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Cronaca
26 Marzo 2026 - 12:47
Morto un detenuto alle Vallette: notte drammatica nel carcere di Torino
Un’altra notte segnata dal dolore e dall’emergenza dentro le mura del carcere. Un nuovo decesso si è verificato nella tarda serata di ieri, 25 marzo, alla Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, nel Padiglione B. Un episodio che riaccende i riflettori su una situazione definita sempre più critica dagli operatori penitenziari.
L’allarme è scattato intorno alle 22.30, nella Quinta Sezione del secondo piano, quando un detenuto ha chiesto aiuto dopo aver trovato il compagno di cella in stato di incoscienza. In pochi istanti gli agenti della Polizia Penitenziaria sono intervenuti, entrando nella stanza e rendendosi conto della gravità delle condizioni dell’uomo.
È iniziata così una corsa contro il tempo. Sul posto è arrivato il medico di turno, seguito dal personale sanitario, mentre venivano avviate le manovre di rianimazione. Tentativi proseguiti anche dopo l’arrivo del 118, ma senza esito. Il cuore dell’uomo ha cessato di battere e il decesso è stato constatato alle 00.15.
Ora saranno gli accertamenti a chiarire le cause della morte. Sul caso stanno lavorando la Polizia Scientifica e il medico legale, sotto il coordinamento dell’autorità giudiziaria, che ha disposto l’autopsia.
Ma al di là dell’episodio specifico, è il contesto a preoccupare. Il SAPPE, sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria, parla apertamente di una situazione “sempre più drammatica”.

“Esprimiamo vicinanza a tutto il personale coinvolto – ha dichiarato Vicente Santilli, segretario regionale per il Piemonte –. Ancora una volta gli agenti si sono trovati ad affrontare un evento tragico nel cuore della notte, operando con professionalità e umanità in condizioni estremamente difficili”.
Il punto, però, va oltre il singolo intervento. Secondo il sindacato, gli agenti sono chiamati a gestire situazioni che spesso superano il loro ruolo, intervenendo non solo sul piano della sicurezza ma anche su quello sanitario ed emotivo.
Il tema centrale resta quello del sovraffollamento e della pressione costante sulle strutture penitenziarie. Ambienti complessi, dove tensioni, fragilità e criticità sanitarie si intrecciano, rendendo ogni intervento più difficile.
“È sempre più duro lavorare nelle sezioni detentive – ha aggiunto il segretario generale Donato Capece –. I nostri agenti operano in condizioni critiche, esposti a stress e traumi continui. Servono tutele concrete e garanzie reali”.
Parole che fotografano un sistema sotto pressione, dove ogni evento critico lascia segni profondi anche su chi lavora in prima linea. “Dietro ogni episodio – sottolinea Santilli – c’è un agente che ne porta il peso. Non possiamo essere lasciati soli”.
La richiesta è chiara: più sicurezza, maggiore supporto psicologico e condizioni di lavoro adeguate. Un appello rivolto alle istituzioni, affinché si intervenga con misure strutturali e non solo emergenziali.
Il nuovo decesso alle Vallette si inserisce in una serie di episodi che negli ultimi mesi hanno evidenziato le fragilità del sistema carcerario. Un contesto dove il confine tra sicurezza e assistenza si fa sempre più sottile, e dove ogni intervento richiede competenze, rapidità e resistenza emotiva.
Resta ora da chiarire cosa sia accaduto nelle ore precedenti alla tragedia. Ma intanto, tra le mura del carcere torinese, resta il peso di un’altra vita spezzata e di un sistema che continua a chiedere risposte.
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