Erano in 56. Non una banda improvvisata, ma una rete strutturata, continua, capace di adattarsi a tutto: ai controlli, ai luoghi, perfino alla pandemia. E ora quella rete finisce a processo a Torino.
Il quadro che emerge dall’inchiesta è semplice solo in apparenza. Perché qui non c’è un’unica piazza di spaccio, ma una diffusione capillare, quasi mimetica. Il bar, la pizzeria, il parco giochi. Persino i funerali. Luoghi quotidiani, normali, trasformati in punti di contatto per lo scambio di droga. Il traffico si infilava nella vita di tutti i giorni, senza farsi notare.
Il salto di qualità, però, è un altro. Gli affari non si organizzavano più solo a voce o per telefono, ma attraverso un’applicazione con sistemi di cifratura definiti “di livello militare”. Un dettaglio che racconta bene il livello dell’organizzazione: non improvvisazione, ma metodo. Non episodi isolati, ma un sistema.

Tutto parte da un sequestro: 43 chili tra hashish e marijuana, per un valore di circa 75mila euro. È da lì che i carabinieri di Moncalieri e Beinasco iniziano a tirare il filo. E quel filo porta lontano. Porta alla cocaina che arriva dall’Albania e si distribuisce in una rete che copre buona parte della cintura torinese: Nichelino, Moncalieri, Volvera, Beinasco, Collegno.
Il punto, però, non è solo la quantità o la provenienza della droga. È la continuità. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe operato senza interruzioni dal 2019. Nemmeno il lockdown ha fermato il sistema. Anzi: le consegne si adattano, diventano domiciliari, organizzate tramite l’app. Il mercato cambia forma, ma non si ferma.
Il 24 aprile inizierà il processo. Gli imputati sono tutti uomini, quasi tutti italiani. Età diverse, esperienze diverse: si va dai 26 ai 70 anni. Veterani e nuove leve insieme, dentro lo stesso meccanismo.
E qui sta il nodo vero. Non una criminalità lontana o eccezionale, ma una rete fatta di “insospettabili”, radicata nel territorio e nelle abitudini quotidiane. La droga non come emergenza improvvisa, ma come presenza stabile, organizzata, integrata.
Il processo dirà responsabilità e colpe. Ma una domanda resta già adesso: quanto di questo sistema passa inosservato proprio perché somiglia troppo alla normalità?