Pugni, calci, sedie che volano e perfino un cane aizzato contro gli altri. La sera di Pasqua, in corso Giulio Cesare, all’altezza del civico 157, si è trasformata nell’ennesimo teatro di violenza a Barriera di Milano. Non un episodio isolato. Un altro tassello di una sequenza che ormai non sorprende più nessuno, se non per il livello crescente di brutalità.
Le immagini girate dai residenti raccontano una scena fuori controllo: gruppi che si affrontano, bottiglie di vetro lanciate, fuochi d’artificio esplosi in mezzo alla strada. Chi vive lì ha fatto quello che fa sempre: ha preso il telefono, ha chiamato il 112, ha aspettato. Quando le volanti della polizia sono arrivate, però, non c’era più nessuno. Solo i segni della rissa.
È questo il punto che torna ogni volta. La violenza esplode, si consuma in pochi minuti e poi sparisce, lasciando dietro di sé un quartiere sempre più sfiduciato e una sensazione di impunità che si consolida episodio dopo episodio.
E infatti non è finita lì. Due giorni prima, a poco più di un chilometro, davanti ai giardini Madre Teresa di Calcutta, in corso Vercelli, un uomo è stato colpito alla testa con una bottiglia di vetro. I soccorritori lo hanno trovato a terra, in una pozza di sangue. È vivo, non è in pericolo, ma la scena è la stessa: violenza improvvisa, brutale, pubblica. In quel caso, almeno, la polizia è riuscita a rintracciare e arrestare l’aggressore.
Il quartiere, intanto, è stato inserito tra le cosiddette “zone rosse”. Controlli rafforzati, presenza delle forze dell’ordine, persino l’arrivo dei paracadutisti del reggimento Tuscania a supporto dei carabinieri. Ma la domanda resta sospesa, sempre la stessa: basta?
Patrizia Alessi, capogruppo di Fratelli d’Italia in Circoscrizione 7, non usa giri di parole: «Ringrazio il prefetto per aver rafforzato la sicurezza ma la situazione nella zona rimane inaccettabile. Le risse sono quotidiane e l’attività di spaccio continua senza controllo: bisogna intervenire con decisione».
Il punto è proprio questo. Se le risse sono “quotidiane”, come dice una rappresentante istituzionale, allora non siamo più davanti a emergenze, ma a una condizione stabile. E quando una condizione diventa stabile, smette di essere percepita come straordinaria e rischia di trasformarsi in normalità.
È qui che la parola “zona rossa” mostra tutti i suoi limiti. Perché delimitare un’area non significa risolvere ciò che accade dentro. E soprattutto non restituisce ai residenti quella cosa semplice che oggi sembra la più difficile: vivere il proprio quartiere senza dover filmare l’ennesima rissa dalla finestra.