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Cronaca
26 Marzo 2026 - 16:52
Saluto romano allo stadio, arriva la stangata: 5 anni di Daspo (immagine di repertorio)
C’è un gesto che va oltre il tifo, oltre lo stadio, oltre la partita. E che per questo può trasformarsi in un problema di ordine pubblico. Lo ha stabilito il Tar del Piemonte, che ha confermato un Daspo di cinque anni nei confronti di un tifoso protagonista di un saluto romano durante una gara di Serie C ad Alessandria.
La vicenda risale alla stagione 2021-2022, quando allo stadio Moccagatta – allora casa della Juventus U23, oggi Next Gen – l’uomo era stato individuato mentre, insieme a un altro supporter, rivolgeva il braccio teso verso il campo. Un gesto che gli era costato un provvedimento pesante: il divieto di accedere a tutti gli stadi per partite nazionali e internazionali.
A distanza di anni, la decisione è stata confermata nel merito dai giudici amministrativi. E il punto centrale della sentenza è proprio la natura del gesto: il saluto romano, secondo il Tar, è una “condotta provocatoria”, del tutto estranea alla passione sportiva e capace di mettere a rischio la sicurezza pubblica.
La difesa aveva provato a ridimensionare l’episodio, sostenendo che si trattasse di un gesto isolato, privo di reale intento provocatorio anche perché – secondo gli avvocati – i tifosi avversari non erano politicamente schierati. Una linea che però non ha convinto i giudici. Il Tar ha ribadito un principio chiave: il Daspo è una misura preventiva e può essere applicato anche in presenza di un semplice pericolo potenziale per l’ordine pubblico, senza che sia necessario dimostrare conseguenze immediate o scontri.
Il provvedimento, emesso il 26 aprile 2022, era già stato confermato in via cautelare pochi mesi dopo. Ora arriva anche la pronuncia definitiva nel merito, al termine di un’udienza straordinaria dedicata allo smaltimento dell’arretrato.
Sul piano giudiziario, la vicenda si intreccia anche con una denuncia per possibile violazione della legge Mancino, la normativa che punisce gesti e simboli riconducibili all’ideologia fascista. Su questo fronte, però, non sono stati resi noti ulteriori sviluppi.
La decisione del Tar si inserisce in un filone ormai consolidato: negli stadi italiani, e non solo, l’attenzione verso comportamenti ritenuti pericolosi o divisivi è sempre più alta. Non si tratta solo di violenza fisica, ma anche di gesti simbolici che possono accendere tensioni.
Il messaggio è chiaro: il confine tra tifo e provocazione esiste, e quando viene superato entrano in gioco strumenti severi. Il Daspo, in questo senso, si conferma uno degli strumenti principali per prevenire situazioni a rischio, anche quando il pericolo è solo potenziale.

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