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Cronaca

Evasione choc dal carcere minorile di Torino: un 17enne fugge dopo una scia di violenza

Dal tentato omicidio alle rapine, poi la fuga dal Ferrante Aporti: aperta un’indagine, polemiche sulla sicurezza

Evasione choc

Evasione choc dal carcere minorile di Torino: un 17enne fugge dopo una scia di violenza

Prima la fuga, poi il muro scavalcato in pochi secondi e infine il vuoto. È una sequenza rapida, quasi cinematografica, quella che ha permesso a un ragazzo di appena 17 anni di evadere dal carcere minorile Ferrante Aporti di Torino nella mattinata di domenica. Un’evasione che riaccende i riflettori su una struttura già finita al centro delle polemiche e che ora potrebbe avere conseguenze giudiziarie: la procura si prepara infatti ad aprire un fascicolo per evasione colposa.

Secondo le prime ricostruzioni, il giovane sarebbe riuscito a impossessarsi di un mazzo di chiavi, utilizzato per accedere al cortile interno. Da lì la fuga: una corsa verso il muro di cinta, lo scavalcamento e la scomparsa. Nessun allarme immediato, nessun intervento tempestivo. Solo le immagini delle telecamere di sorveglianza, che documentano ogni movimento ma non sono riuscite a impedirlo.

Un episodio che non è isolato. Già lo scorso novembre un altro detenuto minorenne, anche lui diciassettenne, era riuscito a fuggire con modalità simili, facendo perdere completamente le proprie tracce. Due casi ravvicinati che alimentano interrogativi pesanti sull’efficacia dei controlli e sull’organizzazione interna dell’istituto.

Il profilo del ragazzo evaso rende la vicenda ancora più inquietante. Nei giorni precedenti al suo ingresso in carcere si era reso protagonista di una escalation di violenza ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria. Giovedì sera si era allontanato da una comunità a cui era stato affidato, dando il via a una serie di tentativi di rapina.

Armato di coltello, aveva prima cercato di impossessarsi dell’auto di una giovane senza riuscirci. Poco dopo aveva aggredito un altro automobilista, colpendolo e ferendolo con l’arma. L’uomo era stato trasportato in ospedale con lesioni diffuse, fortunatamente non gravi. Ma il ragazzo non si era fermato.

Nel giro di pochi minuti aveva preso di mira un anziano di 76 anni, riuscendo a sottrargli l’auto dopo averlo ferito. Il pensionato, nel tentativo disperato di fermarlo, si era aggrappato alla portiera del veicolo in movimento, riportando una frattura al piede e una prognosi di oltre quaranta giorni. Una scena di violenza che restituisce il livello di pericolosità del giovane.

La fuga su quattro ruote era però durata poco. Senza patente e probabilmente senza esperienza, il diciassettenne aveva perso il controllo del mezzo, andando a schiantarsi contro alcune auto in sosta e provocando danni a sette veicoli. Nemmeno questo lo aveva fermato: era sceso e aveva tentato un’ulteriore rapina nella zona di via Romita, nei pressi di un fast food. Lì era stato finalmente bloccato dai carabinieri e arrestato.

Trasferito al Ferrante Aporti, il giovane avrebbe dovuto rimanere sotto stretta sorveglianza. Invece, nel giro di appena due giorni, è riuscito a dileguarsi. Un fatto che apre interrogativi non solo sulla gestione del caso specifico, ma sull’intero sistema della giustizia minorile.

Le criticità erano già state denunciate dai sindacati della polizia penitenziaria. In particolare l’Osapp aveva parlato di una carenza strutturale di personale, con almeno venti agenti in meno rispetto al fabbisogno. Una situazione che costringe chi è in servizio a operare in condizioni difficili, spesso in turni isolati, all’interno di un istituto descritto come sovraffollato.

Parole dure, che tornano oggi di estrema attualità. “Strutture colabrodo”, era stata la definizione utilizzata per descrivere un sistema incapace di garantire livelli adeguati di sicurezza. E l’evasione di domenica sembra confermare queste preoccupazioni.

Resta ora da capire dove si trovi il ragazzo. Le ricerche sono in corso, ma al momento non ci sarebbero tracce concrete. L’esperienza del precedente evaso, mai più rintracciato, alimenta il timore che anche questa volta il giovane possa essere riuscito ad allontanarsi rapidamente dal territorio italiano.

Nel frattempo, l’attenzione si concentra sulle responsabilità interne. Come è stato possibile sottrarre le chiavi? Perché nessuno si è accorto immediatamente della fuga? E soprattutto, quali misure verranno adottate per evitare che episodi simili si ripetano?

Domande che attendono risposte, mentre la vicenda riporta al centro del dibattito un tema spesso trascurato: quello della sicurezza negli istituti minorili e della loro capacità di coniugare funzione educativa e controllo. Un equilibrio fragile, che in casi come questo sembra essersi spezzato.

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