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“Fai la brava o non otterrai nulla”. E invece grazie al sindacato vince. Schiaffo a Euroristorazione a Volpiano

Dopo mesi di accuse su demansionamento e pressioni, arriva l’intesa: più ore, mansioni riconosciute. Sciarra: «Clamorosa sconfitta dell’arroganza aziendale»

“Fai la brava o non otterrai nulla”.  E invece grazie al sindacato vince. Schiaffo a Euroristorazione a Volpiano

Francesco Sciarra, Uil

A gennaio era una storia che puzzava di quelle che tutti conoscono ma pochi raccontano fino in fondo. Volpiano, una mensa scolastica, un appalto pubblico e un nome preciso: Euroristorazione. In mezzo una lavoratrice. E, secondo la Uil, tutto quello che nel mondo della ristorazione collettiva si fa fatica a dire ad alta voce: demansionamento, ritorsioni, violenza psicologica.

Non una storia isolata, ma un meccanismo. Un sistema dove il potere non si esercita con i licenziamenti, ma con qualcosa di molto più sottile: un’ora in più o in meno, straordinari concessi o negati, livelli riconosciuti sulla carta e svuotati nella realtà. Dove basta poco per farti capire che aria tira. E dove, se alzi la testa, rischi di pagare.

Oggi quella storia si chiude. E si chiude male per chi, fino a ieri, sosteneva che non c’era niente.

La vertenza della lavoratrice della mensa scolastica di Volpiano si è conclusa con la sottoscrizione di un accordo in sede sindacale. Nero su bianco. La dipendente verrà trasferita al centro cottura di Leini, potrà finalmente svolgere le mansioni previste dal proprio inquadramento e vedrà aumentare il proprio orario da 18 a 25 ore settimanali. Spariscono anche le clausole elastico-flessibili legate all’orario di lavoro. Quelle che ti tengono appeso, sempre disponibile, sempre precario anche quando sei assunto.

sciarra

«Un successo su tutta la linea», dice il segretario generale della UILTuCS UIL Ivrea e Canavese, Francesco Sciarra. Ma il punto non è la formula. È quello che aggiunge subito dopo: «Quanto ottenuto rappresenta una clamorosa sconfitta di Euroristorazione Srl e dell’arroganza propria e dei propri responsabili sul territorio, della pretesa di poter disporre liberamente dei lavoratori come fossero pedine senza diritti e senza tutele».

Parole pesanti. Scelte una per una. E che arrivano dopo mesi di muro contro muro.

Perché fino a ieri la linea dell’azienda era chiara: nessun demansionamento. Anzi, secondo Euroristorazione, la lavoratrice non poteva essere adibita ad alcune mansioni per via delle sue condizioni fisiche. Una ricostruzione che oggi, alla luce dell’accordo, viene smentita nei fatti. «I termini dell’accordo dicono tutt’altro», mette nero su bianco il sindacato. Se oggi quella lavoratrice può svolgere quelle mansioni, allora il problema non era certo quello.

E allora bisogna tornare indietro. A quando tutto è iniziato.

Alla lavoratrice viene riconosciuto il 5° livello del contratto collettivo, il passaggio da addetta mensa ad aiuto cuoco. Sulla carta è un avanzamento. Nella realtà, no. Perché, come denunciava Francesco Sciarra continuava a fare esattamente quello che faceva prima. Nessuna nuova responsabilità, nessun reale riconoscimento. Solo una voce in più sulla busta paga. Un demansionamento evidente, secondo il sindacato.

Il 23 maggio 2025 la lavoratrice decide di iscriversi alla Uil. Ed è lì che, sempre secondo la ricostruzione sindacale, la situazione cambia. Ma non in meglio. Le ore supplementari spariscono. Proprio quelle che permettono di portare a casa qualcosa in più di uno stipendio che non arriva agli 800 euro al mese, per di più concentrato in nove mesi su dodici con il part time ciclico verticale. Il lavoro c’è, le ore anche. Ma non per tutti.

«Non perché il lavoro manchi – spiegavano – ma perché viene redistribuito diversamente: ore in più alle cuoche, ai cosiddetti sesti super, a chi entra prima. A lei, niente». Una scelta che la Uil definisce senza giri di parole: ritorsiva.

La situazione si incattivisce. Si arriva agli incontri con l’azienda. A giugno un primo confronto, poi tutto rimandato a settembre. A settembre l’incontro c’è, ma la risposta è quella che fa saltare tutto: l’azienda ribadisce che quella lavoratrice continuerà a svolgere mansioni di livello inferiore. Punto.

È in quel momento che il caso esplode davvero.

«Questa è violenza psicologica, è una violenza vessatoria», dice Sciarra. «È l’unica che non fa ore supplementari, l’unica demansionata». Una solitudine costruita giorno dopo giorno con effetti chiarissimi.

E poi c’è l’episodio che più di tutti fotografa il clima. Quello della telefonata. Il responsabile della mensa che chiama direttamente la lavoratrice e le dice di lasciare il sindacato, perché tanto non otterrà nulla. Parole che oggi tornano identiche nel comunicato finale: «Stare buona, lasciare il sindacato perché ci penso poi io a mettere a posto tutto, l’importante è che fai la brava».

E qui la Uil non fa sconti. Anzi, affonda.

«Spiace rilevare come Euroristorazione Srl non abbia, a tutt’oggi, preso le distanze e così, di fatto, avvallato l’atteggiamento di quel signor responsabile», scrive il sindacato. E poi la frase che non lascia spazio a interpretazioni: «Vergognoso che questo soggetto possa essere ancora a contatto con i lavoratori».

Non è solo una vertenza chiusa. È una linea politica, è uno scontro che resta.

Nel mezzo, però, qualcosa si muove anche fuori dall’azienda. Entra in gioco il Comune di Volpiano, stazione appaltante del servizio. All’inizio le verifiche non evidenziano anomalie. Ma il confronto si apre. E alla fine la Uil ringrazia il Comune di Volpiano, ed in particolare al Segretario Comunale Dott. Ezio Ivaldi, "per aver ascoltato il disagio denunciato dalla lavoratrice ed essere intervenuto nei confronti dell’azienda".

Segno che la pressione, a un certo punto, ha fatto effetto.

Ma questa storia, fin dall’inizio, non era solo una storia. Era un esempio. «Un caso scuola», lo aveva definito la Uil. Uno spaccato di quello che accade in molte mense scolastiche: part time ciclici, salari bassissimi, diritti contrattuali aggirati, ore usate come leva di comando. Un sistema dove «ci sono soggetti che hanno letteralmente in mano i dipendenti per un’ora in più o per un’ora in meno».

E infatti il sindacato lo dice chiaramente anche oggi: «Il risultato di questa vertenza deve essere di stimolo per tutte le lavoratrici e i lavoratori che ancora oggi subiscono le angherie di pseudo capetti malati di egocentrismo».

Non un caso chiuso, ma un messaggio.

A gennaio sembrava una storia già scritta. Una lavoratrice sola, un’azienda forte, un sistema che non cambia. Oggi quella storia finisce con un accordo che dice l’esatto contrario di quello che le era stato detto: non è vero che non si ottiene nulla.

E quando succede, non è solo una firma. È uno schiaffo. Anche a chi pensava che bastasse dire “fai la brava” per farla finire lì.

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