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Cronaca

Orrore nel cimitero: profanato il corpo di Pamela, vittima di femminicidio. Le hanno portata via la testa

La macabra scoperta nel cimitero di Strozza. Aperta un’indagine per vilipendio di cadavere

Pamela Genini

Pamela Genini

Nemmeno la morte è bastata a restituirle pace. Nemmeno una bara bianca, chiusa in un cimitero di provincia, è riuscita a proteggerla dall’orrore. Pamela Genini, 29 anni, uccisa con ferocia lo scorso ottobre a Milano dall’uomo che diceva di amarla, è stata profanata anche dopo la morte. Il suo corpo, custodito nel cimitero di Strozza, in Valle Imagna, è stato violato: qualcuno ha aperto la bara e ha portato via la testa.

La scoperta è avvenuta lunedì scorso, durante un’operazione che avrebbe dovuto essere un passaggio intimo e rispettoso: il trasferimento del feretro dal loculo alla cappella di famiglia. Ma qualcosa, fin da subito, non quadrava. Le viti allentate, il silicone manomesso lungo i bordi della cassa. Segni evidenti di un’apertura forzata. Poi la decisione di aprire il feretro. E l’orrore: il corpo della giovane senza testa.

Una scena che va oltre ogni immaginazione, che trasforma un luogo di silenzio e raccoglimento in teatro di una violenza ulteriore, incomprensibile. La Procura di Bergamo, guidata da Maurizio Romanelli, ha aperto un’indagine. I reati ipotizzati sono gravissimi: vilipendio di cadavere e sottrazione di parte di cadavere, aggravati dal fatto che il gesto sia avvenuto all’interno di un cimitero. Chi ha compiuto questo atto rischia una pena fino a sette anni di reclusione.

Ma al di là dell’inquadramento giuridico, resta una domanda che pesa: perché? Per quale ragione qualcuno avrebbe compiuto un gesto così estremo, così disumano? Le indagini dovranno chiarire tempi, modalità e movente. Non si esclude nulla, ma il contesto rende la vicenda ancora più inquietante.

Perché Pamela Genini non è una vittima qualunque. La sua storia è già segnata da una violenza brutale. Il 14 ottobre 2025, nel suo appartamento di via Iglesias, nel quartiere Gorla a Milano, è stata uccisa dal suo ex compagno, Gianluca Soncin, 52 anni. Un uomo che l’aveva perseguitata per mesi, che era riuscito a entrare in casa con una copia delle chiavi fatta a sua insaputa, che aveva costruito attorno a lei un clima di paura costante.

Quella sera, Pamela aveva capito che qualcosa non andava. I messaggi inviati a un amico raccontano gli ultimi minuti della sua vita con una lucidità straziante: “Ho paura. Questo è matto completamente… non so che fare”. Poi, pochi minuti dopo, l’ultimo messaggio: “Teso che faccio?”. Dall’altra parte, la rassicurazione: la polizia sta arrivando, tieni duro. Ma non c’è stato tempo.

In pochi istanti, Soncin l’ha colpita con oltre trenta coltellate. Quando gli agenti sono riusciti a entrare nell’appartamento, era già troppo tardi. L’uomo, con precedenti per truffa e aggressioni, aveva anche tentato di inscenare un suicidio dopo il delitto. È stato arrestato con accuse pesantissime: omicidio aggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi e dal legame affettivo, oltre che stalking.

Una vicenda che aveva già scosso profondamente l’opinione pubblica. E che ora torna con una nuova, agghiacciante appendice.

Il corpo di Pamela, che avrebbe dovuto trovare riposo lontano da tutto, è diventato ancora una volta oggetto di violenza. Non più da parte di chi la conosceva, ma di qualcuno che ha scelto di violare un luogo sacro, di oltrepassare ogni limite, di compiere un gesto che sfida la comprensione.

Gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire ogni dettaglio: quando è avvenuta la profanazione, come è stato possibile accedere al feretro, se ci siano immagini di videosorveglianza utili, se qualcuno abbia notato movimenti sospetti nei giorni precedenti. Ogni elemento può essere decisivo per dare un volto a chi ha compiuto questo atto.

Intanto resta il dolore. Quello della famiglia, già devastata da un femminicidio, ora costretta a confrontarsi con una nuova violenza. E quello di una comunità che si trova davanti a qualcosa che va oltre la cronaca, oltre il fatto giudiziario.

Perché ci sono gesti che non sono solo reati, ma fratture profonde nel senso stesso del rispetto umano. E quello che è accaduto a Strozza è una di quelle fratture.

Pamela Genini è stata uccisa due volte: la prima dalla violenza di chi avrebbe dovuto amarla, la seconda da un gesto oscuro che ha violato anche il suo ultimo rifugio.

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