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IVREA. Tutte le strade portano a Roma. E le autostrade?

IVREA.  Tutte le strade portano a Roma. E le autostrade?

l’Autostrada Torino Quincinetto

E’ arrivato nero su bianco il via libera finale all’accordo tra Italia e Ue dello scorso luglio che mette il sigillo alla proroga delle concessioni autostradali a Sias (Gruppo Gavio) e Aspi (Famiglia Benetton), sbloccando 8,5 miliardi di investimenti in particolare per la Asti-Cuneo e la Gronda di Genova. Contestualmente, l’Italia si impegna ad aprire bandi di gara già entro il 2019 su altre tratte gestite da Sias (la A21 Torino-Piacenza-Brescia e la Torino-Ivrea-Val d’Aosta) e poi entro il 2030 per la Torino-Milano e la stessa Asti-Cuneo. “In stretta collaborazione con l’Italia, abbiamo trovato una soluzione che permetterà di effettuare investimenti essenziali nelle autostrade italiane, limitando nel contempo l’impatto sugli utilizzatori ed evitando una sovracompensazione delle imprese che gestiscono le autostrade”, ha dichiarato la commissaria Ue alla concorrenza Margrethe Vestager. L’intesa di principio era stata infatti raggiunta il 5 luglio scorso con il ministro ai trasporti Graziano Delrio, dopo quasi un anno e mezzo di negoziati e che allora lo definì un “accordo storico”. Questo prevede una proroga quadriennale della concessione sia per “Autostrade per l’Italia”  che per Sias  fino rispettivamente al 2042 e al 2030, nonché un tetto massimo agli aumenti dei pedaggi che non potranno superare il tasso di inflazione maggiorato dello 0,5%. L’Italia ha quindi rinunciato alle proroghe per altre autostrade gestite da Sias, come la A15 Parma-La Spezia, ma anche per le Autostrade gestite da altri non in ultima la tangenziale di Torino e la Torino-Quincinetto  gestite dal Gruppo Ativa tra i cui soci figura anche Gavio ma non ne ha il controllo che invee è in mano al Gruppo Mattioda. Su questi due tratti autostradli, però ancora si attende l’esito di un un secondo ricorso al Tar contro il Ministero dei Trasporti presentato dopo che la seconda sezione del Tar del Piemonte, presieduta da Carlo Testori, ne aveva respinto uno. Anche Ativa (Toh, guarda) chiedeva un rinnovo, tra le altre cose, per la realizzazione del nodo idraulico di Ivrea, attraverso un intervento in project financing da 380 milioni, a fronte di una proroga di 15 anni. Solo che per Gavio e per Benetton il Governo si è catapultato a Bruxelles una o più volte, per Ativa non ha mosso un dito che sia uno. Tutta la storia E tutto comincia con la doccia fredda del gennaio del 2016 quando Ativa si presenta con 4 avvocati davanti alla Commissione lavori pubbblici del Senato, presieduta da Altero Matteoli (mancato in un incidente stradale), per illustrare il suo Project Financing e il prolungamento di una concessione datata 1957 e  scaduta nell’agosto del 2016. Ed è nella capitale che arriva  un “No” grande come una casa anche a fronte dei buoni propositi sui tanti “lavori indifferibili ed urgenti”. “Ma come si fanno a considerare indifferibili e urgenti i lavori del nodo idraulico di Ivrea che attendono lì da 16 anni… L’alluvione c’è stata nel 2000 …”, s’era messo a urlare l’ex senatore Stefano Esposito (PD). Che poi in verità gli interventi sul nodo idraulico di Ivrea per mettere in sicurezza il territorio nascono dalle prescrizioni a suo tempo indicate dall’Autorità d’ambito  del Po (per ciò che riguarda l’area della Dora Baltea) e della Regione Piemonte (per il Rio Ribes).  E a definirli “indifferibili ed urgenti” era stata una sentenza del Tar alla quale lo Stato non ha mai fatto ricorso. “Questo perchè la Regione – aveva spiegato l’ingegner Luigi Cresta di Ativa – con le prescrizioni del 2002 ha fatto costruire gli argini a protezione dei centri abitati più alti dell’autostrada. Abbiamo costruito delle paratie medievali, ma in caso di alluvione,  l’autostrada si trasformerebbe in una diga per 7 chilometri…”. E se è certo che in base alle prescrizioni dell’Autorità d’ambito la sopraelevazione si deve fare, così come è certo che esiste già un progetto approvato dal Ministero dell’ambiente nel gennaio del 2015, è però altrettanto certo che non si capisce perchè la dovrebbe fare per forza Ativa. “Forse perchè la Città Metropolitana è socia al 17% – aveva a suo tempo commentato con sarcasmo l’ex vicesindaco della Città Metropolitana Alberto Avetta – Forse perchè in tutti questi anni, grazie all’essere soci, siamo riusciti a portare avanti una serie di opere concordandole con loro  e tra le altre la Torino-Pinerolo… ”. E infatti in Ativa, tolti quattro piccoli soci (Fantini Roberto e Stoppini Davide, Aci Biella e Aci Vercelli) la parte del leone la fanno Città Metropolitana  con il 17% e soprattutto il Gruppo Gavio  e il Gruppo Mattioda con  la Quinzane Srl di Cuorgnè, entrambi al il 41%. Diciamo che a Gavio di stare ancora in Ativa non gliene importa più nulla e che ha scaricato i Mattioda (di cui Giovanni Ossola, presidente di Ativa è espressione) per occuparsi solo degli ineressi suoi? Diciamocelo! E Gavio non è uno qualsiasi. Il gruppo può infatti contare su due tra le più importanti imprese di costruzioni italiane, Itinera e Grassetto. E’ poi anche proprietario del 56,52% della ASTM autostrada Torino Milano SpA, del 90% della SATAP Spa che gestisce l’Autostrada Torino-Piacenza, qualche quota della Autostrada dei Fiori SpA che gestisce la Autostrada Savona-Ventimiglia e Roma-L’Aquila-Teramo. Si aggiunge, ciliegina sulla torta, il 50% di Salt, che ha in gestione l’autostrada Genova-Livorno  e il 6,25% di Ferrovie Nord. Insomma, tutte le strade portano a Roma, le autostrade invece, vanno diritte al Gruppo Gavio e con le “proroghe” ottenute dal Governo tutto questo è ancora più vero.
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