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Cronaca

Gli versano l’olio motore nel bicchiere ad una festa di compleanno tra minorenni

Un ragazzo di 16 anni ha bevuto da un bicchiere nel quale, secondo la ricostruzione degli investigatori, era stato versato olio motore da un coetaneo di 17 anni

Verbania, l’olio motore nel bicchiere e il confine spezzato tra bravata e reato

A una festa di compleanno tra minorenni, sulle rive del lago, bastano pochi sorsi per trasformare una serata qualunque in un caso giudiziario e sanitario che interroga adulti, famiglie e ragazzi

Non c’è rumore più ingannevole di quello di una festa che continua mentre qualcuno, a pochi metri, comincia a stare male.

A Verbania, nella sera di venerdì 4 aprile, il tempo di una parola rassicurante — “è un drink buono” — e una bevanda analcolica si è trasformata in un possibile veicolo di avvelenamento.

Un ragazzo di 16 anni ha bevuto da un bicchiere nel quale, secondo la ricostruzione degli investigatori, era stato versato olio motore da un coetaneo di 17 anni.

Subito dopo i primi sorsi è arrivato il violento malore; poi il trasporto d’urgenza all’ospedale Castelli.

La vicenda, resa pubblica il 10 aprile, si è consumata durante una festa tra giovanissimi in un’area vicina a una spiaggia pubblica adiacente a uno stabilimento balneare sul lago Maggiore.

La ricostruzione diffusa dalle fonti investigative converge su alcuni punti essenziali: il ragazzo colpito avrebbe ricevuto un bicchiere presentato come innocuo, avrebbe bevuto senza sapere che all’interno vi fosse una sostanza estranea, e poco dopo avrebbe accusato un malore tale da richiedere il ricovero. Mentre alcuni presenti lo hanno soccorso, molti altri, secondo quanto emerso, si sono allontanati. 

A intervenire sono stati i Carabinieri della stazione di Verbania, che hanno avviato gli accertamenti incrociando testimonianze e referti medici. Proprio da questo lavoro sarebbe emerso che nel drink analcolico era stato versato olio motore, successivamente ingerito dalla vittima. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Torino, hanno portato all’identificazione di un 17enne, che avrebbe ammesso le proprie responsabilità, parlando di “scherzo”. Al momento, come ricordano le stesse fonti locali che riportano il comunicato dell’Arma, si è nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità del presunto autore dovrà essere accertata nelle sedi competenti, nel pieno rispetto della presunzione di non colpevolezza.

Il ragazzo di 16 anni è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Castelli di Verbania, presidio dell’Azienda Sanitaria Locale del Verbano Cusio Ossola, dove è stato sottoposto a un trattamento definito sulla base delle indicazioni del Centro Antiveleni di Bergamo. In un primo momento è stato dimesso con una prognosi di pochi giorni; successivamente, però, i sanitari hanno mantenuto un atteggiamento prudente rispetto a possibili complicazioni future. Non sono stati diffusi dettagli clinici ulteriori, e proprio questa cautela suggerisce la necessità di non ridurre l’episodio a una semplice intemperanza adolescenziale: quando entra in gioco una sostanza potenzialmente tossica, anche la valutazione medica richiede tempi, osservazione e prudenza.

Sul piano sanitario, l’episodio va letto per quello che è: l’assunzione di una sostanza riconducibile alla famiglia degli idrocarburi. Il Manuale MSD, testo di riferimento in ambito medico, ricorda che l’ingestione di idrocarburi può provocare effetti anche seri soprattutto quando il liquido viene aspirato nelle vie respiratorie, con il rischio di polmonite ab ingestis. I sintomi iniziali possono includere tosse, soffocamento, vomito, bruciore allo stomaco e, nei casi più impegnativi, ipossia e distress respiratorio. La letteratura medica segnala inoltre che i segni di coinvolgimento polmonare possono comparire anche alcune ore dopo l’evento, motivo per cui il monitoraggio clinico diventa decisivo.

Un passaggio, in particolare, aiuta a capire perché i medici abbiano scelto di muoversi con cautela: nel trattamento dell’intossicazione da idrocarburi, lo svuotamento gastrico è generalmente controindicato perché può aumentare il rischio di aspirazione della sostanza nei polmoni. La gestione, in questi casi, è soprattutto di supporto, calibrata sui sintomi e sul tipo di esposizione. Non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori: significa che il vero pericolo, spesso, non coincide soltanto con ciò che entra nello stomaco, ma con ciò che può finire nei polmoni durante tosse o vomito. È anche per questo che il riferimento a un Centro Antiveleni specializzato diventa centrale nel guidare i sanitari del pronto soccorso.

Il Ministero della Salute ricorda infatti che i Centri Antiveleni sono strutture di riferimento che forniscono consulenza tossicologica per la diagnosi e la cura delle intossicazioni da sostanze nocive, comprese quelle di natura industriale e chimica. Nel caso di Verbania, il fatto che i sanitari si siano mossi su indicazione del Centro Antiveleni di Bergamo restituisce l’idea di una gestione non improvvisata, ma inserita in un protocollo specialistico. Questo è un elemento importante anche per i lettori: dinanzi all’ingestione di sostanze non alimentari, il tempo conta, ma conta anche la correttezza della risposta sanitaria.

La parola “scherzo”, in questa storia, è forse la più stonata di tutte. Perché sul piano sociale la leggerezza evocata dal termine si infrange contro due dati di realtà: un ricovero d’urgenza e un fascicolo penale aperto. Secondo quanto emerso, il 17enne è stato denunciato per avvelenamento e lesioni personali. Sono contestazioni pesanti, e non a caso. Se una sostanza viene occultata all’interno di una bevanda presentata come innocua, il profilo del gesto cambia radicalmente: non siamo più nel campo della bravata condivisa, ma in quello dell’inganno, dell’esposizione inconsapevole al rischio, della possibile compromissione della salute altrui. Naturalmente sarà il procedimento, e non la cronaca, a definire nel dettaglio responsabilità e qualificazioni giuridiche. Ma già oggi la linea di confine appare nitida.

C’è poi un altro aspetto da non trascurare: la scena si svolge interamente dentro un universo di minorenni. Questo impone due cautele. La prima riguarda la tutela dell’identità dei ragazzi coinvolti, che infatti non sono stati nominati dalle fonti. La seconda riguarda il linguaggio. In casi come questo, la cronaca giudiziaria più seria deve resistere alla tentazione di spettacolarizzare. Non servono etichette facili sui giovani “senza limiti”, né generalizzazioni generazionali. Serve invece una constatazione più sobria e più severa: la percezione del rischio, tra adolescenti, può essere alterata dalla dinamica del gruppo, dalla ricerca di consenso, dall’emulazione, dalla sottovalutazione delle conseguenze. Eppure le conseguenze, quando arrivano, sono molto adulte: ospedale, denuncia, procura minorile, possibile danno alla salute.

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