Una cinquantina di profughi a Settimo Vittone nel giro di pochi metri nel centro storico. Oltre ottanta a Montalto Dora su una popolazione di quasi 3500 abitanti. Rischia di diventare esplosiva la situazione nei comuni della Dora Baltea, tra Ivrea e la Vallèe.
A Settimo i residenti hanno sottoscritto una petizione per chiedere al Prefetto uno stop agli arrivi. Mercoledì sera si è tenuto un incontro pubblico al salone comunale in cui il promotore della raccolta firme, Corrado Bollo, non ha esitato ad attaccare il circuito economico generato dall’arrivo dei migranti.
A Montalto, invece, l’Amministrazione Comunale, ha deciso di prendere in mano la situazione coinvolgendo parrocchia, cooperative ed associazioni. Obiettivo: impiegare i richiedenti asilo in attività sul territorio. Il 17 ottobre scorso è stato convocato un incontro a cui hanno partecipato Canavese Domani, il calcio e la pallavolo, l’associazione che si occupa della sagra del cavolo verza. Tutti disponibili a confrontarsi e trovare una formula per stemperare i disagi e far integrare davvero queste persone nella comunità e calmierare gli effetti di arrivi che stanno diventando invasivi nella percezione di una buona fetta della popolazione.
Di questo s’è parlato anche in commissione, mercoledì pomeriggio. Riuniti al tavolo, la presidente Nicoletta Gianotti, Sergio Bisone e Antonella Umilio, per la minoranza Massimo Stevanella ed Anna Rosselli. Da questi ultimi è arrivata la richiesta di poter attivare qualche progetto già nelle prossime settimane.
“Inizia a piovere, cadono le foglie, le griglie sono subito piene, ci sarebbero mansioni da svolgere nell’autunno e inverno” ha fatto presente Stevanella, consapevole che abituarli a stare tutto il giorno a vagare per il paese con il telefonino di ultima generazione in mano dà adito soltanto alle consuete lamentele e critiche circa la crisi e sugli italiani bistrattati mentre i profughi vengono accolti dando loro vitto e alloggio. Chiaramente la proposta deve collimare con le esigenze legate alla frequentazione dei corsi di lingua italiana.
Attualmente i profughi si trovano in tre strutture. Due sono gestite da cooperative, in via Cernaia e via Ivrea, l’altra dal parroco che convive con 35 ragazzi presso la ex casa di riposo, rimessa in sesto grazie ai contributi spettanti per l’accoglienza. Gli ospiti parlano principalmente inglese e francese.
“La nostra parrocchia - osserva Stevanella - doveva essere un punto di riferimento per lo smistamento dei ragazzi richiedenti asilo verso altre parrocchie che si fossero rese disponibili, invece oggi soltanto le parrocchie di Montalto e Settimo hanno aderito sul territorio. Col risultato che la percentuale degli ospiti supera il 2 per cento della popolazione mentre secondo la Prefettura dovrebbe stare tra il 2 e il 3 per mille. Quindi ne ospitiamo dieci volte tanto. Dovremmo ospitarne una decina”.
Stevanella ha chiesto un incontro con la cittadinanza per stabilire tempi, luoghi e modalità dei progetti di integrazione.
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