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Cronaca
21 Gennaio 2026 - 10:49
Fabrizio Dulla
Un’altra vicenda legata al fenomeno delle truffe agli anziani, uno dei reati più odiosi e allo stesso tempo più difficili da contrastare, è finita al centro di un processo in corso al tribunale di Ivrea. In aula, davanti al giudice Andrea Matteoni, si discute dell’operazione che nell’ottobre del 2024 ha portato all’arresto in flagranza per tentata truffa aggravata in concorso di Valerio Di Natale, 39 anni, ed Elena Orlando, 27, entrambi originari di Napoli. I due sono oggi imputati e difesi dagli avvocati Andrea Danni e Valentino Pascarella.
Nel corso dell’udienza è stata ricostruita, passo dopo passo, la dinamica dei fatti grazie alle testimonianze della famiglia Dulla e degli agenti del commissariato di Ivrea e Banchette intervenuti quel giorno. Una ricostruzione che restituisce con chiarezza il meccanismo classico della truffa, basato sulla paura, sull’urgenza e sull’inganno, elementi che da anni colpiscono soprattutto le persone più anziane.
Tutto ha inizio con una telefonata ricevuta dal padre dell’assessore al Bilancio del Comune di Ivrea, Fabrizio Dulla. Dall’altro capo del telefono una voce, che si presenta come appartenente alle forze dell’ordine, racconta di un presunto incidente stradale: il figlio avrebbe investito una donna sulle strisce pedonali e rischierebbe gravi conseguenze giudiziarie. Per “risolvere” la situazione, viene chiesta una somma di denaro.
Un racconto che segue uno schema purtroppo noto e che, secondo quanto emerso in aula, prevede una richiesta iniziale di alcune migliaia di euro, poi ridotta nel corso della conversazione. Ma qualcosa, questa volta, non va secondo i piani dei truffatori. I genitori sanno che Fabrizio Dulla è in casa, che non ha avuto alcun incidente e che nessun carabiniere chiede denaro per evitare un arresto. È a quel punto che la famiglia decide di non interrompere la telefonata e di contattare la polizia.
Con gli agenti del commissariato viene concordata una strategia precisa: proseguire la conversazione e organizzare una finta consegna del denaro per cogliere i responsabili in flagranza. L’intervento viene pianificato nei dettagli. L’auto della polizia viene fatta parcheggiare lontano dalla vista, per non destare sospetti. Un agente in borghese sale sull’auto della famiglia Dulla, insieme al figlio e al padre, che porta con sé una busta bianca destinata a simulare il pagamento. Un secondo operatore segue la scena a piedi, mantenendo il contatto visivo.
In quella via, in quel momento, transitano soltanto due persone: una donna a piedi e un uomo al telefono, a bordo di un’auto. Sono loro a essere fermati dagli agenti e arrestati. L’operazione si conclude così senza che venga consegnato denaro e con il blocco immediato dei presunti truffatori.
Nel corso dell’udienza è emerso anche il rapporto tra i due imputati, ricostruito successivamente in commissariato, dove sarebbero apparsi particolarmente legati anche sul piano personale. Un elemento che, secondo l’accusa, rafforzerebbe l’ipotesi del concorso nel reato.

La difesa, tuttavia, ha sollevato diverse eccezioni, concentrandosi soprattutto sugli aspetti procedurali. Da un lato è stato evidenziato come l’arresto non sia avvenuto nel momento esatto dello scambio del denaro; dall’altro è stata messa in discussione l’acquisizione dei contenuti dei telefoni cellulari sequestrati.
Al centro del dibattito c’è infatti l’utilizzabilità delle conversazioni Whatsapp. Una sentenza della Cassazione del gennaio 2025, successiva ai fatti contestati, richiama una decisione della Corte Costituzionale del 2023, stabilendo che i messaggi contenuti negli smartphone rientrano nella corrispondenza e non possono essere acquisiti liberamente, nemmeno con il consenso dell’indagato. Un principio che potrebbe avere un peso rilevante nel processo.
Sarà il giudice Andrea Matteoni, nella prossima udienza, a decidere se questi elementi potranno essere ammessi agli atti. Il pubblico ministero Ludovico Bosso ha chiesto che le conversazioni vengano ritenute utilizzabili ai fini del dibattimento.
Collegato dal carcere, dove si trova detenuto per altra causa, Valerio Di Natale ha infine rilasciato spontanee dichiarazioni, ribadendo la propria estraneità alle accuse e sostenendo di non aver mai ammesso responsabilità per i fatti contestati.
Il procedimento proseguirà nelle prossime settimane. Un processo che non riguarda solo un singolo episodio, ma che si inserisce in un contesto più ampio, fatto di raggiri costruiti sulla paura e sulla fiducia, e che mette ancora una volta al centro il tema della tutela delle persone più vulnerabili e degli strumenti giuridici a disposizione per contrastare questo tipo di reati.
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