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21 Ottobre 2021 - 16:55
Armanni, Cavalot e il Pronto Soccorso di Cuorgnè, con le insegne coperte
CUORGNE’ - Chiedono di essere coinvolti direttamente. “A fini conoscitivi e divulgativi”, perché “inquietudini ed insofferenze crescenti tra la popolazione, se non accompagnate da informazioni condivise, chiare e trasparenti, risultano idonee a provocare conseguenze gravi, purtroppo già verificatesi a Cuorgnè”.
La richiesta è arrivata sulla scrivania dell’assessore regionale alla Sanità Luigi Icardi ed è stata indirizzata anche all’Unità di Crisi Regione Piemonte, al Cordinatore Dea/Ps, al Coordinatore Aree Direzioni Sanitarie, alla protezione civile, al Dirmei, al direttore dell’Asl To 4 e al sindaco Giovanna Cresto.
A firmarla, al momento, i consiglieri comunali Danilo Armanni e Giancarlo Vacca Cavalot, entrambi del gruppo Moderati e Indipendenti. In calce al documento dovrebbero arrivare anche le firme dei colleghi d’opposizione.
Si parla ovviamente della chiusura del Pronto Soccorso di Cuorgnè e della sua mancata riapertura. A preoccupare, in questi ultimi giorni, è il trasferimento del residuo personale del Pronto Soccorso dell’ospedale alle sedi di Ivrea e di Ciriè e la rimozione dei cartelli indicatori del Pronto. Segnali, indizi, che nonostante le rassicurazioni (tiepide, ndr) che arrivano dalla direzione dell’azienda sanitaria, non fanno ben sperare per il futuro.
“In considerazione ed a causa della ormai decennale inerzia dimostrata dall’amministrazione di appartenenza in merito alle problematiche del Pronto Soccorso - scrivono Armanni e Cavalot - nonostante si tratti dell’autorità preposta a tutelare a livello locale l’incolumità e la salute dei cittadini, […] senza alcuno spirito prevaricatore, con la sola volontà di collaborare, appartenendo ad un’Asl che distribuisce i propri servizi su un rilevante numero di enti locali, per un territorio ed un bacino di utenza assai vasto, chiedono alle autorità in indirizzo di essere coinvolti direttamente, a fini conoscitivi e divulgativi, nella fase decisione del merito in ordine alla chiusura ed eventuale prossima riapertura del Ps di Cuorgnè”.
Il Pronto Soccorso era già stato trasformato in ospedale Covid, “il che non avrebbe - concludono Armanni e Cavalot - conseguenzialmente dovuto prevedere la chiusura del Ps, bensì la sola ristrutturazione, con individuazione di distinte aree di permanenza per i pazienti sospetti Covid o potenzialmente contagiosi, in attesa di diagnosi”.
“L'esigenza di un più ampio coinvolgimento delle forze politiche locali e territoriali nasce, a nostro avviso, dalla decennale passività dell'amministrazione comunale in ordine al problema del progressivo smantellamento del presidio ospedaliero cittadino e dei servizi connessi, quali il pronto soccorso, che ha da ultimo raggiunto livelli di drammaticità ineguagliati - aggiunge ancora Armanni -, facendo temere per il prosieguo, in mancanza di interventi maggiormente incisivi, che neanche l'attuale amministrazione sembra in grado di assicurare, la definitiva perdita di un presidio sanitario essenziale sia a livello comunale che territoriale”.
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