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Cronaca
29 Novembre 2025 - 14:42
La panchina rossa di piazza Livio Bianco
Era stata inaugurata appena quattro giorni fa, il 25 novembre, in un giorno dal forte valore simbolico. Nella notte, la panchina rossa di piazza Livio Bianco, a Torino, è stata vandalizzata e distrutta. Un gesto che ferisce non solo un arredo urbano, ma un’idea: quella di una comunità che si riconosce nel rifiuto netto della violenza di genere e nel dovere della memoria.
La condanna delle istituzioni è stata immediata. “Un gesto vile, che offende non solo un bene pubblico, ma soprattutto il significato profondo di questa iniziativa: ricordare le vittime e affermare, con forza, che la violenza non può e non deve trovare spazio nelle nostre comunità. Condanniamo fermamente questo atto incivile”, afferma Alessandro Nucera, consigliere della Circoscrizione 2. E aggiunge: “Stiamo già provvedendo a segnalarlo alle autorità competenti e a programmare un rapido ripristino, perché nessun atto di vandalismo potrà fermare il nostro impegno nella difesa dei diritti, della libertà e della dignità delle donne. La nostra risposta sarà quella di sempre: più partecipazione, più consapevolezza, più unità contro ogni forma di violenza”. Sulla stessa linea Luca Rolandi, presidente della Circoscrizione 2: “Un gesto triste, uno sfregio non solo alle donne, ma all’intera comunità. Ancora una volta un bene pubblico pensato per sensibilizzare, un simbolo di rispetto e memoria, viene colpito da chi non ha alcuna considerazione per ciò che rappresenta. Difendere questi spazi significa difendere i valori che contengono: rispetto, consapevolezza, responsabilità. Continuiamo a farlo insieme. Non facciamo vincere l’inciviltà”.
Sulla panchina distrutta è comparsa anche una scritta di risposta, firmata “Ross”: “La violenza che avete dentro prima o poi vi colpirà: una sola persona piangerà per voi, una donna, vostra madre”. Parole dure, che restituiscono la tensione del momento ma che, a loro volta, non si ispirano a toni concilianti. È un paradosso che interroga: quando il simbolo del rifiuto della violenza viene colpito, la rabbia rischia di sostituirsi al dialogo e di alimentare nuove fratture. Eppure proprio qui si misura la maturità di una comunità: nella capacità di reagire con fermezza, senza scivolare nella spirale che si intende combattere.
Le panchine rosse sono nate come segni quotidiani di memoria e di educazione civica: ricordano, nello spazio pubblico, il vuoto lasciato dalla violenza e la responsabilità condivisa di prevenirla. A piazza Livio Bianco quel segno è stato cancellato in fretta, ma le parole delle istituzioni indicano un percorso chiaro: denuncia alle autorità, ripristino rapido, e soprattutto rilancio della partecipazione. È lì che si gioca la partita, nelle piccole alleanze di quartiere, nella vigilanza collettiva, nell’educazione al rispetto.
La Circoscrizione 2 procederà con la segnalazione alle autorità competenti e con il ripristino della panchina. La sfida, oltre il gesto di inciviltà, è trasformare l’oltraggio in occasione di consapevolezza: moltiplicare i momenti di ascolto, presidiare i luoghi simbolici, ricordare che i beni comuni non sono solo oggetti ma ponti tra persone. Perché se una panchina rossa cade, la risposta più forte è rimetterla in piedi insieme.

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