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Cronaca
03 Aprile 2026 - 21:24
Pont Canavese, cane legato a un trattore trascinato sulla provinciale: esposto in Procura (foto di repertorio)
Un episodio grave, sul quale ora si concentrano accertamenti e indagini. Nei giorni scorsi, tra Sparone e Pont Canavese, un cane è stato trascinato lungo la strada provinciale dopo essere stato legato con una corda a un trattore.
La vicenda è finita all’attenzione della Procura di Ivrea, dove è stato presentato un esposto dall’Associazione italiana difesa animali ed ambiente (Aidaa), che ha chiesto approfondimenti per chiarire con precisione quanto accaduto.
Secondo le prime ricostruzioni, l’animale sarebbe rimasto legato al mezzo agricolo mentre questo era in movimento. Il trattore avrebbe percorso un tratto di strada trascinando il cane sull’asfalto, in una situazione potenzialmente molto pericolosa.
A notare la scena è stato Ivan, un automobilista di passaggio. E' stato proprio lui a intervenire, fermando il mezzo e consentendo di mettere in salvo il povero animale.
Un intervento rapido che ha evitato conseguenze ancora più gravi. Il cane è stato successivamente affidato alle cure di un veterinario, per le verifiche cliniche.
Sul caso stanno ora lavorando i carabinieri della compagnia di Ivrea, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’episodio.
L’obiettivo è chiarire se si sia trattato di un gesto volontario oppure di una distrazione del proprietario, che potrebbe non essersi accorto della presenza del cane legato al trattore durante la marcia.
Si tratta di un elemento centrale per definire le eventuali responsabilità.
Gli accertamenti riguarderanno anche la sequenza dei fatti, il percorso effettuato dal mezzo e le condizioni dell’animale al momento del recupero.
Chi si sta occupando di questa vicenda, minuto per minuto è il gruppo animalista “Una zampa per amico”
“Abbiamo appreso che il cane nonostante tutte le ferite sulla schiena riesce ad alzarsi. Le condizioni non sono buone ma si salverà e tante persone si rincuoreranno - commenta Nicoletta Sandretto - Ha bisogno di cure e dovrà essere medicato. E’ stato preso in custodia dal Canile di Calus. Ha circa 3 anni. E’ molto buono. Al canile dovranno curare giornalmente tutte le ferite…”.
Il caso ha suscitato attenzione e preoccupazione, riportando al centro il tema del maltrattamento degli animali e della necessità di garantire comportamenti responsabili nella loro gestione.
In attesa degli sviluppi delle indagini, resta il dato certo: il cane è stato salvato grazie all’intervento di chi ha assistito alla scena e ha deciso di agire tempestivamente.
Le verifiche proseguiranno nei prossimi giorni per fare piena luce su quanto accaduto tra Sparone e Pont Canavese.

“Il cane è il migliore amico dell’uomo”. Lo ripetiamo spesso, quasi fosse una verità automatica, rassicurante. Ma poi arrivano storie come quella di Sparone e Pont Canavese, e quella frase si incrina. Perché l’amicizia, quella vera, non si dimentica legata a un trattore.
Non sappiamo ancora se sia stata crudeltà o distrazione. Saranno le indagini a dirlo. Ma c’è un punto che resta, e che non ha bisogno di sentenze: un cane è stato trascinato sull’asfalto, esposto al dolore e al rischio di morire, mentre qualcuno — per scelta o per negligenza — non se ne accorgeva.
E allora la domanda diventa inevitabile: che tipo di “amici” siamo?
Negli ultimi anni abbiamo riempito le case di animali, li abbiamo portati sui social, trasformati in simboli di affetto, compagnia, persino identità. “Uno di famiglia”, si dice. Ma essere famiglia non è uno slogan. È responsabilità continua, attenzione concreta, presenza.
Non basta voler bene. Bisogna dimostrarlo, soprattutto quando nessuno guarda.
La linea tra affetto e superficialità è sottile. E a volte si spezza proprio nei gesti più semplici, quelli dati per scontati. Un guinzaglio, un controllo, uno sguardo in più. Dettagli, fino a quando non diventano tragedia.
In questa vicenda c’è però anche un altro volto. Quello di chi si è fermato. Di chi ha visto e non ha fatto finta di niente. Un automobilista che ha interrotto la normalità per evitare il peggio. È lì, forse, che si misura davvero il senso di comunità: nella capacità di intervenire quando qualcosa non torna.
Il cane si salverà. Ed è una buona notizia. Ma non basta a assolvere, né a chiudere il discorso.
Se continuiamo a chiamarli “amici”, dovremmo almeno iniziare a comportarci come tali.
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