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La Voce degli animali
14 Aprile 2026 - 17:17
Sepolti vivi in un garage: cane e gatto salvati dall’inferno di Orbassano
Due esistenze ridotte al silenzio, nascoste dietro una serranda abbassata, lontane dagli sguardi e – troppo a lungo – anche dalla coscienza collettiva. È una storia che "fa piangere". Arriva da Orbassano. Un cane e un gatto sono stati trovati rinchiusi all’interno di un garage, in condizioni incompatibili con la loro natura e dignità.
A portarla alla luce sono state le guardie zoofile di Stop Animal Crimes Italia, intervenute dopo una segnalazione anonima. Un gesto, quello di chi ha deciso di non voltarsi dall’altra parte, che si è rivelato decisivo. Giunte sul posto, le guardie hanno subito percepito la presenza degli animali all’interno di uno dei box di pertinenza della palazzina. Un’intuizione maturata grazie all’esperienza, ma anche a segnali che troppo spesso vengono ignorati.
Non potendo contattare nell’immediato il locatore del garage, gli operatori hanno agito con tempestività, coinvolgendo l’amministratore condominiale. Quest’ultimo si è reso disponibile a collaborare, consentendo l’apertura del basculante. Dietro quella serranda, la conferma di una realtà che non dovrebbe esistere: due animali costretti a vivere in uno spazio chiuso, privo delle condizioni minime per garantire benessere fisico e psicologico.
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La Procura di Torino ha convalidato il sequestro penale del cane e del gatto, riconoscendo la gravità della situazione. Il proprietario, G.A., 35 anni di Carmagnola, è stato iscritto nel registro degli indagati per il reato di maltrattamento di animali, ai sensi dell’articolo 727 del codice penale. Una norma spesso sottovalutata, ma fondamentale: non è necessario che un animale presenti ferite evidenti per parlare di maltrattamento. Basta la detenzione in condizioni incompatibili con la sua natura, tali da provocare sofferenza.
Un principio ribadito anche dalla Corte di Cassazione, che ha chiarito come l’accertamento di questo tipo di reato non richieda necessariamente una perizia veterinaria. È compito della polizia giudiziaria intervenire e valutare, perché la sofferenza non sempre lascia segni visibili, ma può essere altrettanto devastante.
Dopo il sequestro, i due animali sono stati trasferiti presso il canile Croce Blu di Piossasco. Qui stanno finalmente ricevendo cure, attenzioni e quel rispetto che era stato loro negato. Per loro si apre ora un percorso di recupero, fatto non solo di assistenza sanitaria, ma anche di riappropriazione di una vita degna di essere chiamata tale.
Ma questa vicenda, purtroppo, non è un caso isolato. Le guardie zoofile di Stop Animal Crimes Italia, attive su tutto il territorio nazionale e in particolare nella provincia di Torino, denunciano da tempo una realtà preoccupante: le leggi a tutela degli animali esistono, ma troppo spesso restano sulla carta o vengono applicate con interpretazioni deboli, se non addirittura anacronistiche.
Sono migliaia, ogni anno, i casi in cui animali vengono detenuti in condizioni non rispettose dei loro diritti fondamentali. Situazioni che si consumano nel silenzio, tra mura domestiche o spazi chiusi, lontano da controlli efficaci. E, in molti casi, proprio da parte di quegli enti che dovrebbero garantire vigilanza e tutela, si registra un approccio che le associazioni definiscono “troppo debole e arcaico”.
Orbassano come "passaggio" di una battaglia più ampia er il riconoscimento pieno degli animali come esseri senzienti, titolari di diritti che non possono essere ignorati o ridimensionati.
Ogni intervento, ogni sequestro, ogni denuncia rappresenta un passo avanti. Ma non basta. Serve una maggiore consapevolezza collettiva, un cambiamento culturale che parta dai cittadini e arrivi fino alle istituzioni. Perché nessun cane, nessun gatto – nessun animale – dovrebbe mai conoscere la solitudine e la sofferenza di una vita rinchiusa in un garage.
E se oggi quei due animali sono salvi, lo si deve anche a chi ha scelto di segnalare. Un gesto semplice, ma che può trasformarsi in salvezza. In un mondo che spesso resta indifferente, è proprio da questi piccoli atti di responsabilità che può nascere una reale tutela.
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