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17 Giugno 2018 - 21:12
saccone a villa assisi
Il prefetto di Torino, Renato Saccone, l’ha annunciato sabato pomeriggio, durante l’assemblea regionale di Libera Piemonte, l’associazione che si occupa di diffondere la lotta contro tutte le mafie, organizzata nel cortile di villa Assisi. La casa di Nicola Assisi, 60 anni, uno dei più importanti narcotrafficanti mondiali, condannato a 30 anni ed oggi ancora latitante, e incendiata la scorsa settimana, verrà affidata nel giro di qualche giorno. Certo sarà un affidamento provvisorio, ma servirà per accelerare i tempi verso un’assegnazione definitiva.
“Non possiamo attendere - s’è rivolto Saccone a tutti i presenti -. Insieme con la sindaca, con Libera, con le forze dell’ordine abbiamo deciso di fare appello a tutte le nostre risorse per partire quanto prima con un presidio che non sia solo delle forze dell’ordine”. L’obiettivo è cooinvolgere nel riuso l’intera cittadinanza.
“All’agenzia dei beni confiscati - aggiunge - abbiamo già proposto, e speriamo che l’accolga, di assegnare immediatamente ed in via temporanea il bene, che oggi è inutilizzabile, per consentire nei prossimi cinque mesi di arrivare all’assegnazione definitiva”.
Nel frattempo, dal 25 giugno, la casa sarà presidiata 24 ore su 24 dai ragazzi di Libera e dall’Arma dei carabinieri.
“Ci rappresenteranno tutti quanti- afferma ancora il prefetto -. E’ il nostro obiettivo, ne va della credibilità dello Stato. Non si tratta solo di affermare dei principi, ma di testimoniare...”.
Ma durante il raduno non è intervenuto solo Sacconi.
C’erano Maria Josè Fava, referente dell’associazione, l’ex procuratore di Torino, Gian Carlo Caselli, il Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. E anche don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e tra i primi firmatari che portarono alla creazione dell’articolo 416 bis del condice penale, per punire tutte le organizzazioni di stampo mafioso, Giuseppe Legato, giornalista del quotidiano La Stampa esperto del caso Assisi, il sindaco Giosi Boggio e tutti i primi cittadini dei Comuni limitrofi.
“In questo momento - ha detto Maria Josè Fava - qui si rappresenta lo Stato. Lo Stato con le forze di polizia, i cittadini, le associazioni, i sindaci. Quello Stato che alle mafie vuole dire no e vuole dirlo in questo luogo che ha un grandissimo significato”.
La decisione di effettuare l’assemblea regionale a San Giusto era stata già presa prima dell’incendio intimidatorio.
“Doveva essere un’assemblea in cui ci raccontiamo i risultati raggiunti nell’anno sociale e in cui programmare l’anno dopo - ha aggiunto -. Oggi sarà diversa ed è un modo per dire al sindaco e all’amministrazione, alla cittadinanza che non sono soli”.
Dopo la ricostruzione delle vicende legate ad Assisi da parte del giornalista Giuseppe Legato, l’intervento dell’ex procuratore Caselli.
“L’atto intimidatorio che si è verificato a San Giusto - sostiene - ricorda la devastazione della villa di San Sebastiano Po, asseganata anch’essa tramite Libera alle associazioni cbe la gestoscono ora. Più o meno la stessa identica cosa e questo significa che ancora una volta la criminalità organizzata si affaccia in maniera prepotente per dire qui ci sono stato io e continuo ad esserci ancora come controllore del territorio”. Sempre lui ha sottolineato quanto in Italia si tenda sottovalutare la mafia.
“La mafia non è al centro dell’attenzione in questo paese, si dà più importanza agli stranieri, agli altri, che sono considerati il vero problema di questa società”.
Poi, il sindaco Giosi Boggio.
“Questo è il momento della presa di coscienza di quanto sta accadendo. Molte volte non ci rendiamo conto di quello che sta accadendo, proviamo sgomento e subito dopo abbiamo una reazione. E qui c’è stata una reazione forte della popolazione, sono presenti le associazioni, quasi tutti i sindaci del nostro territorio, che mi hanno manifestato la loro vicinanza. Noi vogliamo che la bandiera della legalità sventoli sui nostri paesi”.
Dopo l’intervento del presidente, Sergio Chiamparino, che ha ringraziato Libera per il grande lavoro che riesce a fare sui territorio coinvolgendo soprattutto i giovani, l’ultima parola è stata lasciata a don Luigi Ciotti, che ha ripercorso la storia di Libera, avvenuta a Torino, ha ricordato Pio La Torre, la nascita della legge che contempla i reati di stampo mafioso, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Bruno Caccia.
“La mafia arriva da lontano e in questa regione ci sono sempre stati gli anticorpi perchè si è sempre lottato...”.
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