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CUORGNÈ. “Sì, Cavalot mi ha proposto di candidarmi a sindaco”

CUORGNÈ. “Sì, Cavalot mi ha proposto di candidarmi a sindaco”

Danilo Armanni papabile candidato sindaco

CUORGNÈ. In tempo di elezioni le sorprese sono di casa a Cuorgnè. Succede quasi sempre: coalizioni che si fanno e disfanno, accordi consolidati che saltano all’ultimo minuto ed altri accordi, fino a quel momento impensabili, che si concretizzano. Questa volta però le sorprese sono tante e tali da far venire il mal di testa anche a chi è più avvezzo a questo modo di far politica. Non ci si capisce più nulla… 

Dopo la rottura fra Giovanna Cresto e la Lega, nella destra dello schieramento si sta lavorando dietro le quinte per poi uscire presto con novità rilevanti. Mentre il centro-sinistra rimane avvolto in una nebbia di riservatezza (o di incertezza?) una novità clamorosa si è imposta nei giorni scorsi all’attenzione di tutti: un inedito tandem Danilo Armanni-Giancarlo Vacca Cavalot, con una coalizione che manca però ancora di contorni definiti. Ne abbiamo parto con Danilo Armanni.

Le ultime notizie parlano di una tua candidatura  a sindaco in una lista sostenuta dai “Moderati” di Giancarlo Vacca Cavalot. Corrispondono al vero?

Armanni: Vacca Cavalot mi ha fatto questa proposta, che mi ha sorpreso ma che ho apprezzato visto che eravamo stati avversari alle elezioni di dieci anni fa.

Sembrate molto diversi l’uno dall’altro. Cosa vi accomuna?

Armanni: In realtà, nel periodo 2011-2016, quando entrambi eravamo all’opposizione, ci siamo ritrovati spesso d’accordo ed insieme abbiamo condotto una serie di battaglie contro decisioni come quella di privatizzare l’asilo nido. Lui ha molto a cuore le sorti dell’ospedale e non posso che condividere le sue preoccupazioni, come penso i cittadini cuorgnatesi. 

Sul piano personale  non vi eravate scontrati duramente quando lui era sindaco e tu un dipendente del Comune?

Armanni: Mi ero scontrato soprattutto con la segretaria comunale di allora e con alcuni funzionari riguardo all’interpretazione della Legge Bassanini, la pessima legge di riforma dei comuni entrata in vigore in quegli anni. Lui era il sindaco e dava ovviamente più credito alla segretaria che all’ultimo arrivato qual ero. Mi ero dimesso, tanto più che volevo dedicarmi alla libera professione, ed avevo vinto la Causa di Lavoro. La cosa si era chiusa lì.

Che tipo di lista volete mettere in piedi? 

Armanni: Una lista che punti a rivitalizzare Cuorgnè. Vogliamo trovare figure di un certo rilievo che ci tengano al recupero di questa città e siamo aperti a contatti e proposte che abbiano quest’obiettivo. L’idea era quella di un accordo che andasse dai “Moderati” alla sinistra.

Avete avuto dei contatti con i partiti di centro-sinistra e qual è stato l’esito?

Armanni: Ci sono stati ma il PD non mi vuole: dice di volere un “candidato vincente” e che non mi considera tale. 

Si basa sul risultato insoddisfacente del 2011? 

Armanni: Nel 2011 mi aveva sostenuto tiepidamente benché fossi il candidato a sindaco che aveva scelto e nei cinque anni successivi, invece di fare opposizione, ha di fatto appoggiato Pezzetto. Rincorreva il progetto di entrare  a far parte della sua coalizione alle elezioni successive ed ha rimediato una bella figuraccia quando il sindaco gli ha sbattuto la porta in faccia. 

Le trattative sono dunque saltate?

Armanni: Col PD non si capisce mai cosa voglia fare e, come al solito, coloro che devono decidere tergiversano. Avevano in mente candidature poi non andate in porto ed ancor oggi la prendono alla larga ma il tempo stringe: entro l’inizio di settembre le liste dovranno essere pronte e ci sono di mezzo le ferie. Quanto a LeU probabilmente non vuole rompere l’unità del centro-sinistra.

Dopo i cinque anni all’opposizione non ti eri ripresentato. Cosa ti spinge a farlo ora?

Armanni: Non certo la prospettiva di un  compito facile: il prossimo sindaco avrà davanti cinque anni di duro lavoro. La decisione di demolire e ricostruire la scuola media è un impegno pesante che l’attuale amministrazione lascia in eredità a chi verrà dopo e che ne condizionerà le scelte.  Ci saranno pure i contributi statali ma si stanno spendendo somme ingenti per l’ex-Morgando  in modo che possa ospitare provvisoriamente gli allievi. E dopo? Una volta esaurita questa funzione provvisoria, cosa ce ne faremo? Non è chiaro. Non ci spiegano nemmeno che senso abbia riedificare la scuola sulla stessa area dell’attuale se si tratta di un terreno instabile.

Perché allora accollarti questo peso?

Armanni: Non voglio vivere in una città governata dalla Lega. E voglio che torni a rivitalizzarsi. Non si può davvero dire che Cuorgnè goda di buona salute, anzi è in pieno declino da tutti i punti di vista: commerciale, produttivo, culturale.

Sono le stesse cose che si dicevano dieci anni fa, attribuendo alle amministrazioni rette da Vacca Cavalot la responsabilità di questa decadenza. Cosa ti ha fatto cambiare idea?

Armanni: In questo decennio, anziché migliorare, la situazione della città è nettamente peggiorata. Allora c’era bisogno di cambiare, dopo 17 anni con il medesimo sindaco, ma invece di risollevarsi Cuorgnè ha accelerato la propria decadenza.

Cosa rimproveri alla maggioranza uscente?

Armanni: Ha passato i primi cinque anni a criticare Vacca Cavalot per buchi di Bilancio che non c’erano: l’ex-sindaco aveva solo utilizzato – a favore dell’interesse pubblico - gli Anticipi di Cassa perché non avrebbe potuto fare altrimenti. L’amministrazione Pezzetto non ha risolto i problemi, non ha sfruttato le opportunità ed è stata molto carente nel rapporto con i cittadini. 

A cosa ti riferisci?

Nel 2011 Pezzetto si era autoproclamato “sindaco di Facebook” però una Pagina Facebook il nostro comune non ce l’ha: c’è la sua. Una gestione così soggettiva non va bene. 

Quali sono i problemi non affrontati?

Il primo è quello dell’ospedale, che dal 2011 in poi è stato privato di un reparto dopo l’altro, così come il poliambulatorio ha perso servizi importanti. Non è il Comune a decidere la politica sanitaria ma può e deve fare pressioni, intervenire  pubblicamente, cogliere le opportunità offerte dal movimento d’opinione che si è creato. 

Penso poi alla Biblioteca data in gestione ai privati, che ovviamente puntano ad ottenere profitti. Come si può pensare che una biblioteca produca degli utili?  Il risultato non può che essere un servizio meno efficiente ed addetti che guadagnano un terzo di quello che dovrebbero. 

Infine la Zona Blu, una cosa della quale non si sentiva proprio la necessità: far pagare i parcheggi davanti ad un Pronto Soccorso ed intasare metà della piazza più grande mentre l’altra parte rimane inesorabilmente vuota! Invece di invogliare la gente a venire in città gliene facciamo passare la voglia. Non so nemmeno se riescano ad ammortizzare i costi, che sono molto alti. 

Quali invece le opportunità non sfruttate?

La trasformazione delle Comunità Montane in Unioni. Sarebbe stata l’occasione per avere più peso, per fare cose importanti in convenzione, invece si sono messe insieme due competenze residuali ed è finita lì.

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