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MONTALENGHE. Ottantenne alla sbarra per stalking, terrorizzava i vicini di casa

MONTALENGHE. Ottantenne alla sbarra per stalking, terrorizzava i vicini di casa

Aula di tribunale

A dispetto dell'età e della corporatura minuto, un'anziana residente a Monalenghe era riuscita a seminare il terrore al punto da convincere i vicini di casa a tornare nella loro terra di origine, in Romania, e lasciare per sempre quella villetta bifamiliare che condividevano, divisa in due piani. I coniugi Muchi, insieme alla loro figlia, sono tornati in Canavese soltanto ieri pomeriggio per testimoniare nel processo che si sta celebrando oggi presso il Tribunale di Ivrea, a carico di Gina Gagliano, classe 1935, accusata di stalking. I tre, che si sono costituiti parte civile con l'avvocato Enrico Scolari, hanno elencato le intimidazioni e i soprusi che si erano ritrovati a vivere, quotidianamente, tra il 2009 e il 2011. "Di notte continui rumori al punto che non si riusciva a dormire – hanno confermato marito, moglie e figlia rispondendo alle domande del Pubblico Ministero Ombretta Russo -. Sembrava camminasse, con i tacchi, avanti e indietro, al piano superiore, sopra la nostra camera da letto e sopra il nostro bagno. Capitava di sentire colpi come se stesse lanciando qualcosa sul pavimento". Non solo. La famiglia Muchi avrebbe trovato manici di scopa nel sua giardino ma anche petardi e pietre. "Sembrava che sparasse in casa" hanno raccontato al giudice Elena Stoppini, ieri mattina, presso il Tribunale eporediese. Ai comportamenti ossessivi si aggiungevano le ingiurie e le minacce di carattere razzista: "zingari, rumeni, io vi faccio ammazzare tutti". "Ma l'episodio che mi ha provato di più, psicologicamente – ha narrato la ragazza – è stato quando, una sera, ho visto un'altra vicina uscire con il bambino in braccio: Gagliano le aveva puntato una pistola alla testa. C'erano le ambulanze. Abbiamo capito che lì si rischiava la vita ogni giorno. Una volta ha minacciato me e mio padre: avrebbe assoldato qualcuno per ucciderci. E una volta è successo che ci avesse lanciato addosso dell'acqua bollente, ricordo che mi ha sfiorata. Mi è rimasto impresso nel cervello. Non riuscivo più a stare a scuola, sia per la stanchezza, perché non si poteva dormire e dovevamo farci ospitare altrove, sia perché a volte mi spaventavo se sentivo il rumore di tacchi dell'insegnante". Tanto che alla fine i Muchi avevano sporto quattro querele. Il processo a carico della Gagliano, difesa dall'avvocato Alberto Bazzani, riprenderà a giugno.
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