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Cronaca

Ivrea: maranza in azione. Pestaggi brutali nella notte fuori dalla discoteca. Tre feriti, uno è grave

Notte di violenza a Ivrea: tre uomini picchiati davanti alla discoteca La Fenice, torna l'allarme sicurezza nella movida

Ivrea, pestaggi nella notte fuori dalla discoteca: tre feriti, uno ancora in osservazione

foto archivio

Notte di violenza in città. Tre ragazzi sono stati aggrediti e picchiati brutalmente all’esterno della discoteca La Fenice, in via Gobetti. I fatti si sono verificati intorno alle 3 del mattino, al termine di una serata dedicata a un pubblico over 20.

Secondo le prime ricostruzioni, le aggressioni sarebbero state compiute da un gruppo di maranza, sempre gli stessi, circa sette o otto persone, tutti residenti a Ivrea e di età intorno ai 18 anni. "Dei gran figli di..." commentano in molti.

Le vittime, tre uomini sulla trentina, non si conoscevano tra loro e sarebbero state colpite separatamente, una alla volta, sempre nei pressi del locale.

Un elemento che colpisce gli inquirenti è proprio la dinamica: i tre sarebbero stati avvicinati e aggrediti senza motivo, in episodi distinti ma ravvicinati nel tempo. Oltre alle violenze fisiche, le vittime avrebbero anche ricevuto minacce di morte.

Il bilancio è pesante: uno degli uomini si trova ancora sotto osservazione in ospedale, mentre gli altri due hanno riportato rispettivamente 20 e 10 giorni di prognosi.

Sull’accaduto sono in corso accertamenti da parte delle forze dell’ordine, carabinieri e polizia, che stanno cercando di identificare con precisione tutti i responsabili e chiarire i contorni della vicenda. Non si esclude che possano emergere ulteriori dettagli nelle prossime ore, anche grazie a eventuali testimonianze e alle immagini delle telecamere di sorveglianza della zona.

L’episodio riaccende l’attenzione sul tema della sicurezza nelle ore notturne e nelle aree della movida cittadina, già oggetto di segnalazioni da parte di residenti e frequentatori.

C’è da dire che ormai da mesi Ivrea è una città da “coprifuoco”. Dal marzo dello scorso anno si susseguono i provvedimenti del Prefetto Donato Cafagna sulle “zone rosse”. A Maggio ne è previsto un ennesimo che amplierà le aree attenzionate, ma a quanto pare tutto questo non basta.

pestaggio

“Che cosa si può fare? Cosa devono fare i genitori. Dire ai propri figli che devono starsene a casa perchè la città è diventata pericolosa? Tutto questo non ha alcun senso…” commenta un genitore.

Lo scorso anno proprio di questi tempi, in piazza Rondolino, due ragazzi di 25 anni erano finiti nel mirino di una baby gang. Uno di loro pugnalato con una lama alla schiena per tre volte. Preso a sprangate in faccia, a calci e pugni. Venti punti di sutura in testa. Una violenza disumana.

“Gli hanno rotto gli zigomi - ci aveva raccontato la mamma - gli hanno spaccato la mandibola. Si è inginocchiato, ha chiesto pietà. Ma non c’è stato nulla da fare. Ha provato a scappare con la sua auto, terrorizzato, insanguinato…”.

A rispolverarla è stata la trasmissione Diritto e Rovescio, condotta da Paolo Del Debbio su Rete Quattro qualche giorno fa. Ai microfoni della giornalista Lorena Antonioni c’è Piera.

Da Piera ad Adriano Vaglio, titolare del Buffet della stazione, testimone di una rissa scoppiata qualche settimana fa nel dehor del suo locale. Il video è diventato virale e si vede di tutto: ragazzi che cercano di spaccarsi delle sedie in faccia e sulla schiena, sangue nei bagni, sangue sui tavoli, sangue ovunque. Ci sono pure delle ragazze. Una di loro, al telefono con Lorena Antonioni, conferma di non aver paura di niente, di non aver paura dei carabinieri e della polizia.

“Al massimo sono due settimane di galera” dice un ragazzo nordafricano seduto nei pressi del Movicentro…

Adriano Vaglio da anni combatte "inascoltato" tutti i giorni una guerra impari per continuare a tenere aperto un locale che si svuota sempre di più. Piera, subito dopo la mattanza, ha messo in piedi un comitato. Sono mamme che, come lei, vorrebbero una città in cui i propri figli non rischiano la vita. Da un anno a questa parte sollecita il sindaco Matteo Chiantore a fare qualcosa di più di quello che fa. Qualcosa è cambiato. Un anno fa in consiglio comunale si parlava di "percezione", oggi  non lo si dice più neanche per sbaglio.

Il problema, per la verità, non è solo di Ivrea. In molte città italiane si assiste allo stesso fenomeno da "bronx". A Ivrea è soprattutto sociale e fa riferimento anche a più di 500 case popolari, abitate perlopiù da famiglie con problemi economici. Sono tante per una città di appena 23 mila abitanti. 

E se a Ivrea davvero non si sa più che cosa fare, a livello nazionale il dibattito politico sembra concentrarsi più sulla narrazione che sulle soluzioni concrete. Il Viminale, guidato dal Ministro Piantedosi, è chiamato a dare risposte non solo in termini di repressione, ma soprattutto di prevenzione e presenza reale sul territorio.

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