla precompressione, tecnica molto usata negli anni 50, che consiste nel produrre artificialmente una tensione nel calcestruzzo attraverso acciai di alta qualità per migliorarne la resistenza.
Anche su questa documentazione, evidentemente, indagherà la Procura di Ivrea che nelle prossime ore valuterà se richiedere alla Procura di Torino gli atti di un’inchiesta, mai giunta a conclusione, scattata nel 2016 in seguito alla denuncia dell’allora senatore Stefano Esposito, vice presidente della commissione Trasporti di Palazzo Madama, sulla mancata manutenzione di ponti e cavalcavia gestiti da Ativa.Edicola digitale
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