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Cronaca

Fabbrica della droga nelle campagne: 1.800 piante di cannabis in un cascinale

Blitz dei carabinieri a Balzola: serra indoor da 800 metri quadrati, via di fuga sotterranea e sentinelle. Tre arresti, sequestrato un carico da oltre quattro quintali pronto per lo spaccio

Cascinale-fabbrica della cannabis a Balzola, sequestrata centrale con 1.800 piante: tre arresti

Di notte, nelle campagne piatte di Balzola, il cascinale sembrava morto. Luci spente, silenzio assoluto, nessun segnale di vita. In realtà, dietro quelle mura scrostate, lavorava senza sosta una fabbrica della droga: 1.800 piante di cannabis, coltivate al chiuso come in una serra industriale, pronte a diventare oltre 160mila dosi e a fruttare più di un milione di euro.

A far saltare il meccanismo è stato il blitz dei carabinieri della Compagnia di Casale Monferrato, che dopo mesi di osservazioni hanno chiuso il cerchio attorno al casolare isolato. Tre le persone finite in manette: un italiano di 52 annie due fratelli albanesi di 36 e 23 anni, irregolari sul territorio nazionale, senza fissa dimora e incaricati di mandare avanti l’intera produzione.

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L’irruzione è scattata nel momento più delicato. Nel cortile era appena arrivato un furgone e all’interno si stava completando il carico: quaranta sacchi colmi di foglie di cannabis, oltre quattro quintali di prodotto, pronti a lasciare la campagna e a imboccare le rotte dello spaccio. A quel punto i militari hanno circondato l’area e fatto scattare il blitz.

Dentro il cascinale, su due piani per circa 800 metri quadrati, c’era tutto quello che serve per una produzione su larga scala: lampade ad alta intensità accese giorno e notte, impianti di riscaldamento, ventilazione forzata, sistemi di irrigazione, fertilizzanti specifici e bilancini di precisione. Un allestimento costato quasi 100mila euro, studiato nei minimi dettagli per garantire una resa costante e di qualità.

Non solo. Secondo gli investigatori, la struttura era anche presidiata. Alcuni uomini facevano da sentinelle, dormendo su materassi di fortuna e controllando i movimenti attorno al cascinale. E in caso di controlli era pronta anche una via di fuga: una botola nascosta nel pavimento del piano terra, collegata a un passaggio sotterraneo che sbucava in un canale di scolo per l’irrigazione dei campi.

Quando si sono accorti della presenza dei carabinieri, i tre hanno tentato di scappare proprio da lì. Una corsa disperata, nel buio e nel fango, durata pochi metri. I militari li hanno bloccati nei campi e portati in caserma. Dopo l’udienza di convalida, per l’italiano sono stati disposti gli arresti domiciliari.

Gli accertamenti tecnici hanno confermato ciò che gli investigatori sospettavano: la coltivazione era di alto livello. Le piante, cresciute in ambiente controllato, presentavano infiorescenze molto sviluppate, ricche di principio attivo. I campioni sono ora al vaglio del laboratorio specializzato per le analisi definitive.

Il cascinale è stato posto sotto sequestro insieme a tutta l’attrezzatura. Le indagini proseguono per risalire alla rete che stava dietro la produzione e ai canali di distribuzione della droga. Perché quella cascina, isolata e apparentemente dimenticata, non era un caso improvvisato, ma l’anello di una filiera organizzata, pensata per produrre, caricare e sparire nel giro di poche ore.

Ora, tra quelle mura di campagna, restano solo silenzio e cavi penzolanti. Ma per mesi, lì dentro, la notte non è mai esistita.

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