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Cronaca
08 Gennaio 2026 - 14:55
Piero con la sindaca Elena Piastra
C’è un punto preciso, alla Festa dell’Unità di Settimo Torinese, che per decenni ha avuto un volto, una voce e un gesto sempre uguale. Non era il palco, non erano i comizi, non erano le bandiere. Era il retro delle griglie, tra il fumo che pizzica gli occhi e il calore che ti resta addosso anche quando torni a casa. Lì c’era Pierangelo Bertagnoli, per tutti Piero.
“Lo vuoi un osso?” non era una battuta. Era un modo di stare al mondo. Lo diceva a chi passava, ai nuovi volontari, ai bambini che si affacciavano incuriositi, a chi magari non conosceva nessuno ma aveva deciso di dare una mano. Un osso, una costina, qualcosa da condividere. Era il suo modo per dire: sei dei nostri. Anche se resta poco, lo dividiamo. Anche se fa caldo, si resta. Anche se è faticoso, si va avanti insieme.
Pierangelo Bertagnoli è morto a 85 anni e con lui se ne va un pezzo silenzioso ma fondamentale della storia politica e sociale di Settimo. Non una figura da primo piano, non un dirigente, non un volto da manifesto. Ma uno di quelli senza i quali i partiti, le feste, le comunità semplicemente non reggono. Quelli che arrivano prima e vanno via dopo. Quelli che fanno senza parlare.






Il Partito Democratico di Settimo Torinese lo ha ricordato con un lungo messaggio pubblicato sui social. Un ricordo che non ha il tono del comunicato ufficiale, ma quello della memoria condivisa. Dentro ci sono le griglie, le braci, il lavoro in acciaieria, le lotte operaie, la militanza quotidiana fatta di presenza costante, di mutuo soccorso, di senso di comunità. Parole che raccontano una generazione cresciuta nell’idea che il partito non fosse solo una sigla, ma un luogo fisico e umano.
Piero sapeva cosa voleva dire lavorare duro. Sapeva cosa significava stare dalla parte di chi faticava. E lo faceva senza proclami. Anche quando l’età non gli permetteva più di stare ore davanti alle griglie, non smetteva di esserci. Ogni anno tornava alla Festa, passava “là dietro”, assaggiava un osso. Era un rito semplice, ma per tutti aveva un valore preciso: riconoscere chi aveva dato tanto.
Nel racconto del Pd c’è un episodio che più di altri restituisce la misura dell’uomo. Il primo anno in cui Bertagnolitornò da ospite, dopo aver passato il testimone ai più giovani. I nuovi “costinari”, sudati non solo per il caldo ma per l’emozione, scelsero con cura le costine da fargli assaggiare. Gliele porsero quasi con timore. Lui le mangiò, fece una pausa, poi disse: “Non male… ma non come le facevamo noi”. E sorrise. Un sorriso che non giudicava, ma accompagnava. Un passaggio di consegne fatto così, senza cerimonie.
Quella sera Piero raccontò anche di conservare ancora tutti i foglietti, anno dopo anno, con segnate le mezzene di costine preparate ogni giorno. Cinquant’anni di Festa dell’Unità. Cinquant’anni di lavoro volontario, di mani sporche, di tempo regalato. E poi quella frase, detta quasi sottovoce: “Questo è il primo anno in cui non riesco ad aiutarvi e non ci posso essere”. Una frase che dice molto più di mille discorsi.
Pierangelo Bertagnoli è morto circondato dall’affetto dei suoi familiari. Ne danno il doloroso annuncio il figlio Alberto con la moglie Rosaria, gli amatissimi nipoti Denis e Natasha, la cognata Erminia e tutti i parenti.
I funerali si svolgeranno sabato 10 gennaio 2026, alle ore 10, partendo dalle Camere Mortuarie dell’Ospedale Civico di Chivasso. Alle 10.30 il corteo raggiungerà il Tempio Crematorio di Mappano. Le ceneri riposeranno nel cimitero di Settimo Torinese.
Il saluto del Pd è semplice, come lo era lui: “Grazie di tutto, compagno Bertagnoli. Fai buon viaggio. E portati un osso, che non si sa mai”.
E chi ha passato anche solo una sera dietro quelle griglie sa che non è una battuta. È un modo per dire che Piero, da lì, non se n’è mai andato davvero.
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