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Cronaca
11 Aprile 2026 - 15:55
Elia Del Grande
VARESE – Resta in carcere Elia Del Grande, il 50enne evaso nei giorni scorsi da una casa di lavoro di Alba, in provincia di Cuneo. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Marcello Buffa al termine dell’interrogatorio svoltosi ieri nel carcere di Varese, dove l’uomo è detenuto dopo la sua cattura.
Del Grande si era allontanato nel giorno di Pasqua approfittando di un permesso che gli consentiva di svolgere attività di volontariato in una mensa per persone in difficoltà. Da quel momento era riuscito a far perdere le proprie tracce per quattro giorni, fino all’arresto avvenuto mercoledì scorso a Varano Borghi, nel Varesotto.
L’uomo è noto alle cronache per un triplice omicidio avvenuto nel 1998 a Cadrezzate (Varese), quando uccise il padre, la madre e il fratello all’interno dell’abitazione di famiglia. Per quel delitto aveva scontato una pena di 26 anni e 4 mesi di carcere, per poi essere trasferito in una casa di lavoro, misura di sicurezza applicata al termine della detenzione.
Al momento dell’arresto, Del Grande avrebbe opposto resistenza ai carabinieri nel tentativo di proseguire la fuga. Secondo la ricostruzione degli investigatori, durante l’inseguimento avrebbe investito e ferito un militare, circostanza che ha portato all’accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. A queste si aggiunge l’ipotesi di rapina aggravata: l’uomo avrebbe infatti aggredito una donna di circa 70 anni per sottrarle l’automobile, utilizzata poi per spostarsi.
Parallelamente alla decisione del gip, proseguono le indagini per ricostruire nel dettaglio i movimenti del fuggitivo durante i giorni di irreperibilità. La Procura di Alba ha aperto un fascicolo nei confronti di una donna, una conoscente di lunga data di Del Grande residente ad Angera, indagata per favoreggiamento.
Secondo gli inquirenti, la donna avrebbe raggiunto Del Grande in Piemonte per poi accompagnarlo in auto fino al Varesotto. Gli accertamenti sono ora concentrati su un punto cruciale: stabilire se fosse a conoscenza dell’evasione oppure se abbia agito senza sapere che l’uomo si fosse allontanato illegalmente dalla struttura. Gli investigatori stanno inoltre cercando di chiarire in che modo i due si siano messi in contatto e come abbiano organizzato lo spostamento.
Le verifiche proseguono anche attraverso l’analisi dei tabulati telefonici e dei sistemi di videosorveglianza, con l’obiettivo di ricostruire l’intera rete di eventuali appoggi che potrebbe aver agevolato la fuga.
Cadrezzate, provincia di Varese. È un paese piccolo, di quelli dove tutti si conoscono, dove le notizie girano prima ancora che arrivino i giornali. Quando la voce comincia a diffondersi, all’inizio è confusa: qualcosa è successo in una casa, una famiglia conosciuta, gente normale.
Poi arrivano i carabinieri. Le auto, i lampeggianti, il via vai che rompe la quiete del paese. La strada viene chiusa, i curiosi restano a distanza, si formano i primi capannelli. È lì che la notizia prende forma e diventa quello che nessuno si aspetta: dentro quella casa ci sono tre morti.

Padre, madre e figlio.
Non è una rapina finita male. Non ci sono segni di effrazione. Non è entrato nessuno da fuori. È una strage familiare.
Il nome che comincia a circolare è quello di Elia Del Grande, il figlio sopravvissuto, poco più che ventenne. È lui il centro della vicenda. I carabinieri lo cercano, lo interrogano, ricostruiscono le ultime ore. Le versioni, se ci sono state, non reggono a lungo. Gli elementi raccolti portano dritto a lui.
La scena del crimine è pesante, difficile anche per chi è abituato. Gli investigatori lavorano per ore dentro l’abitazione, mentre fuori il paese resta sospeso. I vicini parlano sottovoce: “Una famiglia tranquilla”, “Non si era mai sentito nulla”. Le frasi sono sempre le stesse, come succede in questi casi, e servono più a proteggersi dallo shock che a spiegare davvero.
Con il passare delle ore arrivano i primi dettagli. Non un gesto improvviso e inspiegabile, ma qualcosa di maturato dentro le mura domestiche. I rapporti familiari, le tensioni, i conflitti: tutto viene passato al setaccio dagli inquirenti. Si cerca un movente che dia un senso all’insensato.
Quando arriva il fermo, la notizia è ormai nazionale. Un ragazzo che uccide tutta la sua famiglia: è uno di quei casi che entrano subito nelle pagine di apertura, nei telegiornali, nelle discussioni pubbliche.
Il paese, intanto, cambia volto. Cadrezzate diventa “il luogo del triplice omicidio”. Le telecamere, i cronisti, le dirette davanti alla casa. Chi vive lì continua la propria vita, ma con la sensazione che nulla sia più come prima. Ogni intervista è un tentativo di spiegare, ma anche un modo per prendere le distanze: “Non ce lo saremmo mai aspettato”.
Le indagini vanno avanti ricostruendo la dinamica, gli orari, le responsabilità. Il quadro accusatorio si consolida. Il processo, che seguirà, sarà il momento in cui tutto questo materiale – testimonianze, perizie, ricostruzioni – verrà ordinato in una verità giudiziaria.
Ma nei giorni immediatamente successivi al delitto, ciò che resta è soprattutto lo shock: una casa diventata scena del crimine, una famiglia cancellata, e una comunità che cerca di capire come sia potuto succedere proprio lì, proprio a loro.
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