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Cronaca
17 Gennaio 2026 - 18:46
’ndrangheta e drone: al carcere di Saluzzo i messaggi non viaggiano più solo a piedi
Un telefono cellulare nelle mani di un detenuto appartenente alla ’ndrangheta, ristretto nel circuito di alta sicurezza, e poche ore dopo un drone intercettato e sequestrato all’interno dell’area detentiva. È quanto accaduto tra ieri e questa mattina nel carcere di Saluzzo, episodio che riaccende i riflettori sulle criticità legate alla sicurezza negli istituti penitenziari e, allo stesso tempo, sul lavoro quotidiano della Polizia Penitenziaria.
I fatti risalgono a ieri, 16 gennaio, quando il personale di Polizia Penitenziaria, nel corso delle ordinarie attività di controllo, ha rinvenuto un telefono cellulare in possesso di un detenuto appartenente alla criminalità organizzata calabrese, inserito nel circuito di alta sicurezza. Si tratta di soggetti sottoposti a misure di vigilanza particolarmente stringenti, proprio in ragione della loro elevata pericolosità sociale e dei possibili collegamenti con l’esterno.

Questa mattina, alle ore 9.40, un nuovo episodio. All’interno dell’area detentiva è stato recuperato e posto sotto sequestro un drone, che era stato precedentemente avvistato dal personale impegnato nel servizio di vigilanza armata sul muro di cinta dell’istituto. Un mezzo che, secondo quanto avviene sempre più spesso negli istituti penitenziari italiani, potrebbe essere stato utilizzato per tentare l’introduzione dall’esterno di materiale vietato, come telefoni cellulari o sostanze stupefacenti.
Immediatamente dopo i due episodi, il personale della Polizia Penitenziaria ha avviato gli accertamenti e le indagini interne per ricostruire l’accaduto, individuare eventuali responsabilità e soprattutto prevenire ulteriori tentativi di introduzione illecita di oggetti all’interno della struttura carceraria.
«L’instancabile impegno e la perspicacia del personale della Polizia Penitenziaria di Saluzzo - commenta il segretario generale dell’OSAPP, Leo Beneduci - confermano la determinazione nella salvaguardia della sicurezza dell’istituto, a beneficio dell’ordine e della sicurezza pubblica», ha dichiarato.
«Gli istituti penitenziari italiani, ivi compreso quello di Saluzzo, funzionano grazie agli enormi sacrifici e alla professionalità dei poliziotti, spesso lasciati soli e senza adeguato supporto. Ci auguriamo che la politica assuma seri provvedimenti e che l’amministrazione riconosca l’encomiabile lavoro del personale della Polizia Penitenziaria di Saluzzo».
Episodi come quelli registrati nelle ultime ore confermano quanto il contrasto all’introduzione di strumenti di comunicazione e materiali illeciti rappresenti una delle principali sfide per la sicurezza degli istituti penitenziari, soprattutto in presenza di detenuti di alta sicurezza e appartenenti alla criminalità organizzata.
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