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Cronaca

“Nonna, è successo un incidente”: truffata con la voce del nipote clonata dall’IA. Anziana muore per lo choc

Così l’inganno ha travolto una donna di 85 anni nell’Anconetano. Il caso apre un varco sulle nuove truffe ibride, tra vecchi raggiri e intelligenza artificiale, e su come difendersi senza cedere al panico

“Nonna, è successo un incidente”: truffata con la voce del nipote clonata dall’IA. Anziana muore per lo choc

“Nonna, è successo un incidente”: truffata con la voce del nipote clonata dall’IA. Anziana muore per lo choc

La notizia è questa, ed è nuda: Gianna Orciari, 85 anni, è morta dopo essere stata truffata. È successo a Ostra Vetere, nell’Anconetano. Una telefonata, una voce credibile, la paura per un nipote. Poi la scoperta dell’inganno. E uno choc che non le ha lasciato scampo.

La chiamata arriva a metà mattina, sul telefono fisso di casa. Dall’altra parte un uomo che si presenta come carabiniere. Parla di un incidente grave, di una donna investita, di un nipote nei guai. Subito dopo, la linea passa a una seconda voce. È quella che fa crollare ogni difesa: «Aiutami, ti prego. Se non paghi vado in carcere». Una voce che sembra davvero quella del nipote. In lacrime. Disperata. Oggi gli inquirenti ritengono che fosse riprodotta con strumenti di clonazione vocale basati sull’intelligenza artificiale.

Il copione è rodato. Serve una cauzione immediata per evitare l’arresto. Nessun tempo per pensare, nessuno da chiamare. Di lì a poco, qualcuno bussa alla porta. Gianna Orciari consegna contanti e gioielli per un valore stimato di circa 20mila euro. Oggetti di famiglia, ricordi di una vita. Solo dopo telefona al figlio. Bastano pochi secondi per capire tutto: il nipote sta bene, non ha avuto alcun incidente. La truffa è compiuta. Lo choc, devastante, arriva subito dopo. I soccorsi non riescono a salvarla.

La morte di Gianna Orciari ha colpito due comunità. Ostra Vetere, dove viveva, e Corinaldo, dove si sono svolti i funerali, nella chiesa di San Francesco. In paese restano incredulità e silenzio. L’indagine è in corso, affidata alle forze dell’ordine, che stanno ricostruendo ogni passaggio del raggiro e verificando il ruolo dei complici, incluso chi si è presentato materialmente alla porta.

Questo caso segna un salto di qualità inquietante. Alla vecchia truffa del “finto carabiniere” si è aggiunto un elemento nuovo e potentissimo: la voce clonata. Bastano pochi secondi di audio – una telefonata, un messaggio vocale, un video sui social – per replicare timbro, inflessioni, persino il respiro di una persona cara. Inserisci pianto, disturbi di linea, urgenza. Il cervello smette di analizzare e reagisce solo all’emozione. È lì che la truffa colpisce.

Non è un episodio isolato. Nelle Marche, come in molte altre regioni, i tentativi si moltiplicano. Cambiano i nomi, non lo schema: incidente, autorità, paura, richiesta di denaro immediato. In altri territori – dalla Lombardia alla Calabria – indagini recenti hanno portato a denunce e arresti per raggiri analoghi, con bottini anche superiori ai 30mila euro. Qui, però, il finale è stato irreversibile.

Sul fronte tecnico qualcosa si muove. Dal 2025 AGCOM ha attivato filtri anti-spoofing contro le chiamate con numeri falsificati: milioni di telefonate bloccate in poche settimane. Un argine importante, ma non definitivo. Perché il numero che compare sul display può essere falso, e la voce non è più una prova. Nemmeno se è quella di un figlio, di un nipote, di una persona amata.

È per questo che le forze dell’ordine ripetono sempre lo stesso messaggio, semplice e scomodo: nessuna istituzione chiede denaro per telefono, nessun carabiniere manda incaricati a riscuotere contanti o gioielli a casa. Mai. Se qualcuno chiama e mette fretta, la risposta corretta è una sola: chiudere, respirare, verificare su un altro canale. Chiamare il 112. Chiamare un familiare. Prendersi dieci minuti.

Gli anziani restano il bersaglio preferito. Vivono più spesso soli, usano il telefono fisso, hanno meno strumenti per riconoscere i segnali digitali dell’inganno. Ma soprattutto hanno legami profondi, e i truffatori li usano come leva. Paura, senso di colpa, autorità: è una manipolazione studiata, non un caso.

Raccontare la morte di Gianna Orciari non serve a spaventare, ma a capire. A ricordare che oggi fidarsi non basta più. Che serve parlarne in famiglia, fissare regole chiare, concordare una verifica sempre uguale. E che denunciare è fondamentale: non c’è vergogna, c’è solo un reato.

Resta una domanda che pesa più delle altre. Quante tragedie simili si possono evitare con una chiamata in più, con un dubbio in meno, con una comunità più attenta? La tecnologia può aiutare, le leggi possono rincorrere. Ma la prima difesa resta umana. E comincia prima che squilli il telefono.


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