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28 Maggio 2018 - 23:12
il comitato ambiente
C’ha provato, il Comune di Rondissone, a mettere un freno alle proteste del Comitato contro la realizzazione dell’impianto a biometano proposto da Ferplant. Ma non c’è riuscito. L’episodio risale allo scorso novembre, ma è venuto a galla solo adesso.
Il 7 novembre del 2017, l’amministrazione del sindaco Miriam De Ros ha inviato all’ambientalista Giuseppe Tosetto una diffida, a firma dell’avvocato Anteo Massone, chiedendo all’intero Comitato di smettere di diffondere “notizie palesemente inventate”.
Nel mirino c’era un volantino che gli attivisti avevano distribuito alla popolazione per evidenziare quali potevano essere i rischi ed i pericoli che un impianto a biometano, che produce compost dai rifiuti organici, potesse causare sul territorio: esplosioni e incendi e lo scarico di acque reflue in una rete fognaria pubblica insufficiente a ricevere le acque reflue. Il Comitato sostiene anche che l’impianto si troverebbe troppo vicino alle abitazioni del complesso 2001, dove nei pressi sorge anche il Centro Giovani di Rondissone.
La propaganda “anti biogas” non era piaciuta agli amministratori che avevano deciso di procedere per vie legali.
“Il Comune non intende in alcun modo ‘svendere’ nè la salute, nè l’ambiente dei cittadini per denaro - scrive l’avvocato a nome del Comune nella diffida - [...]. Il rischio di incendio verrà valutato dal Comando provinciale dei Vigili del Fuoco alla luce del progetto presentato dalla Ferplant e potrà essere messo in esercizio solo previo ottenimento del certificato di prevenzione incendi”. Riguardo alle acque reflue sosteneva invece che “verranno scaricate in parte nella fognatura pubblica ed in parte sul corso idrico superficiale. La fognatura è gestita da Smat che valuterà la sostenibilità della rete rispetto alle acque prodotte”.
La diffida non ha fermato però le attività di protesta. Grazie alle osservazioni del Comitato, infatti, Città Metropolitana aveva sospeso il progetto in Conferenza dei Servizi di Città Metropolitana, anche se dopo qualche settimana Ferplant lo ha ripresentato.
“La lettera dell’avvocato è datata 7 novembre – racconta la portavoce Squillace Barbara - ma ci è stata recapitata dopo la Conferenza dei Servizi, come si può notare, le nostre preoccupazioni hanno trovato conferma nella pronuncia della Conferenza che il 10 novembre scorso ha sospeso il progetto proprio per le motivazioni sollevate dal Comitato e dalle perplessità manifestate dai Sindaci dei Comuni di Torrazza, Verolengo e Mazzé. Il Comitato ha sempre agito nell’esclusivo supremo interesse della salute pubblica dei cittadini e visto che questa dovrebbe essere anche la primaria finalità del Comune di Rondissone, dovrebbero per questo esserci riconoscenti”. Ma a quanto pare non lo sono..!
“Nonostante abbiamo già subito una diffida dall’amministrazione - aggiunge Squillace - il Comitato non si farà mettere il bavaglio ma continuerà la sua opera di sensibilizzazione e informazione, mettendo al primo posto la salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente, come prevede anche il regolamento comunale”. Di fronte al rischio di un industria “insalubre” di prima classe, ( art. 216 del Testo Unico delle Leggi Sanitarie- Regio Decreto 27 luglio 1934), che potrebbe avere un alto impatto ambientale su tutto il territorio, la nostra amministrazione dovrebbe manifestare la sua contrarietà e invece sono pronti a spianare la strada. Al Primo cittadino ricordiamo anche l’articolo 117 del decreto legislativo numero 112/1998 che recita che come massima Autorità Sanitaria, in qualità di Primo responsabile della salute dei cittadini, oltre che nel pieno rispetto dei “principi di precauzione e prevenzione” di cui all’art. 191 del TFUE e all’art. 3-ter del Dlgs 152/2006, il Sindaco può emanare ordinanze urgenti, ed esprimere quindi il proprio parere negativo alla realizzazione dell’impianto biometano”.
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