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CUORGNE'. Il CAI è donna (per l'8 Marzo e non solo)

CUORGNE'. Il CAI è donna (per l'8 Marzo e non solo)

Le coriste del CAI di Cuorgnè

Anche quest’anno il C.A.I. di Cuorgnè ha scelto di festeggiare l’8 Marzo con una “Serata dedicata alle Donne”, organizzata con il patrocinio della Città di Cuorgnè e svoltasi con otto giorni di anticipo, venerdì 1 marzo, nel capiente auditorium dell’ex-manifattura. Ospiti della serata la cardiologa Cristina Fornengo, che ha parlato delle “Funzioni cardiache durante l’attività fisica” e la fisarmonicista Cinzia Tarditi, fondatrice e direttrice della scuola Accordeon di Borgofranco, che ha raccontato sé stessa e la sua scuola per poi esibirsi “in un pot-pourri di brani popolari” insieme ad un gruppo di allieve di diversa età e diverso livello di preparazione. Le coriste del C.A.I. si sono alternate nella lettura di frasi sulle donne mentre il cantante e chitarrista Walter Muià – che insieme a Marina Tarro Boiro ha presentato la serata – ha fatto dono a tutte le donne presenti di una canzona da lui composta “che è una canzone d’amore ma non parla d’amore. S’intitola <Questione di Fiducia> e la dedico in particolare a tre persone: a Filomena e Salvatore della Corale C.A.I. che festeggiano i 50 anni di matrimonio, ed a Jennifer, la ragazza seduta in seconda fila: quando l’ho composta non ero innamorato ma ora ho capito perché ai piani alti hanno voluto che la scrivessi”. A metà serata, ai piedi del palco ornato di profumatissime mimose, di tulipani e di primule, è stata chiamata, per consegnarle una tessera-omaggio, la più anziana socia del C.A.I. cuorgnatese: Gina Ottimpecchio, vigorosa ultranovantenne, che era accompagnata dalle pronipoti Lucia ed Angela. A consegnargliela la segretaria della sezione Ivana Alberton ed il responsabile del Settore Giovanile Felice Bonatto, che l’ha presentata così: “Gina appartiene ad una famiglia storica di Cuorgnè, la famiglia Verlucca: suo fratello Cesare è stato il co-fondatore della Priuli & Verlucca Editori, che pubblica libri di montagna. Suo marito è stato uno scalatore, ed ha dato il nome alla Via Ottimpecchio sul Becco della Tribolazione. Gina è andata in montagna da sempre e cominciano ad andarci anche le sue pronipoti”. Un piccolo omaggio è stato consegnato a fine serata a tutte le donne presenti. Consigli per il cuore Invitata a parlare del cuore in rapporto all’attività sportiva in generale ed a quella alpinistica in particolare, la cardiologa Cristina Fornengo ha dato spiegazioni sintetiche ma molto chiare ed esaurienti. “Il cuore – ha esordito – è un organo adattabile, come il corpo umano in generale, e si adegua alle diverse condizioni ambientali: man mano che si sale e che diminuisce la quantità di ossigeno nell’aria, frequenza cardiaca e pressione aumentano per portare più sangue ai tessuti. Sopra i 2500 metri il nostro organismo è costretto ad uno sforzo intenso per adattarsi: per questo è tanto importante l’allenamento. Alla sua mancanza o a cambi di quota troppo veloci si devono i malesseri più frequenti, che si manifestano di solito nel corso della prima notte ma che – per cause non ancora ben chiare - possono insorgere anche dopo due o tre giorni. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di patologie risolvibili con la discesa a quote inferiori o con gli antiinfiammatori ma ci sono dei casi (sia pure estremamente rari) di coma, edema cerebrale o polmonare”. Questo riguarda le persone sane ma “un cardiopatico la montagna se la scorda?”. La risposta è no. “Anche per chi ha valvole cardiache – ha precisato la dottoressa - la situazione è cambiata in modo incredibile negli ultimi anni: l’importante è fare le cose gradualmente ed aspettare 8 o 12 mesi per salire oltre i 2.500 metri”. Rispondendo a chi le chiedeva quali consigli potesse dare ad un cardiopatico per avere una vita sana e continuare a salire in vetta, ha risposto rassicurante: “Un consiglio che do a tutti. Ci sono una serie di Fattori Incontrollabili quali l’età, il sesso, la familiarità, ed altri Controllabili come la pressione, il colesterolo, la glicemia. Se si mangiano frutta e verdura, si consumano quotidianamente meno di 5 grammi di sale e si beve un bicchiere di vino al giorno, siamo a posto. Il 60% della popolazione è ipertesa ma sotto i 140 su 90 di pressione e con un valore di 115 per l’HDL (il “colesterolo buono”) si può salire fino ai 4.000 metri; solo chi ha problemi più seri o scompensi cardiaci non deve superare i 2.500-3.000”. E’ risaputo che i problemi al cuore colpiscono maggiormente i maschi ma solo fino ad un certo momento: quando le donne entrano in menopausa, il divario si riduce in modo netto. Non sempre, tuttavia, i sintomi apparentemente preoccupanti che insorgono in tale periodo sono indice di una patologia: “La menopausa dura in media sette anni e gli squilibri ormonali possono provocare un rialzo della frequenza cardiaca sproporzionato rispetto allo sforzo che si sta facendo. Del resto la frequenza è uno dei fattori congeniti: la media dei battiti va da 54 a 70 al minuto ma ci sono persone che si fermano a 30. La prova sotto sforzo taglia la testa al toro però salire due piani di scale può già dare un’indicazione. Lavorando all’ospedale di Ivrea, quando l’ascensore che porta al piazzale non funziona, mi basta chiedere ai pazienti se ce l’hanno fatta ad affrontare la salita… Una cosa importante da tener presente è l’insorgere improvviso dei sintomi: se fino a ieri riuscivo a fare una certa cosa ed oggi non più, quello è un campanello d’allarme”. Musicista a tutto tondo “Bisogna avvicinarsi alla musica col cuore - non perché spinti dai genitori - e fare ciò di cui si sente il desiderio, non di più. Se ci si ritrova a dire <Uffa, devo studiare!> non va bene”. E’ una frase che ben definisce la fisarmonicista Cinzia Tarditi, ospite della serata del CAI di Cuorgnè insieme ad un gruppo di allieve della sua scuola Accordeon. Spinta dalle domande dell’intervistatore Walter Muià, musicista egli stesso nonché giornalista, ha raccontato con spontaneità ed entusiasmo la sua storia musicale e quella personale, che si sono intrecciate strettamente intorno a due strumenti considerati poco femminili: la fisarmonica appunto, e la tromba. Iniziò a suonare il primo all’età di 12 anni, seguendo la scia paterna: “E’ stato un amore a prima vista, uno di quelli che non sbiadiscono con gli anni ma si rafforzano”. La sua scelta suscitava perplessità: “Mi dicevano: <E’ uno strumento da uomo!> In effetti ero l’unica. Poi si aggiunse il secondo: <Ma come la tromba? Ci vuole fiato!>. Per di più ero un’acciughina… ma è questione di saper usare il diaframma”. Dopo aver studiato ad Ivrea (Liceo Musicale) e ad Aosta, ha partecipato a numerosi concorsi, nazionali ed internazionali, classificandosi sempre ai primi posti, ma ha dato la prevalenza all’insegnamento, del quale ha tessuto un elogio incondizionato: “Volevo mettere in piede una scuola: Accordeon esiste da 30 anni (dal 2012 c’è anche Accordeon Classique, più raffinata) e più la vedo crescere più mi ci appassiono, anche se comporta una rinuncia non da poco. Per un musicista è importante esibirsi ma mentre il concertista dà la priorità a sé stesso, dedicando ore ed ore al suo strumento, l’insegnante mette sé stesso da parte per dare tutto all’allievo, qualunque siano l’età, il sesso ed il livello musicale dello studente. Del resto la fisarmonica è uno strumento che si può iniziare a studiare anche a cinquant’anni”. La musica è sempre stata al centro della sua vita e le ha anche fatto conoscere il suo ex-marito, Gianni. S’incontrarono nel negozio di Verde, la ditta di Leinì nota per la produzione e vendita di strumenti : “Non poteva che accadere in un posto come quello… Vi ero andata perché avevo bisogno di una nuova fisarmonica ora che venivo chiamata ad esibirmi. Pur non conoscendoci ed avendo frequentato scuole diverse, suonavamo gli stessi strumenti ed avevamo il medesimo modo di suonare, tanto che ci dicevano: <Sembrate una fisarmonica sola>. Lui aveva un’orchestra, io un’altra. Decidemmo di crearne una in comune: Acquamarina che esiste ancora. Ora non stiamo più insieme ma ci vogliamo ancora bene. Se c’è stata un storia tra due persone è perché ci si è amati e come fai ad odiare chi hai amato? I nostri due figli sono i miei gioiellini”.
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