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CUORGNÈ. Grande cordoglio per la morte della maestra Marina Fey

CUORGNÈ. Grande cordoglio per la morte della maestra Marina Fey

La maestra Marina Fey

CUORGNÈ. Grande cordoglio a Cuorgnè nel mondo della scuola, del volontariato, delle associazioni, per la morte ad 84 anni di Marina Fey, insegnante elementare e donna dai mille impegni. Valdostana di nascita, aveva  trascorso la maggior parte della propria vita in questa città, dove si era trasferita dopo il matrimonio e dov’era rimasta con i figli anche dopo la prematura scomparsa del marito.

Insegnò dapprima come supplente alle Elementari di Salto, di Priacco, poi di Cuorgnè - capoluogo, dove sarebbe rimasta fino alla pensione. 

Non era una maestra qualunque ma una di quelle che credevano in una scuola aperta ed inclusiva, nei metodi didattici innovativi, nella libertà di espressione; sostenitrice convinta del Tempo Pieno quando nessuno ancora ci credeva, fu una delle prime a sperimentarlo. Sottolinea un suo allievo poi diventato collega:

Il mio primo ricordo di lei è quello di una giovane  supplente negli Anni Sessanta: la leggerezza in  persona rispetto alla grevità degli insegnanti maschi di quel periodo! Quando la ritrovai come collega mi resi conto che possedeva due caratteristiche ammirevoli: la capacità di indignarsi di fronte alle ingiustizie della società e il coraggio di andare controcorrente, quando la corrente era inquinata”. 

Parere condiviso da molti, che hanno espresso il proprio commosso ricordo in una chat di insegnanti  su WhatsApp . Questi gli aggettivi ricorrenti: schietta, coraggiosa, forte, determinata, coerente, educata. Scrive una di loro: “Aveva il coraggio di sostenere le proprie idee; possedeva correttezza ed indipendenza di giudizio”. Ed un’altra: “Ricorderò sempre le sue battaglie con il direttore”. Una  maestra di doposcuola degli Anni ’80 sottolinea la fiducia che aveva concesso a lei, giovane ed inesperta, e la disponibilità a rimettersi in gioco. Molti ricordano anche quanto fosse bella  e curata, caratteristiche mantenute fino agli ultimi mesi.

Ha lasciato un segno nella scuola ma anche nella vita politica, culturale e sociale di Cuorgnè. Fu consigliera comunale e segretaria del P.S.I. cittadino, un incarico che qualche decennio fa era prettamente maschile. Fece parte del “Gruppo Donne” nato negli Anni ’70 per rivendicare parità di diritti; fu tra i promotori di “Due Città al Cinema” e volontaria nella Croce Bianca, per la quale guidava le ambulanze.

Da pensionata gli impegni aumentarono: era attiva nell’Università della Terza Età e nel Coro della stessa; fece la guida per il  F.A.I. al Castello di Masino  e per gli “Amici di San Giorgio” alla Chiesa di San Giorgio di Valperga; prestò la sua opera gratuitamente nello S.P.I. di Ivrea.

Era anche attiva nelle associazioni dei commercianti. La sua disponibilità verso gli altri si manifestava in tanti modi: ad esempio andando a trovare con regolarità le colleghe anziane e malate che non avevano parenti o gli amici e conoscenti che avevano subito un lutto. Non faceva discriminazioni  tra le persone e durante una vacanza a Londra (il figlio vive lì) aveva partecipato al “Gay Pride”. 

Nel leggere questo fitto elenco di impegni (tutti caratterizzati dalla loro gratuità) si penserebbe d’istinto ad una persona dalla vita serena e ricca di gratificazioni, che può concedersi il “lusso” di aiutare i meno fortunati. Non era così: al contrario la sua esistenza  è stata segnata  da grandi fatiche e da grandi disgrazie, a cominciare dalla morte del marito avvenuta all’improvviso nel 1977.

A quarant’anni si ritrovò ad allevare da sola quattro figli, di cui la maggiore aveva 14 anni ed il più piccolo 8, senza aiuti e con un mutuo da pagare: la bella casa con un grande giardino lungo la strada per Priacco avevano iniziato  a costruirla solo quattro anni prima e non era nemmeno terminata.

Si rimboccò le maniche e tornò a fare nel tempo libero dalla scuola quel che aveva fatto da giovane per pagarsi gli studi: la cameriera. Quell’estate la passò a servire ai tavoli nel ristorante di Santa Elisabetta, appartenente al fratello di una collega.

Poté portare i figli con sé ma dormivano tutti e cinque in un’unica stanza, la più grande faceva la lavapiatti e gli altri davano una mano al bar. L’anno successivo lavorò a Torino in un self-service durante l’esposizione della Sindone, in seguito fu cameriera nella discoteca “Due Rotonde” di Cuorgnè.

Andata in pensione anticipata, per qualche anno aiutò la figlia maggiore che aveva rilevato un bar prima a Sparone e poi a Cuorgnè. 

Malgrado le difficoltà economiche e le tante preoccupazioni è stata una madre dolce ed affettuosa: così la ricorda suo figlio. “Era però rigida nel pretendere il rispetto dei principi e delle regole – aggiunge -. Quando ci comportavamo in modo sbagliato non aveva bisogno di alzare la voce: bastava uno sguardo per fermarci”. 

Altre donne nella sua situazione si sarebbero lasciate abbattere e si sarebbero ripiegate su sé stesse e sui propri problemi. Lei no: non si rassegnò a “fare la vedova” ed a ritirarsi in un angolo. Del resto fin da bambina era stata alle prese con le durezze della vita. Era nata a Fontainemore, nella bassa valle di Gressoney, dove i suoi genitori erano tornati con il figlio maggiore (tra loro c’erano sedici anni di differenza) dopo un’esperienza a Parigi. I soldi erano pochi ma decisero di farla studiare visto il suo chiaro desiderio d’imparare: come il padre, si attaccava ad ogni libro che le capitasse sottomano. Anche da adulta avrebbe frequentato assiduamente la Biblioteca Civica di Cuorgnè, alla quale ha lasciato in dono centinaia di libri. 

In collegio ad Ivrea si accorse di quanto contassero le differenze sociali. Quando sua madre veniva a trovarla non prendeva il treno perché il biglietto era troppo caro e partiva a piedi, sperando in passaggi di fortuna. Spesso arrivava tardi e doveva accontentarsi di salutarla attraverso i vetri; se era fortunata poteva entrare ma solo dopo gli altri genitori, quelli appartenenti alle famiglie benestanti. 

Conseguito il diploma, la giovane maestra cominciò ad insegnare nelle piccole scuole di montagna, dove arrivava alla guida di una vespa che si era fatta prestare. Per arrotondare i guadagni in  estate faceva le “stagioni” come cameriera. Capitò così al Caffè Umberto di Cuorgnè, dove conobbe il marito. S’innamorarono, si sposarono  e nel giro di pochi anni ebbero quattro figli: Caterina, Gabriella, Paola e Giovanni.

Antonio Giorgis apparteneva ad una famiglia in vista: suo padre era stato direttore alla “Trione” prima di mettersi in proprio ed aveva ricevuto il cavalierato. La giovane coppia viveva con i genitori di lui ma per Marina era faticoso adattarsi ai formalismi ed ai conformismi di un ambiente chiuso, che la considerava quasi un corpo estraneo a causa delle sue idee troppo libere: nel ‘73 acquistarono un terreno per  costruirvi una propria casa.

Lui non la vide completata; lei, caparbiamente, riuscì a sistemarla e ad rimanervi con i figli. L’aveva lasciata pochi anni fa, trasferendosi in un alloggio nel centro di Cuorgnè. 

Aveva problemi di cuore e nel settembre 2020 si era sottoposta ad un intervento impegnativo, dal quale non si era più ripresa. Non ha voluto funerali ed al cimitero di Fontainemore, dove sono state portate le sue ceneri, erano presenti solo i parenti più stretti. A Cuorgnè la ricorderà una targhetta sulla tomba del marito, con la scritta “Marina Fey vedova Giorgis”. 

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