Più o meno duecent’anni fa, il 18 novembre 1810, mons. Giuseppe Maria Grimaldi,vescovo di Ivrea alla cui diocesi era stato da poco annesso tutto il territorio cuorgnatese alla destra orografica dell’Orco (le borgate di Salto e Priacco sono sempre state sotto la giurisdizione religiosa della diocesi eporediese), procedeva alla riconsacrazione della nuova chiesa parrocchiale di Cuorgné interamente ricostruita dopo il crollo.Il mattino del 1° settembre 1804, fortunatamente alle prime luci prima dell’inizio delle celebrazioni, durante un violento temporale con forti scoppi di tuono e con pioggia scrosciante, era crollato il secondo pilone della navata sinistra della chiesa facendo collassare la volta della navata principale, gli archi delle navate laterali da quel lato e quelli delle cappelle sottostanti e lasciando anche due grosse crepe verticali nei muri laterali rimasti in piedi.
L’edificio fin dalle prime notizie pervenuteci era sempre stato oggetto di cura e attenzione da parte della Comunità, con spese per riparazioni e ingrandimenti annotati scrupolosamente nell’archivio; gli ultimi lavori importanti risalivano al 1575 dei quali ci è giunta la convenzione con Marianno de’ Marianni di Lugano per una “ricostruzione” nel corso della quale la facciata fu ruotata verso oriente, come si presenta tutt’ora; il campanile si venne a trovare presso la porta d’entrata e l’altar maggiore fu spostato dalla parte opposta.
La visita pastorale di mons. Carlo Broglia dei signori di Santena, vescovo di Torino dal 1562 al 1617, svoltasi nel 1604 rigistra questo spostamento della porta maggiore “ove prima vi era il coro” e il coro “ove prima vi era la porta maggiore”. Questa inversione dell’asse della chiesa trova giustificazione nella crescente importanza assunta dal Borgo cuorgnatese, l’attuale via Arduino, centro del commercio cittadino e sede delle famiglie più abbienti, verso il quale si orienta ora l’ingresso della parrocchiale.
Compaiono nei decenni successivi spese per “vetriate alle finestre” inizialmente in “tela incerata”, sostituzioni di altari in laterizio con altri marmo, posa di tavoloni in pietra ai pavimenti... che documentano un costante abbellimento dell’edificio.
All’interno trovavano posto, stando alla documentazione pervenutaci dalle visite pastorali che in quest’epoca si susseguono regolarmente, oltre all’altar maggiore dedicato al titolare san Dalmazzo altri undici altari laterali, taluni in forma di cappella; appartenevano per la maggior parte a famiglie nobili locali che qui avevano il loro sepolcreto. Visti gli ingenti costi di costruzione, in un’epoca politicamente ed economicamente molto difficile per la comunità, gravata da numerose spese tra le quali anche la costante manutenzione del ponte sull’Orco periodicamente asportato dalle piene, si era lasciato l’onere della costruzione delle cappelle lateralialle famiglie più abbienti che ne erano rimaste proprietarie esercitandovi anche il patronato nella nomina dei cappellani, nella celebrazione delle messe e nelle feste del santo titolare.Purtroppo però col passare dei decenni alcune di queste famiglie non furono più in grado di mantenere correttamente la loro cappella: si notano con una certa frequenza in visite pastorali distanziate di pochi decenni cambi di dedica dello stesso altare, ingiunzioni di demolizione di altri ritenuti “indecenti” se non si provvedesse tempestivamente alle necessarie riparazioni e dotazioni.
Altri altari erano invece di patronato di compagnie religiose o associazioni laiche un tempo molto numerose: ne sono esempio gli studenti del collegio civico che qui convergevano da tutti i dintorni per intraprendere un ciclo di studi in grado di aprire una carrieraprofessionale.Il loro altare era dedicato al vescovo san Nicola di Myra o di Bari, loro patrono, la cui statua che tiene in mano il libro aperto del vangelo con sopra le tre caratteristiche borse di denaro usate per riscattare tre povere giovinette dalla prostituzione, si trova ancor oggi sopra l’altar maggiore della parrocchiale. La festa degli studenti, a carnevale, degenerava sovente per cui i vescovi proibiscono i balli, le mascheratee le riunioni conviviali all’interno della chiesa. Le disponibilità economiche degli studenti non dovevano essere troppo abbondanti, almeno per la manutenzione del loro altare, se nel 1594 mons. Broglia nella sua visita pastorale comanda di demolirlo.
Se la planimetria interna, a tre navate, è abbastanza facile da ricostruire, pur nelle modifiche di dedica avvenute nel tempo, basandosi sulle descrizioni dei vescovi visitatori, rimane un’unica immagine dell’aspetto esterno, affrescata nel salone del Palazzo vescovile di Ivrea. Qui Luca Rossetti da Orta, autore tra l’altro delle sette grandi tele con le vicende della vita di san Giovanni Battista all’interno della chiesa della Confraternita di san Giovanni a Cuorgné, ha raffigurato tutte le chiese parrocchiali della diocesi di Ivrea; pur non appartenendo a questa diocesi è anche presente la chiesa cuorgnatese, senza apposizione del nome sottostante ma corrispondente sia nella posizione che nella struttura.
La facciata si presenta nella parte bassa di forma quadrata scandita da lesene con porta centrale, sovrastata da un timpano triangolare che parrebbe terminare con volute a spirale, con al centro una finestra oculare, sovrastato da tre svelti pinnacoli goticheggianti che conferiscono slancio alla struttura, secondo una tipologia peraltro abbastanza comune in tante altre chiese della stessa epoca.
Il campanile si trova accanto alla facciata, appena spostato sulla destra, mentre sul fianco meridionale si aprono in alto due finestre semicircolari. Da questo lato e di fronte alla facciata si trova l’antico cimitero, delimitato da un muro continuo interrotto da un passaggio (che sappiamo chiuso da un cancello) che permette di accedere ad un vialetto centrale che conduce direttamente alla porta principale.Subito dopo il crollo ci si rese conto della gravità delle lesioni, coinvolgenti l’intera struttura; l’amministrazione comunale affidò l’incarico all’ingegnere civile Giuseppe Ogliani di Torino per verificare i danni e quantificare le spese occorrenti per la riparazione. Questi giunge tempestivamente e già il 17 settembre comunica l’impossibilità di semplici riparazioni ma la necessità di una ricostruzione ex-novo per la quale presenta un progetto con facciata neoclassica ed elementi barocchi che trova l’approvazione del Consiglio Comunale.
Nel frattempo si trasferiscono le funzioni parrocchiali nella chiesa della confraternita di San Giovanni Battista, al centro del Borgo, che un tempo fungeva già da seconda chiesa parrocchiale ove sono anche trasferite le compagnie religiose, che avevano il loro altare nella parrocchiale; i confratelli di san Giovanni approvano il progetto di ingrandimento dell’orchestra per ospitare i soci dell’Accademia Filarmonica dei Concordi che non ci stanno più tutti sul palco dell’orchestra.
Data la complessità dei lavori di ricostruzione della parrocchiale ed il numero delle incombenze, si decide per l’istituzione di un apposito comitato. Il 12 piovoso 1805 (2 febbraio) il Consiglio Comunale affronta la discussione di altri due progetti di ricostruzione, presentati dall’architetto cuorgnatese Astrua Protto e dall’ingegner Andrea Cattaneo di Torino, oriundo canavesano, giunti nel frattempo. Non essendovi unanimità, i tre progetti sono messi ai voti e prevale quello dell’ing. Cattaneo, definito nel documento a croce latina a tre navate.
Nella successiva seduta consigliare vediamo affiorare numerose perplessità specie sulle dimensioni dell’edificio e sul numero delle cappelle laterali per cui l’architetto Cattaneo viene di persona a “riformare” il disegno secondo le esigenze manifestate; presenzia anche a tracciare sul terreno le linee perimetrali delle fondamenta.Lo stile del Cattaneo è molto significativo dei gusti dell’epoca e bene rappresenta lo stile neoclassico, allora preferito specie per gli edifici ecclesiastici.
Si pensa subito a stabilire una data per la posa solenne della prima pietra; l’arcivescovo delega il prevosto di Cuorgné per tale cerimonia fissata al 2 giugno 1805, giorno della Pentecoste. Si rivolge un pubblico invito a presentare un’offerta per ottenere questo privilegio,aggiudicato al mercante cuorgnatese sig. Francesco Baldioli, che affianca nella cerimonia il decano della collegiata canonico Giovanni Zerboglio. La direzione dei lavori è affidata all’impresario cuorgnatese Astrua Protto (in altri documentianche Perotti).
L’8 luglio successivo, a seguito del nuovo riparto delle diocesi piemontesi operato dal governo napoleonico, la parrocchia cuorgnatese passa dalla diocesi di Torino a quella di Ivrea: vi rimarrà fino al novembre 1817.Il 24 fruttidoro (12 settembre) si procede alla nomina di numerosi cittadini per provvedere i materiali e sovrintendere alla costruzione: per la provvista dell’avena, per il legname, per l’acqua, per il vino; per la parte edilizia sono sedici gli assistenti, cinque per la fabbrica di mattoni, oltre a numerose altre persone addette agli operai, divise tra le varie borgate di Campore, Ronchi e Bosdonio.
Il 15 giugno, trovato chi si assume il lavoro dello scavo, inizia l’estrazione della pietra da calce in regione Prussera, sulla strada che tende a San Colombano. Per liberare la roccia dalla coltre di terra viene usata l’acqua del Gallenca; il Comune di Valperga ad un certo punto fa sospendere i lavori perché si intorbida l’acqua della sua roggia.
Il 6 luglio si registrano pagamenti per l’architetto per viaggio da Torino.
I cittadini sono chiamati a prestare direttamente la loro opera: quando qualcuno non può (o non vuole) partecipare paga l’equivalente di una giornata di lavoro di un operaio assunto per sostituirlo.
Non ci si ferma neanche nei giorni festivi, anzi in tali giornate, con il debito permesso delle autorità ecclesiastiche, si registra la più intensa partecipazione del popolo: si formano lunghe colonne di uomini e donne che dall’Orco si fanno correre di mano in mano sacchetti di sabbia e pietre necessarie per le murature.
Le confraternite di San Giovanni e della Trinità, e le compagnie del Carmine, del Suffragio e del SS. Sacramento versano tutti i loro fondi e gran parte delle rendite periodiche.
Non tutto sempre fila liscio, ma sorgono anche dei problemi, come quando l’avv. Lodovico Zerboglio, proprietario nella vecchia parrocchiale di una cappella sotto il titolo della Natività del Signore, ne asporta le tegole rivendicandole di sua proprietà, mentre il Comune ne ha bisogno essendosi impegnato di rifare i muri e coprire a proprie spese anche le cappelle private.
Dei fabbricati della chiesa antica si decide di conservare solo la sacrestia, rimasta intatta dopo il crollo, già ricostruita nel 1762.
Il 17 settembre fa il suo ingresso ufficiale il nuovo parroco avvocato Giovan Battista Baldioli di Cuorgné, già avvocato fiscale ad Ivrea.
Con comunicazione del 17 giugno 1806 il maire avvocato Blanchetti, dovendosi mettere all’asta il convento dei minori osservanti, offre alla compagnia di S. Antonio, che aveva sede in quella chiesa, uno degli altari già della chiesa delle benedettine divenuta proprietà comunale.
Con decreto da Dresda del 20 luglio Napoleone decide che le rendite delle prebende vacate o che vacheranno della soppressa collegiata di Cuorgné siano assegnate al parroco fino alla rendita di 200 franchi annui ed il rimanente alla fabbriceria della chiesa fino alla rendita di 800 franchi annui.
Il vescovo di Ivrea nella stessa data 20 luglio erige ufficialmente la fabbriceria della chiesaalla quale passano tutte le rendite delle confraternite e cappelle campestri che detta fabbriceria deve amministrare usando il di più per la ricostruzione della parrocchiale.
Tutto quanto possibile per la costruzione è fabbricato o procurato direttamente: la fornace per la cottura dei mattoni è costruita su un terreno di certo Carlo Francesco Fornengo presso la cappella di San Giusto. Al 3 novembre 1807 si rileva la spesa di Lire 44 e soldi 5 per la cottura di centoseimila mattoni cotti nel corso dell’anno. Una parte delle tegole sono registrate provenire da Pianrosa, mentre parte della calcina è indicata come condotta da Issiglio.
A partire da questo mese il signor Francesco Trione versa regolarmente discrete somme come ricavo del teatro.
Sono registrate anche offerte in natura, come una carrata di vino donata dal Sig. Negri il 13 novembre 1806, un carrettone dalla Lucia Querio valutato fr 70, n0 7 pezze di Spagna già valutate fr 85 caduna ma però quelle pezze non sono più al giorno d ‘oggi di tal valore...; curiose le vendite di due capre ritrovate senza padrone vendute fr. 6, delle monete non in corso retirate per elemosina nella chiesa che fruttarono ancora fr. 12, e della pelle del cavallo del Sig. Cizaletti venduta a fr. 5.
Risulta che i muratori sono molto ricercati e a prezzi alti per le premurose riparazioni delle fabbriche state danneggiate dal noto accidente del terremoto nelle vicinanze di Pinerolo...I lavori di ricostruzione procedono comunque celermente: dal registro delle uscite vediamo che in agosto è pagata la croce metallica sul campanile ed a novembre vi si collocano le campane.
Il 29 ottobre muore il parroco Baldioli ed il vescovo eporediese nomina don Giuseppe Gianelli, di appena 28 anni ma già molto conosciuto per la sua erudizione, che rimarrà per trent’anni alla guida della parrocchia cuorgnatese. L’imperatore Napoleone contribuisce con un sussidio di 3.400 franchi concesso il 21 novembre.
Terminate le opere murarie (risultano fabbricati, oltre ad altri precedenti, 120.610 mattoni, 6.826 coppi e 1.000 tegole) si pone mano alle decorazioni interne affidate al pittore Melchior Bocca di Pollone presso Biella; i capitelli, le lesene, le parti in stucco sono affidate agli stuccatori Andrea Adami, Antonio e Andrea Cattaneo (probabilmente un semplice caso di omonimia con l’architetto progettista); capo mastro sempre Astrua Perotti.
L’altar maggiore è affidato al marmorista Domenico Roncorone di Torino che si incarica di rifarlo usando il materiale dell’altare vecchio. Questi per il nuovo altare ha utilizzato i marmi del vecchio altare, riadattandoli. Il risultato estetico è giudicato non soddisfacente ed i committenti all’ultimo momento, a fine ottobre 1810 a pochi giorni dalla consacrazione, decidono di... cambiarlo, prendendo l’altare maggiore della chiesa di San Giovanni, giudicato esteticamente molto più bello e consono allo stile e grandiosità della nuova chiesa, adattabile con piccole modifiche; quello appena restaurato, con volute di stile barocco, è quindi collocato in San Giovanni dove si trova tutt’ora.
Sopra il gradino superiore dell’altar maggiore sono collocate quattro statue di legno dorato, già presenti nell’antica parrocchiale: rappresentano san Dalmazzo, con corazza, spada e bandiera, san Giovanni Battista coll’agnello, san Silvestro pontefice col triregno, ed il vescovo Nicola di Bari o Myra, patrono degli studenti. Quest’ultima statua si riteneva all’epoca della ricostruzione della chiesa che raffigurasse sant’Eusebio, vescovo di Vercelli, a simboleggiare l’antica appartenenza di Cuorgné alla diocesi vercellese, una delle più antiche dell’Alta Italia.
Si legge su un foglio attaccato alla copertina in pergamena del Libro degli ordinati della Collegiata:
Ad perpetuam rei memoriam. 1810 18 novembre giorno di domenica è stata colle più solenni cerimonie consecrata la nuova chiesa di Cuorgné sotto la protezione di S. Dalmazzo martire da mons. Giuseppe Maria Grimaldi vescovo di Ivrea, alla cui giurisdizione era allora soggetto Cuorgné e sua vicaria... assistito da tre canonici della sua cattedrale, come pure dai canonici e clero del presente luogo.
Le ricerche sia nell’archivio parrocchiale che negli archivi vescovili di Ivrea e di Torino non hanno rintracciato alcun documento originale di questa riconsacrazione ma solo precisi riferimenti alla data ed al vescovo; mancano anche le relazioni delle visite pastorali di mons. Grimaldi.
E’ possibile che, trattandosi di riaprire semplicemente al culto un edificio reso inagibile temporaneamente da un evento naturale e non da profanazione, già da secoli consacrato e sempre dedicato allo stesso patrono san Dalmazzo, si sia proceduto ad una riconsacrazione dell’intero edificio (rimangono le croci affrescate sulle colonne del presbiterio e della navata centrale dove il vescovo ha unto col crisma) anziché al complesso rito della dedicazione episcopale tipico per chiese costruite ex-novo o sottratte all’uso profano, seguito da precisi verbali conservati scrupolosamente. I solenni festeggiamenti per il centenario nel 1910 fanno sempre riferimento all’anniversario della riconsacrazione della parrocchiale.
Nell’Archivio Comunale si trovano riferimenti a questa cerimonia, anche se in maniera piuttosto critica. Si citano in occasione dell’inaugurazione --degli inconvenienti non meglio specificati: in una relazione al Prefetto del Dipartimento della Dora in Ivrea del 1811 il sindaco Zerboj, decisamente polemico nei confronti degli affari religiosi, pone l’accento sul grande interesse dei concittadini per la chiesa ed il loro totale disinteresse per altre opere di notevole importanza, come il ponte sull’Orco essenziale per il commercio cittadino. Accusa l’influenza nefasta del clero: a suo parere il popolo governato dai preti è più attaccato al culto religioso che lo prosciuga che al commercio che gli dà da vivere.
Il sindaco lamenta inoltre che la distribuzione dei banchi e delle sedie nella nuova chiesa per mezzo di aste al maggior offerente e date in affidamento per trent’anni obbliga il popolo a fare nuovi sacrifici per potersi assicurare un posto nel tempio che lui stesso ha costruito.
I lavori proseguono ancora negli anni seguenti: nel 1812 la porta a bussola, su disegno sempre del Cattaneo, e la sovrastante cantoria nella quale si pone nel 1815 l’organo opera di Giovanni Bruna, uno dei maggiori organari piemontesi dell’epoca, sostituito nel 1894 dall’organo attuale di Carlo Vegezzi Bossi.
Si collocano anche i quadri, non senza qualche... polemica sui personaggi raffigurati, in particolare san Dalmazzo, titolare della parrocchia, rappresentato come un martire tebeo; si giunge persino a coinvolgere l’arcivescovo mons. Fransoni per far modificare l’immagine.
E’ sempre l’architetto Andrea Cattaneo che progetta la grandiosa facciata, terminata nel 1824.
Occorre comunque notare come in un periodo storicamente molto difficile, sia per le ristrettezze economiche che per il clima politico tutt’altro che disponibile verso la religione, i nostri antenati abbiano saputo erigere una parrocchiale così ampia e grandiosa da rivaleggiare con quelle di città di ben maggiore importanza.
Bibliografia.
Bertotti Giovanni, 1999, La ricostruzione della chiesa parrocchiale di Cuorgné - Vicende storico architettoniche (1804-1826) in: Bollettino della Società di Storia ed Arte Canavesana, n. 25, Ivrea.
Bertotti Giovanni e Luigi, 2005, Le Confraternite religiose cuorgnatesi, CORSAC, Cuorgné.
Bertotti Giovanni, Luigi e Mario, Appunti per una Storia di Cuorgné - Volume II - Vita Religiosa, in corso di pubblicazione.
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