Dopo quasi 50 anni anni la Procura di Torino riapre il caso sull'omicidio di Martine Beauregard, prostituta 25enne di origini francesi, trovata morta in una strada vicino all'ippodromo di Vinovo (Torino) la mattina 18 giugno 1969. Il corpo della giovane donna era stato rinvenuto lungo la statale Nichelino-Stupinigi, completamente nudo, con i segni di crudeli sevizie. La morte della 'Parigina', così era conosciuta tra i tanti clienti della 'Torino bene', era stato per mesi, anzi anni, un caso di cronaca nazionale. E per l'omicidio di Martine erano stati arrestati prima il compagno e protettore Ugo Goano, assolto per insufficienza di prove nel '71, poi Carlo Campagna, detto 'Charlie Champagne'. La sua confessione però non era risultata credibile e anche lui, alla fine, era stato ritenuto estraneo al delitto. Alla fine, era stato considerato un mitomane.
Ora la testimonianza della moglie di un imprenditore edile, che lo scorso anno si è presentata alla Squadra mobile di Torino, apre un nuovo capitolo: il marito, in punto di morte, le ha confessato che un suo zio era coinvolto nell'omicidio della bella Martine. Parole su cui gli investigatori stanno indagando.
Di certo c'è che l'uomo, subito dopo il ritrovamento del cadavere della ragazza, aveva raggiunto il Sud America.
La novità investigativa ha riacceso una speranza di avere giustizia nella famiglia di Martine. "Mia sorella era una persona buona. Era la 'cocca' del papà. Era la più brava, la più gentile. Adorava i Beatles e il suo sogno era avere tanti figli.
Ma il destino, chiamiamolo così, è andato diversamente. Ora venga fatta giustizia. Se qualcuno sa qualcosa parli". Una delle sorelle Beauregard, Christine, 74 anni, lancia un appello tramite l'ANSA. "Chi sa qualcosa parli", ribadisce. "Quella maledetta notte c'è stato un festino, non c'era una persona sola. Ce n'erano tante. Che si facciano avanti".
Di Martine, oltre al ricordo, nella casa della sorella è rimasta solo una foto, appoggiata sul comodino in camera da letto con un cuoricino a farle da cornice. "Forse è stato un incidente. Forse la situazione è sfuggita di mano", aggiunge la donna tra le lacrime. "Mi scuso per la mia commozione, ma è una pagina dolorosa. E' difficile parlarne. Speriamo, però, che ora la verità venga fuori".
Le indagini, coordinate dal pm Andrea Padalino, riprendono a pieno ritmo, anche perché tanti sono gli aspetti da chiarire.
Compreso quello del vecchio fascicolo, scomparso misteriosamente anni fa dagli archivi di Palazzo di Giustizia.
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